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Lunedì, 16 Maggio , 2022
Bonus da 200 euro anti inflazione, datori e Inps in campo entro luglio
Valentina Melis - Il Sole 24 Ore - pag. 3
32,5 milioni di soggetti beneficeranno del bonus una tantum da 200 euro anti-inflazione. Accise scontate sui carburanti fino all’8 luglio e aiuti per pagare le bollette di luce e gas fino a giugno. Queste sono le misure adottate dall’Esecutivo per far fronte ai rincari dovuti anche all’inflazione che registra un +6,2%. L’indennità di 200 euro sarà riconosciuta automaticamente ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, con la busta paga o con il cedolino di luglio. Per i lavoratori dipendenti la condizione è di non avere trattamenti pensionistici in corso e rientrare nella platea di coloro che hanno beneficiato, nel primo quadrimestre 2022, almeno per un mese, dello sconto sui contributi stabilito dall’ultima legge di Bilancio: ne hanno diritto i lavoratori con una retribuzione imponibile mensile di 2.692 euro. I datori riconosceranno il bonus in busta paga e lo recupereranno poi in compensazione con gli importi dovuti all’Inps.

Incentivi auto al test di convenienza
Maurizio Caprino - Il Sole 24 Ore - pag. 5
Oggi dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Dpcm del 6 aprile scorso che contiene gli incentivi auto. Questo basterà, secondo il Mise, perché i concessionari inizino a raccogliere subito i contratti agevolabili, anche se l’apertura della piattaforma telematica di prenotazione è prevista per il 25 maggio. Si attende, comunque, una circolare del ministero che dovrebbe sciogliere anche i dubbi applicativi. Altri dubbi, invece, riguardano l’effettiva convenienza degli incentivi perché agli importi ridotti rispetto agli anni scorsi si uniscono i rincari dei prezzi e i tempi di consegna lunghi. Dopo la fase sperimentale il cambiamento verso la transizione ecologica è iniziato e tocca pure le norme sui bonus. Il percorso disegnato porta al 2030, anno in cui le emissioni di CO2 delle auto dovranno essere ridotte del 37,5% sul 2019. Per il 2035 la Commissione Ue ha proposto di mettere al bando i motori tradizionali. Giovedì scorso la Corte Ue ha condannato per la seconda volta l’Italia per gli sforamenti dei limiti di inquinamento.

Rivalutazioni, non tutte le scelte transitano nel modello Redditi
Paolo Meneghetti e Gian Paolo Ranocchi - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 23
Approdano nella dichiarazione dei redditi 2022 i 50 anni per la deduzione dei costi afferenti alle rivalutazioni o ai riallineamenti di marchi e avviamenti. In stand by, invece, il rimborso delle imposte sostitutive corrisposte per coloro che decidono di rinunciare agli effetti fiscali dell’operazione scelta a suo tempo. Il decreto legge Agosto ha previsto che le imprese che hanno rivalutato o riallineato marchi o avviamenti devono decidere tra tre scelte: pagare un’integrazione di sostitutiva per ottenere il riconoscimento delle regole originariamente in vigore; mantenere il regime di deduzione degli ammortamenti e delle minus sugli stessi asset, in 50 anni; revocare la disciplina fiscale dell’operazione a suo tempo realizzata, mantenendone gli effetti civilistici. La terza opzione che prevede la revoca dell’applicazione della disciplina fiscale della rivalutazione o del riallineamento non transita da alcun quadro del modello dichiarativo. La revoca, infatti, costituisce titolo per ottenere il rimborso o l’uso in compensazione delle imposte sostitutive versate. All’Agenzia il compito di decidere le modalità e i termini con cui procedere.

Assemblee, le presunzioni di legge guidano l’attribuzione dei dividendi
Giorgio Gavelli e Fabio Giommoni - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 24
Si avvicina la fine del regime transitorio di tassazione dei dividendi percepiti da persone fisiche che hanno partecipazioni ‘qualificate’.Centrali diventano le tematiche sull’operatività delle due presunzioni di legge sulla distribuzione degli utili delle società di capitali. La prima, sfavorevole al contribuente, prevede che si presumono prioritariamente distribuiti l’utile dell’esercizio e le riserve di utili, rispetto alle riserve di capitale. L’altra presunzione, più favorevole al contribuente, prevede invece che i dividendi distribuiti si considerano prioritariamente formati con utili prodotti dalla società fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007, poi con gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2016 e, infine, con gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017. Si considerano ossia distribuiti gli utili più ‘vecchi’, cioè quelli che, tenuto conto dell’evoluzione della tassazione dei dividendi per i soci qualificati, concorrono in misura minore alla formazione del reddito Irpef del socio.

Servizio mensa, con i ticket la gestione Iva si sdoppia
Matteo Balzanelli e Massimo Sirri - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 25
Gestione diretta della mensa per dipendenti, appalto del servizio, ticket restaurant, convenzioni con bar e ristoranti. Inquadrare correttamente gli adempimenti ai fini Iva non è facile anche per colpa di una disciplina idonea a provocare distorsioni fiscali. La situazione più lineare è quella della gestione diretta o in appalto. La somministrazione a pagamento dei pasti ai dipendenti sconta l’Iva al 4% anche quando il servizio è affidato a un terzo o è eseguito da un pubblico esercizio che si convenziona con il datore di lavoro, il quale può detrarre l’imposta addebitata da tali fornitori. Le cose si complicano se il servizio mensa è offerto mediante l’attribuzione ai dipendenti di ticket restaurant. In questi casi la somministrazione è ‘intermediata’ dall’emittente di tali titoli che stipula un accordo con il datore di lavoro in base al quale i buoni pasto saranno accettati in pagamento presso mense o esercizi convenzionati con l’emittente. In tal caso sono due i rapporti: quello fra l’emittente buoni pasto e il datore di lavoro; quello tra la mensa o il pubblico esercizio e l’emittente.

Tassazione del Tfr, anche l’ufficio applica la salvaguardia anti-Irpef
Alessia Urbani Neri - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 26
In tema di riliquidazione dell’imposta dovuta sul Tfr liquidato dal datore di lavoro, anche l’ufficio è tenuto a considerare la c.d. ‘clausola di salvaguardia’ (di cui Finanziaria 2007). Con la sentenza n. 1114/2022 la Commissione tributaria regionale della Lombardia ha, infatti, annullato l’avviso di accertamento con il quale l’Amministrazione finanziaria aveva riliquidato l’imposta dovuta ai fini Irpef dal contribuente sulle somme percepite alla cessazione del rapporto di lavoro, appunto per non avere tenuto in alcuna considerazione la clausola di salvaguardia. Il datore di lavoro che eroga il Tfr, infatti, al momento della cessazione dell’impiego è tenuto a determinare l’imposta secondo le aliquote e gli scaglioni di reddito vigenti al 31 dicembre 2006, se più favorevoli.

Se viene chiesta l’udienza è nulla la causa decisa in camera di consiglio
Giulia Pulerà - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 26
La Ctr Lombardia, con la sentenza n. 4406/11/2021, depositata lo scorso 13 dicembre, ha affermato che è nulla, per violazione del diritto al contraddittorio, la sentenza di merito resa in camera di consiglio, se il contribuente ha fatto istanza per la pubblica udienza. I giudici, infatti, non hanno disposto l’udienza da remoto, ma hanno deciso sulla base degli atti a disposizione. Tutto ha inizio con la notifica di un avviso di accertamento con il quale l’ufficio contestava alla società contribuente lo storno di un debito verso fornitori e poi riqualificava tale importo come sopravvenienza attiva. La contribuente impugnava il provvedimento. La Ctp lo rigettava. I giudici tributari d’appello, invece, hanno accolto il ricorso e dichiarato nulla la sentenza per manifesta violazione del diritto al contraddittorio in quanto la commissione di primo grado aveva deciso in sede camerale, nonostante fosse stata richiesta la discussione in pubblica udienza.

Non deducibili le imposte pagate per conto dell’ex
Fabrizio Cancelliere e Gabriele Ferlito - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 26
Con la sentenza n. 800/05/2022 la Ctp di Milano ha sostenuto che non rientrano tra gli oneri deducibili le imposte versate per conto dell’ex coniuge sull’assegno periodico di mantenimento. La vicenda riguarda la regolamentazione dei rapporti economici di due coniugi in sede di separazione. Nella sentenza di separazione il Tribunale di Milano disponeva a carico del marito la corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore dell’ex coniuge, obbligandolo altresì a farsi carico dei relativi oneri fiscali gravanti sul coniuge percettore. Le imposte versate per conto dell’ex coniuge sull’assegno di mantenimento venivano indicate dal contribuente nella dichiarazione dei redditi quali oneri deducibili dal reddito. A seguito di un controllo le Entrate disconoscevano la deducibilità degli importi. Il contribuente impugnava la cartella ma la Ctp bocciava il ricorso. La deducibilità interessa solo le somme corrisposte all’ex a titolo di assegno di mantenimento e non gli importi pagati ad altro titolo.

Studi professionali: stop all’Irap se il reddito prodotto dall’associazione professionale sia di esclusiva derivazione del lavoro professionale dei singoli associati
Ugo Cacaci - Redazione Metaping - pag. 1
La Corte di cassazione, sezione civile, con l’ordinanza n. 13129 pubblicata in data 27 aprile 2022, ha stabilito che sono escluse dall’Irap le società semplici, le associazioni professionali e gli studi associati se dimostrano che ‘non viene esercitata nessuna attività produttiva in forma associata’. Nel caso in esame i giudici di legittimità hanno evidenziato che già la Commissione tributaria regionale aveva documentato come il reddito prodotto dall’associazione professionale fosse di esclusiva derivazione del lavoro professionale svolto dai singoli associati ‘tale da escludere l’assoggettabilità all’imposta’. In sostanza i giudici tributari d’appello avevano ribadito che il reddito accertato ‘risulta essere generato unicamente dal lavoro personale degli associati’. Tenendo conto di questa premessa continua a leggere Clicca qui

Debiti fiscali, somme svincolate
Stefano Loconte e Giulia Maria Mentasti - Italia Oggi - pag. 7
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 13936 del 2022, dice sì al dissequestro per pagare il debito tributario. Nell’ambito di un caso di mediazione illecita sull’acquisto di mascherine non conformi ai canoni di sicurezza, i conti della società sottoposta a procedimento ex Dlgs 231/2001 erano stati sequestrati fino all’importo del profitto illecito, pari a 45 milioni di euro. Tuttavia, la società si era trovata così nell’impossibilità a pagare le ingenti imposte dovute proprio sulle predette somme illecite mettendo a rischio la propria ‘sopravvivenza’. In mancanza di una norma sul punto, la Suprema corte ha deciso che il dissequestro parziale delle somme in sequestro per pagare il debito tributario deve essere consentito laddove si renda necessario al fine di evitare la cessazione definitiva dell’esercizio dell’attività dell’ente prima della definizione del processo.

Riallocazione alla casa madre in regime di neutralità Iva
Franco Ricca - Italia Oggi - pag. 8
Il trasferimento alla casa madre degli asset della stabile organizzazione che cessa l’attività non integra, di per sé, un’operazione assoggettabile all’Iva, considerata l’unicità del soggetto giuridico. Sono fatti salvi, naturalmente, i casi in cui, pur non essendovi passaggio della proprietà, viene a concretizzarsi comunque un’operazione rilevante per il tributo, come avviene per esempio nel caso di trasferimento intracomunitario di beni nell’ambito della stessa impresa. È quanto si legge nella risposta ad interpello n. 169 del 6 aprile 2022 dell’Agenzia delle Entrate che affronta i quesiti posti da un istituto di credito, volti a conoscere il trattamento applicabile, ai fini delle imposte indirette e dirette, alla riallocazione presso la casa madre estera delle attività e dei rapporti giuridici incardinati nella stabile organizzazione italiana, a seguito della cessazione dell’attività di quest’ultima.

Gestione perdite in automatico
Sandro Cerato - Italia Oggi - pag. 10
Per le procedure concorsuali aperte entro il 31 dicembre 2021 la deduzione della perdita su crediti è ammessa già nel modello Redditi 2022 per il periodo d’imposta 2021. È uno degli aspetti principali che le imprese devono tenere conto nella gestione delle perdite su crediti che si sono generate nel corso del periodo d’imposta 2021, considerando anche l’effetto negativo che la pandemia Covid-19 può avere avuto sui conti delle imprese. Le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi. Tuttavia, negli anni il legislatore ha individuato delle fattispecie di deduzione c.d. ‘automatica’, ossia delle circostanze in presenza delle quali l’impresa può dedurre la perdita su crediti poiché si presumono esistenti gli elementi certi e precisi. Si tratta delle seguenti ipotesi: esistenza di una procedura concorsuale, i cosiddetti ‘mini crediti’ e la prescrizione del credito.

Soggiorno, alberghi all’appello
Sergio Trovato - Italia Oggi - pag. 11
Imposta di soggiorno. I gestori delle strutture ricettive hanno tempo fino al 30 giugno per presentare la dichiarazione relativa agli anni 2020 e 2021. Il Mef ha emanato il decreto ministeriale del 20 aprile 2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che contiene le istruzioni sui tempi e modi che gli albergatori devono rispettare per adempiere all’obbligo. La dichiarazione andrà trasmessa per via telematica ai Comuni interessati entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui si è verificato il presupposto impositivo. La dichiarazione relativa all’imposta 2020 va presentata unitamente a quella concernente l’anno d’imposta 2021. Soggetti passivi dell’imposta di soggiorno sono i turisti, ovvero coloro che pernottano nelle strutture ricettive. All’Amministrazione comunale il compito di decidere l’importo dell’imposta che ha un tetto massimo di 5 euro a notte (10 euro per Roma Capitale) e che varia a seconda della località, delle caratteristiche della struttura ricettiva e del periodo di soggiorno.

Il concordato frena
Giancarlo Marzo e Corrado Gallo - Italia Oggi - pag. 13
Con l’ordinanza n. 13831/2022, depositata lo scorso 3 maggio, la Corte di cassazione ha precisato che è illegittimo notificare una cartella di pagamento dopo l’ammissione del contribuente alla procedura di concordato. Anche nel caso in cui la cartella sia notificata a seguito di controllo automatizzato delle dichiarazioni e, quindi, non sia stata preceduta dalla notifica di un avviso di accertamento. Sull’interesse erariale, infatti, prevale la tutela della c.d. par condicio creditorum. Con questa pronuncia i giudici di legittimità ribaltano il precedente orientamento secondo cui la natura di precetto della cartella esattoriale consente di escludere quest’ultima dal perimetro di applicazione dell’art. 168 della Legge fallimentare.

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