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Definizione agevolata delle controversie tributarie – Risposte a quesiti
Venerdì, 29 Settembre , 2017
Con la circolare n. 23/E del 25 settembre 2017 l’Agenzia delle Entrate fornisce nuovi chiarimenti in merito ad alcuni quesiti formulati dalle strutture territoriali relativi alle istanze di definizione agevolata delle liti tributarie presentate dai contribuenti. Nel caso in cui sia pendente una controversia su una sanzione non collegata al tributo e il contribuente abbia già definito, attraverso la definizione agevolata dei carichi tributari, l’iscrizione a ruolo dei 2/3 dell’importo contestato, la controversia pendente può essere definita con il pagamento del 40% dell’importo della sanzione non collegata al tributo ancora in contestazione, essendo già stata definita in modo agevolato la restante parte. In merito alla definizione delle liti in caso di fallimento del contribuente, l’istanza di definizione agevolata delle controversie pendenti può essere legittimamente presentata dal curatore e, in caso di inerzia di quest’ultimo, dal fallito. Le somme eventualmente versate a titolo provvisorio da parte dei coobbligati che non aderiscono alla definizione agevolata, non possono essere scomputate dall’importo lordo dovuto per la definizione. Il documento di prassi amministrativa contiene alcuni esempi pratici per aiutare i contribuenti nella compilazione del modello F24. L’Agenzia chiarisce come va correttamente suddiviso, tra i vari codici tributo istituiti con la risoluzione n. 108/E/2017, l’importo netto da versare per la definizione agevolata delle liti. Nel modello di pagamento l’importo netto andrà ripartito voce per voce, nella stessa proporzione percentuale degli importi contenuti nell’atto impugnato. Un altro tema affrontato nella circolare riguarda la determinazione del dovuto per la definizione agevolata. Il primo caso attiene al provvedimento irrogato a seguito di indebita compensazione di un credito esistente, costituito dai maggiori interessi e l’irrogazione della sanzione. In questo caso il trattamento delle sanzioni contenute nell’atto oggetto della lite discende anzitutto dalla loro qualificazione come sanzioni collegate o non collegate al tributo e dalla circostanza che la lite riguardi esclusivamente la sola sanzione. E’ evidente che si devono intendere quali collegate al tributo le sanzioni previste per violazioni che hanno inciso sulla determinazione o sul versamento del tributo. Ne deriva che in caso di utilizzo di credito esistente vi sia un collegamento al tributo e, quindi, il tutto potrà essere definito con il pagamento degli interessi escludendo le sanzioni. Questa interpretazione si applica anche ai casi di violazione per indebita compensazione di credito inesistente, anche quando il recupero del tributo indebitamente utilizzato in compensazione sia stato effettuato da un diverso ente impositore.
(Vedi circolare n. 23 del 2017)

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