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Estensione dell'utilizzo dei codici tributo del mod.
Venerdì, 23 Giugno , 2017
Con la risoluzione n. 70/E del 16 giugno 2017 l'Agenzia delle Entrate comunica che per il versamento delle somme dovute per la registrazione di atti modificativi degli atti costitutivi e degli statuti delle start-up innovative, sono utilizzabili i codici tributo '1540', '1541', '1542', 1543' e '1544' istituiti con la risoluzione n. 56/E del 2016, con l'applicazione delle medesime istruzioni di compilazione del modello F24.
(Vedi risoluzione n. 70 del 2017)

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute dalle imprese elettriche a titolo di canone di abbonamento alla tv ad uso privato
Venerdì, 23 Giugno , 2017
Con la risoluzione n. 71/E del 16 giugno 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo '3415' , '3416' e '3417' per il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute dalle imprese elettriche a titolo di canone di abbonamento alla televisione ad uso privato, interessi e sanzioni a seguito dell'attività di controllo dell'Agenzia delle Entrate sul corretto addebito del canone e riversamento delle somme riscosse, nonché in merito alla corretta effettuazione delle comunicazioni.
(Vedi risoluzione n. 71 del 2017)

Chiarimenti in merito alle modalità di pagamento delle erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose deducibili dal reddito complessivo
Venerdì, 23 Giugno , 2017
Con la risoluzione n. 72/E del 19 giugno 2017 l'Agenzia delle Entrate estende ad altre confessioni religiose la possibilità, già prevista per la Tavola valdese, di attestare le erogazioni liberali in denaro, ai fini della loro deduzione dal reddito complessivo, su appositi stampati preintestati e numerati. Gli stampati devono contenere il numero progressivo dell'attestazione o certificazione, cognome, nome e comune di residenza del donante, l'importo e la causale dell'erogazione liberale. Il riferimento è alle istituzioni religiose per le quali i decreti attuativi che ne regolano le intese con lo Stato italiano prevedono le stesse modalità di documentazione. Pertanto, anche le erogazioni liberali a favore di tali istituzioni possono essere documentate con apposita quietanza rilasciata dall'ente provvista di tutte le informazioni sopra espresse. Il documento di prassi amministrativa specifica, inoltre, che la misura vale anche per le erogazioni a favore delle istituzioni religiose per le quali, pur essendo prevista la deducibilità dal reddito complessivo Irpef, non è stato emanato alcun provvedimento in ordine alle modalità di documentazione, ai fini fiscali, delle stesse, come nel caso delle erogazioni effettuate in favore dell'Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia e della Chiesa Evangelica Luterana in Italia. Per quanto concerne le erogazioni liberali in denaro a favore dell'Unione Comunità Ebraiche in Italia si applicano le modalità di documentazione fissate dal decreto ministeriale 25 marzo 1991 per i contributi annuali versati alle comunità.
(Vedi risoluzione n. 72 del 2017)

Risposte a quesiti in materia di versamenti Iva
Venerdì, 23 Giugno , 2017
Con la risoluzione n. 73/E del 20 giugno 2017 l'Agenzia delle Entrate risponde ad alcuni quesiti in materia di versamenti Iva, alla luce delle novità introdotte dal decreto legge 22 ottobre 2016 n. 193 che hanno suscitato dubbi e perplessità. Tutti i soggetti, anche quelli con esercizio non coincidente con l'anno solare (esercizio 'a cavallo'), possono avvalersi del differimento del versamento dell'Iva, versando l'imposta, anziché entro il 16 marzo, entro il 30 giugno. Per chi si avvale del 'termine lungo' per il versamento annuale dell'Iva si applica la maggiorazione dello 0,40% per mese o frazione di mese, successivo al 16 marzo. E' inoltre possibile differire il versamento al 30 luglio, con l'ulteriore maggiorazione, come previsto per il pagamento delle imposte sui redditi. L'Agenzia inoltre conferma che qualora il debito Iva sia versato entro il 30 giugno mediante compensazione con i crediti delle imposte dirette emergenti dalla relativa dichiarazione annuale, gli interessi compensativi dello 0,40% per mese dovranno calcolarsi soltanto sulla quota del debito Iva non compensata. Resta possibile effettuare ratealmente il pagamento del saldo Iva a decorrere dal 30 giugno, ma la rateizzazione riguarda solo ciò che residua dopo la compensazione con i crediti delle altre imposte.
(Vedi risoluzione n. 73 del 2017)

Reddito di lavoro dipendente – Trattamento fiscale delle spese rimborsate dal datore di lavoro in relazione all'utilizzo del telefono cellulare per finalità anche aziendali
Venerdì, 23 Giugno , 2017
Con la risoluzione n. 74/E del 20 giugno 2017 l'Agenzia delle Entrate risponde a un'istanza di interpello sul trattamento fiscale delle spese rimborsate dal datore di lavoro ai propri dipendenti in merito all'utilizzo del telefono cellulare per finalità aziendali e private. La società istante presenta una diversa modalità di gestione del servizio di telefonia aziendale che prevede, per i lavoratori interessati, la possibilità di acquistare personalmente il telefono con l'operatore telefonico di proprio gradimento. Il telefono continuerebbe ad essere usato promiscuamente con spese d'uso a carico del dipendente sottoscrittore. Il progetto prevede il rimborso forfettario del 50% delle spese sostenute. L'Amministrazione finanziaria boccia la soluzione prospettata dalla società ritenendo che il rimborso forfettario al 50% dei costi sostenuti dal dipendente per l'utilizzo del telefono cellulare debba concorrere alla determinazione del loro reddito. L'Agenzia giustifica la propria posizione in ragione del principio di onnicomprensività in base al quale tutte le somme e i valori, a qualunque titolo percepiti durante il periodo d'imposta, costituiscono reddito imponibile. Pertanto, non può essere escluso dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente, la parte di costo relativo al servizio di telefonia che la società rimborsa al dipendente sulla base di un criterio forfettario.
(Vedi risoluzione n. 74 del 2017)

Contratto di rete agricolo – trattamento tributario ai fini dell'Iva e delle imposte dirette
Venerdì, 23 Giugno , 2017
Con la risoluzione n. 75/E del 21 giugno 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito agli aspetti fiscali relativi al contratto di rete agricolo alla luce del recente intervento normativo che disciplina la materia. Recentemente, infatti, il decreto legge n. 91/2014, convertito dalla legge n. 116/2014 ha introdotto innovative previsioni per i contratti di rete stipulati esclusivamente da imprenditori agricoli, attraverso una disciplina tesa a promuovere i processi di riorganizzazione e modernizzazione del settore e a sostenere la competitività dell'imprenditorialità agricola. Nei contratti di rete formati da imprese agricole, la produzione agricola derivante dall'esercizio in comune delle attività può essere divisa fra i contraenti in natura con l'attribuzione a ciascuno della quota di prodotto convenuta nel contratto di rete. Nei contratti di rete agricoli, la divisione della produzione non costituisce trasferimento di beni ai fini Iva, mentre il reddito agrario complessivo dei terreni messi in comune va ripartito tra i partecipanti in proporzione alle quote di spettanza. Dopo la divisione il singolo retista che applica il regime speciale Iva potrà, all'atto della cessione del prodotto a terzi, applicare le percentuali di compensazione. Se, invece, lo scopo della rete è la vendita, la capofila che si avvale del regime speciale potrà applicare le percentuali di compensazione solo per i propri prodotti, mentre per la vendita per conto dei mandanti dovrà applicare il regime ordinario, previa separazione delle attività. Infine, per quanto concerne le imposte dirette, il contratto di rete agricolo può essere ricondotto alle fattispecie di conduzione associata, per cui ciascun partecipante dichiarerà il proprio reddito agrario, calcolato in misura proporzionale alla quota di prodotto di propria spettanza, applicando la percentuale della propria quota al reddito agrario complessivo di tutti i terreni in comune.
(Vedi risoluzione n. 75 del 2017)

Riapertura dei termini della procedura di collaborazione volontaria e norme collegate. Indicazioni operative
Venerdì, 16 Giugno , 2017
Con la circolare n. 19/E del 12 giugno 2017 l'Agenzia delle Entrate ha illustrato e chiarito le principali novità sulla voluntary disclosure bis. La disciplina della collaborazione volontaria consente ai contribuenti di riparare alle infedeltà dichiarative passate e porre le basi per l'avvio di un rapporto di compliance con il Fisco. Con la voluntary disclosure '1.0' molti contribuenti hanno potuto definire la propria posizione fiscale pregressa secondo principi di spontaneità, completezza e veridicità. La riapertura dei termini, fino al 31 luglio 2017, è stata decisa anche per intensificare la lotta all'evasione ed elusione fiscale internazionale mediante strategie efficaci in grado di contrastare gli illeciti tributari internazionali. Possono accedere alla collaborazione volontaria anche i soggetti che hanno presentato la prima disclosure, se l'istanza era stata rigettata a causa dell'assenza di documenti o perché tardiva. Legittimati ad aderire anche coloro che non lo hanno fatto nell'edizione '1.0' per la presenza di cause ostative, ora eliminate. Non possono, invece, aderire alla nuova voluntary coloro che nella prima non avevano perfezionato la procedura per mancato versamento del dovuto. La nuova procedura sana gli stessi periodi contemplati nella prima voluntary a cui vanno però aggiunti gli anni 2014 e 2015. Per evitare il raddoppio dei periodi di imposta da sanare, è necessario trasferire le attività in Italia o in Paesi black list con accordo firmato entro il 24 ottobre 2016. Il waiver non è più necessario per quei Paesi ex black list che sono stati inclusi nella white list perché l'accordo sullo scambio di informazioni è esecutivo (come la Svizzera). I contribuenti che opteranno per l'autoliquidazione e verseranno spontaneamente entro il 30 settembre 2017 quanto dovuto in base all'istanza di adesione, potranno beneficiare degli sconti massimi sulle sanzioni. Chi, invece, dopo aver presentato la domanda di Vd, decide di aspettare la lettera del fisco, innescherà l'attivazione di un procedimento dalla competente struttura delle Entrate, con la notifica dell'invito al contraddittorio, ma con un incremento delle sanzioni da versare. Un passaggio importante del documento di prassi amministrativo riguarda la regolarizzazione del contante. Viene in primis chiarito che la procedura rafforzata prevede l'obbligo di intervento del notaio che deve accertare il contenuto dell'eventuale cassetta di sicurezza e l'immediato deposito della cifra in un conto vincolato. Le attività che non possono essere depositate presso un intermediario finanziario devono essere affidate a una fiduciaria mediante contratto di gestione amministrativa vincolato fino al termine della procedura. Rispetto alla precedente versione la nuova voluntary disclosure ha ampliato l'elenco dei Paesi che consento di beneficiare delle ulteriori riduzioni delle misure sanzionatorie, nonché della disapplicazione del raddoppio dei termini: oggi vi figurano anche Hong Kong, Isole Cayman, Guernsey, Isola di Man, Isole Cook, Jersey e Gibilterra.
(Vedi circolare n. 19 del 2017)

Tassazione delle somme per premi di risultato percepite sotto forma di benefit in assenza dei requisiti previsti per accedere al regime agevolativo
Venerdì, 16 Giugno , 2017
L'Agenzia delle Entrate ha dedicato la risoluzione n. 67/E del 9 giugno 2017 alla tassazione delle somme percepite per premi di risultato sotto forma di benefit. Il documento di prassi amministrativa fornisce chiarimenti, in particolare, in merito alle modalità di compilazione del modello 730/2017 e del modello Redditi Persone Fisiche 2017 nel particolare caso in cui l'agevolazione non spettante sia stata erogata, in tutto o in parte, sotto forma di benefit. Con riferimento ai contribuenti che utilizzano, per la presentazione della dichiarazione dei redditi, la dichiarazione precompilata, premesso che i dati proposti dall'Agenzia sono quelli presenti nelle certificazioni uniche pervenute dai datori di lavoro, nel caso in cui il datore di lavoro ha riconosciuto la detassazione dei benefit in assenza dei requisiti di legge, il contribuente dovrà modificare la dichiarazione precompilata eliminando gli importi presenti nelle colonne 5 di ciascun rigo C4 (o RD4 del modello Redditi) e inserendoli nella colonna 3 del rigo C4 (o RC4) o aggiungendoli a quelli eventualmente già presenti nel campo. Inoltre, dovrà essere barrata la colonna 6 del rigo C4 (o RC4). Si ricorda, inoltre, che per effettuare qualsiasi correzione di modelli 730 già trasmessi è possibile annullare il 730 già inviato, dal 29 maggio al 20 giugno, e presentare una nuova dichiarazione entro il 24 luglio 2017.
(Vedi risoluzione n. 67 del 2017)

Deleghe di pagamento modello F24 da inviare tramite i servizi telematici delle Entrate e relativi codici tributo
Venerdì, 16 Giugno , 2017
Con la risoluzione 68/E del 9 giugno 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alle novità introdotte con il dl 50/2017 in tema di utilizzo in compensazione di crediti tributari. I soggetti titolari di partita Iva sono tenuti a presentare il modello F24 con modalità telematiche, ma la manovra correttiva dei conti pubblici ha previsto, per gli stessi soggetti, l'obbligo di utilizzare esclusivamente i servizi telematici delle Entrate qualora essi intendano compensare crediti Iva annuali o infrannuali. A seguito di tale modifica sono stati individuati dei codici tributo il cui utilizzo in compensazione necessita ora, per i soli soggetti titolari di partita Iva, dell'utilizzo dei servizi telematici predisposti dalle Entrate. L'allegato 2 riporta l'elenco dei relativi codici tributo. L'obbligo, tuttavia, non sussiste qualora nella medesima delega di pagamento, i codici riportati nell'allegato 3, colonna 2, siano utilizzati in compensazione per il pagamento dei tributi identificati con i codici di cui alla colonna 4 del medesimo allegato 3. Va da sé che, qualora al netto delle compensazioni 'interne' indicate nell'allegato 3, residui un saldo positivo, ai fini dell'utilizzo o meno dei servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia, restano ferme le regole generali. I codici tributo di cui agli allegati 2 e 3 potranno essere oggetto di periodica revisione. In ragione delle richieste pervenute, la circolare precisa, comunque, che tra i codici indicati non sono ricompresi i crediti rimborsati dai sostituti a seguito di liquidazione del modello 730 e le somme erogate con il c.d. 'bonus Renzi'.
(Vedi risoluzione n. 68 del 2017)

Operazioni di approvvigionamento di prodotti energetici – Chiarimenti
Venerdì, 16 Giugno , 2017
L'Agenzia delle Entrate e l'Agenzia delle Dogane, con un documento di prassi congiunto (risoluzione n. 69/E e n. 1/D del 13 giugno 2017), forniscono le risposte ad alcune richieste di chiarimenti in ordine a taluni profili doganali e fiscali connessi alle operazioni di bunkeraggio di prodotti petroliferi destinati alle navi. Il primo chiarimento concerne le formalità doganali da espletare. Per le forniture di provviste di bordo a navi ed aeromobili è prevista una disciplina doganale specifica. Le merci fornite come approvvigionamenti, esenti da Iva o da accise, di navi e aeromobili indipendentemente dalla loro destinazione, non devono essere vincolate al regime doganale di esportazione in quanto non riconducibili alla fattispecie regolata da tale regime. Tuttavia, al fine di fornire all'operatore economico prova dell'avvenuto approvvigionamento, è richiesto che vengano espletate le formalità concernenti la presentazione della dichiarazione doganale di esportazione. L'Agenzia delle Dogane precisa che la presentazione della dichiarazione doganale deve intendersi richiesta per i rifornimenti esenti di prodotti petroliferi destinati alle navi battenti bandiera di un paese terzo e deve intendersi confermata anche nel caso in cui le operazioni riguardino navi di un paese Ue che navigano in acque extra territoriali, a esclusione della navigazione diretta tra porti nazionali o da un porto dello Stato verso porti dell'Unione. Pertanto, non va fatto ricorso all'espletamento di formalità doganali nei casi di rifornimento di carburanti esenti da accisa di navi battenti bandiera nazionale o di un Paese Ue in navigazione nelle acque interne e marine comunitarie. Il secondo chiarimento riguarda il trattamento applicabile, ai fini Iva, alle operazioni di bunkeraggio. L'Agenzia delle Entrate chiarisce che il regime di non imponibilità di cui all'art. 8-bis del Dpr 633/1972 si applicabile anche nell'ipotesi particolare in cui la consegna del carburante direttamente a bordo della nave dell'armatore avvenga mediante l'intervento di due trader. Ciò a condizione che il trasferimento della proprietà del carburante fra trader sia contestuale e concomitante al caricamento dello stesso direttamente a bordo della nave da parte del fornitore e sempre che la cessione fra trader non contempli, in alcun momento, la disponibilità materiale del carburante da parte di quest'ultimi.
(Vedi risoluzione n. 69 del 2017)

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute per i tributi derivanti da atti emessi dagli uffici provinciali – Territorio, oggetto del reclamo e della mediazione
Venerdì, 9 Giugno , 2017
Con la risoluzione n. 63/E del 30 maggio 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite i modelli F24 ed F24 Enti pubblici (F24EP), delle somme dovute per i tributi derivanti da atti emessi dagli uffici provinciali – Territorio, oggetto del reclamo e della mediazione di cui all'articolo 17-bis del Decreto legislativo n. 546/1992.
(Vedi risoluzione n. 63 del 2017)

Imposta/Contributo di soggiorno - Ridenominazione dei codici tributi 3936, 3937 e 3938
Venerdì, 9 Giugno , 2017
Con la risoluzione n. 64/E del 30 maggio 2017 l'Agenzia delle Entrate procede alla ridenominazione dei codici tributo 3936, 3937 e 3938 per consentire agli stessi anche il versamento dell'imposta di soggiorno. I codici tributo vengono così ridenominati: '3936' denominato 'Imposta/Contributo di soggiorno – art. 14, c. 16, lett. e), del DL n. 78/2010 e art. 4, c.1, del Dlgs n. 23/2011'; '3937' denominato 'Imposta/Contributo di soggiorno – art. 14, c. 16, lett. e) del Dl n. 78/2010 e art. 4, c. 1, del Dlgs n. 23/2011 – Interessi'; '3938' denominato 'Imposta/Contributo di soggiorno – art. 14, c. 16, lett. e), del DL n. 78/2010 e art. 4, c. 1 del Dlgs n. 23/2011 – Sanzioni'.
(Vedi risoluzione n. 64 del 2017)

Infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione – Profili catastali
Venerdì, 9 Giugno , 2017
Si applicano solo a decorrere dal 1° luglio 2016 e non assumono valore retroattivo le disposizioni introdotte dal comma 2 dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 33/2016 che ha introdotto modifiche al Codice delle comunicazioni elettroniche. Il testo prevede che gli elementi di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità e le altre infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, nonché le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica necessarie per fornire servizi di accesso a banda ultralarga, effettuate all'interno di edifici, non costituiscono unità immobiliari e non rilevano ai fini della determinazione della rendita catastale. Il principio è molto importante anche per gli effetti sostanziali sotto il profilo della classificazione catastale e della relativa rendita. La precedente disciplina, infatti, censiva queste strutture come unità immobiliari appartenenti alla categoria D/7 cioè come fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un'attività industriale. Il documento di prassi amministrativa fornisce chiarimenti sulla norma e precisa che la nuova norma essendo applicabile dal 1° luglio 2016, fa salve le disposizioni relative alla qualificazione e alla determinazione della rendita catastale di tali beni, riferibili a date antecedenti al 1°luglio 2016. Vengono poi definite in dettaglio le caratteristiche degli impianti di comunicazione ospitati da fabbricati o aree che a partire dal 1°luglio non costituiscono più unità immobiliare e non producono rendita catastale. In sintesi vengono definiti gli immobili che non sono da considerarsi 'unità immobiliari': rete di comunicazione elettronica ad alta velocità; reti di comunicazione elettronica; rete pubblica di comunicazioni; infrastruttura fisica. Per estrarre dalla qualificazione di 'unità immobiliare' l'infrastruttura fisica ed includerla fra i beni agevolati le Entrate distinguono queste infrastrutture in: a) strutture di tipo Raw-Land; b) strutture di tipo Roof-Top; c) strutture di tipo Co-Located. La circolare dichiara che la norma è estendibile anche alle costruzioni strettamente funzionali e connesse alle reti pubbliche di comunicazione, ma sono esclusi gli immobili non necessari alla rete come uffici, magazzini, alloggi e autorimesse. Naturalmente gli immobili esclusi devono essere normalmente censiti al catasto in base alla categoria di appartenenza e con la relativa attribuzione di rendita.
(Vedi circolare n. 18 del 2017)

Svalutazione crediti
Venerdì, 9 Giugno , 2017
Con la risoluzione n. 65/E dell'8 giugno 2017 l'Agenzia delle Entrate risponde ad un interpello concernente l'interpretazione dell'articolo 106 del Tuir. Gli articoli 101, comma 5, e 106 del Tuir trovano la loro ratio nell'esigenza di introdurre maggiori condizioni di certezza nella determinazione del reddito imponibile. Il primo articolo indica i requisiti di natura probatoria al ricorrere dei quali sono deducibili, senza limiti, gli oneri derivanti dalla mancata esigibilità di crediti, divenuta 'definitiva'. L'articolo 106 del Tuir stabilisce invece una misura forfettaria di deducibilità degli oneri derivanti dalla inesigibilità dei crediti che, se pur probabile, si presenta ancora come 'potenziale'. La norma stabilisce che il totale delle svalutazioni e degli accantonamenti 'dedotti' non deve superare il 5% del valore nominale o di acquisizione dei crediti risultanti in bilancio. La svalutazione fiscalmente ammessa dal comma 1 dell'articolo 106 del Tuir si determina secondo un criterio forfettario riferito all'insieme dei crediti iscritti in bilancio, senza alcuna indagine sul grado di esigibilità di ciascuno di essi; per effetto della forfetizzazione ivi prevista, la norma determina la configurazione di un 'fondo fiscale' formato da tutte le svalutazioni e gli accantonamenti dedotti.
(Vedi risoluzione n. 65 del 2017)

Assegnazione agevolata ai soci regimi introdotti dalla legge n.
Venerdì, 9 Giugno , 2017
La legge n. 208/2015 ha introdotto un regime fiscale agevolato di carattere temporaneo per consentire l'assegnazione e la cessione agevolata ai soci di taluni beni immobili e beni mobili iscritti in pubblici registri, nonché la trasformazione in società semplice delle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione di beni immobili diversi da quelli strumentali per destinazione. Le agevolazioni previste per le assegnazioni e le cessioni di beni ai soci si applicano alle richiamate società che si trasformano in società semplici. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 66/E dell'8 giugno 2017 risponde all'interpello di una società intenzionata a beneficiare del regime introdotto dall'art. 1, commi 115-120, della legge n. 208/2015. La società chiede se sia possibile compensare le plusvalenze realizzate in sede di assegnazione con le minusvalenze emergenti in sede di trasformazione in società semplice. Con la circolare n. 37/E/2016 l'Agenzia ha chiarito che la minusvalenza generata per effetto dell'assegnazione di beni diversi da quelli merce non assume rilevanza ai fini della determinazione del reddito d'impresa. La deduzione è ammessa unicamente nei casi di cessione a titolo oneroso dei 'beni merce' e nelle ipotesi di risarcimento per perdita o danneggiamento dei medesimi beni. Nei casi di assegnazione dei beni ai soci è dunque esclusa. Pertanto, così come in via ordinaria la minusvalenza che si genera per effetto dell'assegnazione di beni diversi da quelli merce non assume rilevanza ai fini Ires, allo stesso modo la minusvalenza realizzata in sede di assegnazione agevolata non può essere portata in abbattimento della base imponibile della sostitutiva. Tramite l'istituto della trasformazione in società semplice, i beni diversi da quelli merce delle immobiliari di gestione devono essere ricondotti nel novero dei beni destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa. L'Agenzia ritiene che anche in sede di trasformazione agevolata in società semplice, la minusvalenza realizzata sugli immobili non assuma rilevanza fiscale.
(Vedi risoluzione n. 66 del 2017)

Regimi agevolativi per persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia – chiarimenti
Venerdì, 26 Maggio , 2017
La legge di bilancio 2017 ha potenziato le misure agevolative esistenti tese a favorire lo sviluppo economico del Paese e ne ha introdotte di nuove. Oggi sono in vigore misure volte ad agevolare il trasferimento in Italia di persone fisiche per lo svolgimento di un'attività economica. Per questi soggetti è prevista una tassazione agevolata dei redditi prodotti in Italia e misure che agevolano il trasferimento in Italia a prescindere dallo svolgimento di un'attività lavorativa, per le quali è prevista una tassazione agevolata dei redditi prodotti all'estero. In sintesi: a) sono diventati permanenti gli incentivi fiscali previsti per il rientro in Italia di docenti e ricercatori residenti all'estero; b) il regime fiscale di favore per i lavoratori cd 'impatriati' riguardante laureati, manager e lavoratori con alta qualificazione, è stato esteso anche ai lavoratori autonomi ed è stata aumentata la misura dell'agevolazione; c) è stato introdotto l'art. 24-bis nel Tuir rubricato 'Opzione per l'imposta sostitutiva sui redditi prodotti all'estero realizzati da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia'. L'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 17/E del 23 maggio 2017, illustra, nella prima parte, il tratto comune a tutte le misure agevolative, costituito dal trasferimento in Italia della residenza dei soggetti beneficiari. La parte seconda del documento fornisce chiarimenti in merito alle norme che agevolano i redditi prodotti in Italia da docenti e ricercatori, da soggetti cosiddetti 'impatriati' cioè da laureati che hanno svolto attività lavorative all'estero, da studenti che hanno conseguito un titolo accademico all'estero e da manager e lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni. Viene inoltre esaminato, anche se in via di esaurimento, il regime di favore rivolto a lavoratori dipendenti, autonomi e imprenditori rientranti in Italia, cosiddetti 'contro-esodati' ai quali è riconosciuto il diritto di optare per l'applicazione del regime degli impatriati. La parte seconda si conclude con la trattazione degli aspetti comuni ai predetti regimi in relazione alla determinazione dei redditi agevolabili e alle modalità di fruizione. La parte terza fornisce chiarimenti sul regime dedicato ai nuovi residenti di cui all'art. 24-bis del Tuir. Si tratta di un regime fiscale di successo già presente in altri Paesi europei come Belgio, Francia, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna. Ai sensi dell'art. 24-bis del Tuir le persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia possono optare per l'applicazione di un'imposta sostitutiva dell'Irpef sui redditi realizzati all'estero. Tale imposta sostitutiva è stabilita forfettariamente nella misura di 100mila euro per ciascun periodo d'imposta in cui è valevole l'opzione. Essa si applica sui redditi prodotti in tutti i Paesi esteri o solo in alcuni, a seconda della scelta operata dal soggetto che esercita l'opzione. L'esercizio dell'opzione è subordinato a specifiche condizioni, soggettive e oggettive, che sono esaminate nella terza parte. Sempre nella terza parte vengono forniti chiarimenti sull'istanza di interpello che i soggetti interessati possono presentare all'Agenzia delle Entrate e sulle modalità di esercizio dell'opzione e sui suoi effetti. La quarta parte, infine, illustra le disposizioni che prevedono l'alternatività tra le misure agevolative esaminate nelle parti precedenti, non cumulabili tra loro.
(Vedi circolare n. 17 del 2017)

Stratificazione fiscale del patrimonio netto della società risultante della fusione in caso di fusione cd inversa
Venerdì, 26 Maggio , 2017
A un'operazione di fusione 'inversa' l'Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 62/E del 24 maggio 2017. Nell'istanza di interpello una società chiedeva di conoscere se alla fusione inversa la stratificazione fiscale del patrimonio netto della società risultante dalla fusione debba essere quella della società incorporata e, conseguentemente, quale sia la corretta interpretazione delle disposizioni contenute nell'art. 172, commi 5 e 6 del Tuir. L'Agenzia delle Entrate osserva che alla luce dei principi contabili internazionali l'operazione di fusione inversa non configura un'acquisizione in senso economico, bensì una mera riorganizzazione della struttura societaria tra imprese riconducibili al medesimo gruppo. Sotto il profilo giuridico formale l'Amministrazione sottolinea che il patrimonio netto che si conserva dopo un'operazione di fusione è sempre quello della società incorporante. Pertanto, anche all'esito di una fusione inversa, il patrimonio netto che resta è quello della società incorporante/controllata.
(Vedi risoluzione n. 62 del 2017)

Prestazioni sanitarie rese all'interno delle farmacie – Regime Iva e obblighi di certificazione
Venerdì, 19 Maggio , 2017
Per l'esenzione Iva sono necessari due requisiti: la natura oggettiva della prestazione (diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona) e la qualifica soggettiva di chi la rende (soggetti abilitati all'esercizio delle professioni sanitarie). Oggi le moderne farmacie non si limitano alla semplice somministrazione dei farmaci. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 60/E del 12 maggio 2017, ha fatto chiarezza sui servizi sanitari resi dalle farmacie, eliminando la confusione originata da alcune risposte fornite in passato ad interpelli individuali che affermavano l'obbligo della fattura per i servizi sanitari. Per quanto concerne il regime Iva il documento di prassi amministrativa precisa che l'esenzione è subordinata al duplice requisito sopra esposto. La mancanza anche di uno dei due requisiti comporta il venir meno dell'esenzione. In merito agli obblighi di certificazione dei corrispettivi, invece, la risoluzione indica le prestazioni che possono essere documentate mediante scontrino fiscale recante la specificazione della natura, qualità e quantità dei servizi prestati e il codice fiscale del destinatario. Ciò in quanto, i soggetti abilitati all'esercizio della professione sanitaria, i quali rendono le prestazioni per conto della farmacia all'interno dei suoi locali, emettono comunque fattura nei confronti di quest'ultima.
(Vedi risoluzione n. 60 del 2017)

Istituzione della causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell'Ente Bilaterale Nazionale MPMI 'EBINFORMA'
Venerdì, 19 Maggio , 2017
Con la risoluzione n. 61/E del 18 maggio 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito la causale contributo 'EBFO' denominata 'EBINFORMA – Ente Bilaterale Nazionale MPMI' per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dello stesso ente.
(Vedi risoluzione n. 61 del 2017)

La nuova disciplina dei depositi Iva
Venerdì, 12 Maggio , 2017
L'Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 55/E del 3 maggio 2017 alle novità introdotte dal decreto legge n. 193/2016 in materia di depositi Iva e in vigore dallo scorso 1°aprile. Una società di diritto svizzero, con rappresentante fiscale in Italia, facente parte di un gruppo multinazionali ha formulato una serie di quesiti. La società istante fa presente che tra i suoi fornitori c'è una consorella proprietaria in Italia di impianti di raffinazione siti all'interno di un polo petrolchimico. Il polo costituisce deposito fiscale. Il deposito fiscale della consorella viene gestito come deposito Iva, limitatamente agli impianti di proprietà della società. Per svolgere il processo produttivo vengono introdotte all'interno del deposito Iva materie prime e semilavorati di natura e provenienza nazionale, europea ed extra-Ue. L'Amministrazione finanziaria chiarisce che l'imposta dovuta per l'estrazione di beni introdotti nel deposito Iva in esecuzione di cessioni interne deve essere versata dal gestore, in nome e per conto del soggetto passivo che provvede all'estrazione, per cui non può essere compensata neppure con l'eventuale credito risultante dalla liquidazione periodica del soggetto stesso. Nel documento di prassi vengono fornite risposte a quattro quesiti. Il primo riguarda il caso in cui colui che procede ad estrarre la merce dal deposito Iva è un soggetto diverso da colui che l'ha introdotta. Il secondo concerne il criterio per calcolare la base imponibile per i beni estratti dal deposito Iva, la tempistica e le modalità delle eventuali rettifiche della predetta base imponibile. Il terzo quesito riguarda l'ambito di applicazione del divieto di compensazione, mentre il quarto concerne l'obbligo di compilazione della dichiarazione d'intento da parte dell'esportatore abituale per ogni singola estrazione.
(Vedi risoluzione n. 55 del 2017)

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