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Regime fiscale delle locazioni brevi
Venerdì, 20 Ottobre , 2017
Con la circolare n. 24/E del 12 ottobre 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito al regime fiscale delle locazioni brevi cioè le locazioni di immobili ad uso abitativo di durata inferiore a 30 giorni stipulate da persone fisiche al di fuori dell'esercizio di attività di impresa. Le precisazioni tengono conto delle questioni emerse nel corso del tavolo tecnico di confronto con le associazioni di categoria e i principali operatori interessati. La nuova disciplina fiscale per le locazioni brevi si applica sia nel caso in cui i contratti siano stipulati direttamente tra locatore e conduttore, sia nel caso in cui intervengano soggetti che esercitano l'attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online. La locazione breve, oltre all'immobile abitativo, può avere ad oggetto anche la fornitura di biancheria,la pulizia dei locali, la fornitura di wi-fi o di aria condizionata, servizi strettamente connessi all'utilizzo dell'immobile. La disciplina non si applica invece se, oltre all'abitazione si fornisce ad esempio, la colazione o la somministrazione di pasti in quanto servizi che non presentano una necessaria connessione con la finalità residenziale dell'immobile. Destinatari dell'obbligo introdotto dalla norma sono tutti coloro che esercitano attività di intermediazione immobiliare, compresi i portali online che mettono in contatto persone in cerca di un immobile con soggetti che dispongono di unità immobiliari da locare. Irrilevante è la forma giuridica del soggetto che svolge l'attività di intermediazione. Questa può essere svolta sia in forma individuale che associata. Per le locazioni brevi stipulate a partire dal 1°giugno 2017, gli intermediari sono tenuti a comunicare i dati ad essi relativi e se intervengono nel pagamento del canone di locazione devono operare una ritenuta del 21%. Ai fini dell'effettuazione degli adempimenti gli intermediari potranno tenere conto delle informazioni in loro possesso, rilevanti ai fini fiscali. Potranno, ad esempio, non effettuare gli adempimenti se la locazione è riconducibile all'esercizio di un'attività d'impresa. La comunicazione dei dati e l'effettuazione della ritenuta devono essere posti in essere dall'intermediario al quale il locatore ha affidato l'incarico. L'intermediario è tenuto a comunicare i dati del contratto solo se ha fornito un supporto professionale nella fase di perfezionamento dell'accordo. Se si è limitato a mettere in contatto le parti, rimanendo estraneo alla fase di conclusione dell'accordo, non è tenuto a comunicare i dati del contratto. I dati devono essere trasmessi entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello di conclusione del contratto. Per il 2017 la comunicazione deve riguardare i soli contratti conclusi a partire dal 1°giugno scorso. L'omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati relativi ai contratti di locazione breve è punita con la sanzione da 250 a 2.000 euro. La sanzione è dimezzata se la trasmissione è effettuata entro 15 giorni dalla scadenza o se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati. In caso di pagamento del canone con carte di pagamento, gli intermediari autorizzati nonché le società che offrono servizi di pagamento digitale e di trasferimento di denaro in Internet (ad esempio PayPal) non sono tenute ad operare la ritenuta. La ritenuta deve essere operata anche qualora l'intermediario abbia delegato soggetti terzi all'incasso del canone e all'accredito del relativo importo al locatore. L'intermediario opera la ritenuta sull'intero importo indicato nel contratto di locazione breve. La ritenuta è versata entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è operata. Gli intermediari, inoltre, devono certificare e dichiarare le ritenute effettuate. La mancata applicazione della ritenuta da parte dell'intermediario è punita con una sanzione amministrativa ma l'Amministrazione finanziaria, alla luce delle difficoltà gestionali riscontrate dagli operatori nell'effettuazione degli adempimenti relativi alle ritenute, potrà escludere l'applicazione delle sanzioni in relazione alla omessa effettuazione delle ritenute fino all'11 settembre. Sono tuttavia sempre sanzionabili le omesse o incomplete ritenute da effettuare a partire dal 12 settembre 2017 e da versare entro il 16 ottobre 2017. Per i contratti stipulati a partire dal 1°giugno 2017 resta fermo l'obbligo di comunicazione dei dati da effettuarsi nel 2018.
(Vedi circolare n. 24 del 2017)

Rinuncia al trattamento di fine mandato da parte degli amministratori
Venerdì, 20 Ottobre , 2017
L'Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 124/E del 13 ottobre 2017 al Trattamento di fine mandato (TFM) che è un'indennità corrisposta dalla società agli amministratori alla scadenza del loro mandato. Il suo ammontare è determinato attraverso una specifica previsione statutaria ovvero mediante delibera assembleare dei soci. Gli accantonamenti al fondo per il TFM sono fiscalmente deducibili in base al principio di competenza, prescindendo dal momento in cui l'indennità sia effettivamente pagata. La deducibilità è legata alla condizione che il diritto all'indennità risulti da un 'atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto'. In caso contrario, la deduzione del costo avverrà nell'anno di effettiva erogazione dell'indennità medesima. Nel caso sottoposto all'attenzione dell'Agenzia delle Entrate, gli amministratori hanno unanimemente rinunciato al TFM e hanno chiesto di conoscere gli effetti fiscali derivanti da tali scelte sia in capo all'interpellante che in capo agli amministratori. La risoluzione distingue la rinuncia operata dagli amministratori soci da quella effettuata dagli altri manager. Per gli amministratori-soci non sono imponibili le rinunce a crediti dei soci nei limiti del costo fiscale dell'attivo rinunciato. In presenza di socio persona fisica non è ravvisabile alcuna differenza tra valore fiscale e valore nominale del credito, sicché la rinuncia non genererà alcuna tassazione sulla società. Sarà, invece, ordinariamente imponibile la rinuncia degli amministratori non soci trattandosi del venir meno di oneri dedotti dal reddito di esercizi precedenti. Con riferimento alla posizione dell'amministratore il documento di prassi amministrativa richiama il teorema 'dell'incasso giuridico' secondo cui la rinuncia ai crediti, oltre a incrementare il costo della partecipazione, può generare materia imponibile per il socio qualora riguardi crediti correlati a redditi tassati per cassa. A fronte della mancata tassazione della società, il socio dovrà dichiarare il reddito come se avesse incassato il TFM rinunciato. Nessun incasso giuridico, invece, per le rinunce degli amministratori non soci.
(Vedi risoluzione n. 124 del 2017)

Indennizzi monetari per 'danni di guerra' Il rimborso dell'imposta di bollo va chiesto al soggetto autorizzato
Venerdì, 20 Ottobre , 2017
Per i danni di guerra subiti nel periodo compreso tra il mese di maggio del 1045 e luglio 1990 i cittadini italiani e sloveni hanno diritto al riconoscimento di un indennizzo monetario. La Slovenia, infatti, nel 1996 ha infatti emanato la Legge di riparazione dei torti la quale prevede la compilazione di una domanda corredata da una documentazione comprovante i torti subiti. Alle autorità slovene spetta il compito di vagliare le istanze presentate. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 88/E/2016, ha chiarito che le domande presentate per fruire dell'indennizzo beneficiano dell'esenzione dal bollo. Numerose sono le istanze pervenute all'Amministrazione finanziaria di rimborso dell'imposta di bollo assolta sui documenti giustificativi e sugli atti delle procedure di liquidazione degli indennizzi. In merito sono sorti alcuni dubbi riguardanti l'ente competente all'erogazione del rimborso, nel caso di assolvimento dell'imposta in modalità virtuale. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 125/E del 13 ottobre 2017, fornisce i chiarimenti sul punto. In merito alla rimborsabilità dell'imposta di bollo pagata dai cittadini viene precisato che la restituzione è prevista solo per il tributo assolto in modalità virtuale, essendo esclusa in caso di pagamento tramite contrassegno sostitutivo. Di conseguenza per i contribuenti che si sono avvalsi della legge, il diritto al rimborso dell'imposta di bollo assolta in via ordinaria e straordinaria sugli atti, sui documenti e le istanze presentate agli uffici italiani, non sussiste, se non nelle ipotesi tassativamente previste. Come anticipato il diritto sussiste per i casi di imposta di bollo assolta in modo virtuale. Nel caso sottoposto all'attenzione dell'ufficio non è possibile superare il vincolo in quanto la documentazione presentata non rientra in quella rimborsabile. Per quanto riguarda, invece, l'individuazione del soggetto deputato all'erogazione del rimborso del bollo virtuale, le domande devono essere presentate ai soggetti autorizzati che erogheranno le somme dovute a seguito degli opportuni controlli. Questi ultimi presenteranno a loro volta l'istanza di rimborso al competente ufficio delle Entrate.
(Vedi risoluzione n. 125 del 2017)

Agevolazioni 'prima casa' nei trasferimenti derivanti da successioni e donazioni
Venerdì, 20 Ottobre , 2017
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 126/E del 17 ottobre 2017, risponde all'interpello formulato da una contribuente in merito alle agevolazioni 'prima casa'. Una donna, proprietaria di tre immobili, risultava essere l'unica erede testamentaria del defunto marito con il quale possedeva in comproprietà gli immobili. Chiedeva se potesse fruire delle agevolazioni 'prima casa' per uno degli immobili caduti in successione. Secondo l'Amministrazione finanziaria la donna può fruire dell'agevolazione prevista dall'art. 69 della legge 342/2000. Non preclude la fruizione dell'agevolazione la circostanza che prima del decesso del marito, la contribuente possedesse gli immobili in comproprietà con il coniuge, in quanto con la morte del de cuius il regime di comunione viene meno. Come anticipato con la morte del coniuge cessa il regime di comunione sugli immobili e quindi la contribuente può dichiarare di non essere titolare in comunione con il coniuge di diritti sui predetti immobili. In sede di successione la contribuente può invocare le agevolazioni 'prima casa' consistenti nell'applicazione delle imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa. L'agevolazione può essere chiesta solo per l'acquisto delle quote di uno dei tre immobili trasferiti per successione. Sulle rimanenti unità immobiliari devono quindi essere corrisposte le imposte ipotecaria e catastale proporzionale.
(Vedi risoluzione n. 126 del 2017)

Credito di imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo – Modifica dell'esercizio sociale – Indicazioni per la corretta determinazione dell'agevolazione
Venerdì, 13 Ottobre , 2017
Con la risoluzione n. 121/E del 9 ottobre 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito al credito di imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo. I dubbi prospettati riguardavano l'ipotesi in cui il soggetto interessato modifichi l'ambito temporale dell'esercizio sociale, rendendolo non più coincidente con l'anno solare. Ipotizziamo che una società nel corso del 2015 anticipi la chiusura dell'esercizio dal 31 dicembre al 31 agosto, così determinando, nello stesso anno, due distinti periodi di imposta: 1°gennaio 2015 - 31 agosto 2015 e 1°settembre 2015 - 31 agosto 2016. Il credito d'imposta 'R&S' spetta per gli investimenti effettuati a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2020. E' commisurato alle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media delle spese sostenute nei tre periodi di imposta precedenti al 2015. Pertanto, il primo periodo di imposta di applicazione dell'agevolazione è quello tra il 1°gennaio 2015 e il 31 agosto 2015. Per calcolare il credito di imposta spettante i costi ammissibili sostenuti nel primo periodo agevolato vanno confrontati con la media dei costi agevolabili sostenuti nei periodi 2012, 2013 e 2014. L'arco temporale di applicazione dell'agevolazione disposto dalla norma corrisponde a sei periodi di imposta. Pertanto, per evitare disparità di trattamento rispetto ad altre imprese beneficiarie che usufruiscono dell'incentivo per sei periodi di imposta, nel caso analizzato, per l'agevolazione relativa al periodo 1°settembre 2020 – 31 agosto 2021, il credito di imposta andrà determinato avendo riguardo agli investimenti effettuati nel 2020 senza contare quelli realizzati nel 2021.
(Vedi risoluzione n. 121 del 2017)

Credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo nell'ambito delle biotecnologie
Venerdì, 13 Ottobre , 2017
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 122/E del 10 ottobre 2017, fornisce chiarimenti interpretativi ad un'associazione in merito al credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo e, in particolare, all'individuazione delle attività di ricerca agevolabili e l'ammissibilità di alcune tipologie di investimenti. Secondo l'Amministrazione finanziaria sono ammissibili tutti i beni materiali ammortizzabili il cui impiego sia indispensabile per la realizzazione del prototipo. Non può ritenersi ammissibile all'agevolazione la spesa per l'acquisto di materiali o componenti già disponibili sul mercato, che vengono impiegati per la realizzazione del prototipo. Lavorazioni speciali: i costi di esternalizzazione strumentali alla realizzazione del prototipo o a componenti dello stesso, possono ritenersi ammissibili. Qualora detti costi di esternalizzazione afferiscano ad attività riconducibili alla ricerca e sviluppo o abbiano ad esito un risultato o prodotto innovativo, rientrano nella ricerca commissionata di cui all'art. 3 del dl 145/2013. Il costo per l'attività di ricerca svolta da personale non altamente qualificato, in totale autonomia di mezzi e di organizzazione, e dotato di specifiche competenze tecniche può considerarsi ammissibile sempre che non ricorrano i presupposti per qualificare la prestazione svolta come attività di ricerca 'commissionata'. Inoltre, se il contribuente non è in grado di provare l'esistenza di un contratto di ricerca deve prudenzialmente considerare la spesa eleggibile quale 'competenza tecnica' piuttosto che 'ricerca commissionata'. I costi per il personale altamente qualificato assunto con contratto di apprendistato rientrano, secondo l'Agenzia, nel novero dei costi ammissibili al credito d'imposta a condizione che l'apporto fornito da questo personale sia direttamente connesso allo svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo agevolabili.
(Vedi risoluzione n. 122 del 2017)

Istituzione dei codici tributo per il versamento del contributo unificato per i ricorsi proposti dinanzi al giudice amministrativo
Venerdì, 13 Ottobre , 2017
Con la risoluzione n. 123/E del 12 ottobre 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite il modello 'F24 Versamenti con elementi identificativi' (c.d. F24 ELIDE) del contributo unificato per i ricorsi proposti dinanzi al giudice amministrativo. L'operatività dei codici tributo decorre dal 1° novembre 2017.
(Vedi risoluzione n. 123 del 2017)

Aliquota Iva del 4% - diritti di acceso a banca dati online
Venerdì, 6 Ottobre , 2017
Con la risoluzione n. 120/E del 28 settembre 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti ad un ente intenzionato ad acquisire i diritti di accesso a banca dati nella quale sono archiviate e messe a disposizione dei sottoscrittori pubblicazioni scientifiche aventi carattere periodico (provviste, quindi, del codice ISSN). L'ente chiede se in relazione all'acquisto del predetto diritto di accesso alla banca dati sia applicabile l'aliquota Iva al 4%. Chiede inoltre se i servizi gratuiti di accesso e consultazione della banca dati debbano essere considerati prestazioni escluse ai fini Iva o servizi accessori alla prestazione principale. L'Amministrazione finanziaria chiarisce che alla messa a disposizione, da parte della Banca dati, di prodotti editoriali aventi le caratteristiche di giornali, notiziari quotidiani, dispacci di agenzie di stampa, libri e periodici, muniti di codice ISBN o ISSN, è applicabile l'aliquota Iva del 4%. Ciò nel presupposto che essendo la Banca dati in argomento una banca dati bibliografica, le funzionalità di ricerca offerte all'utente non costituiscono un valore aggiunto dal punto di vista del consumatore. Tali funzionalità sono offerte gratuitamente agli utenti, a prescindere dalla sottoscrizione di un contratto di abbonamento, anche perché possono essere fruite tramite altri motori di ricerca.
(Vedi risoluzione n. 120 del 2017)

Attivazione del codice identificativo ‘74’, da indicare nel modello di versamento F24
Venerdì, 29 Settembre , 2017
Con la risoluzione n 119/E del 25 settembre 2017 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice identificativo ‘74’ denominato ‘Soggetto risultante dall’operazione straordinaria’. In sede di compilazione del modello F24 è possibile inserire due codici fiscali nel caso in cui i versamenti o le compensazioni effettuati tramite il modello non afferiscano il medesimo soggetto. Con riferimento alle operazioni straordinarie, al fine di consentire l’individuazione del soggetto risultante dall’operazione che effettua il versamento per conto del soggetto estinto, relativo al periodo di imposta anteriore alla data di perfezionamento dell’operazione, si istituisce il codice identificativo ‘74’ da riportare nel campo ‘codice identificativo’ del modello di pagamento. Questo codice va utilizzato, ad esempio, nel caso di una società incorporante che effettua, per conto della società incorporata, il versamento relativo al periodo d’imposta anteriore alla data di perfezionamento dell’operazione di incorporazione.
(Vedi risoluzione n. 119 del 2017)

Definizione agevolata delle controversie tributarie – Risposte a quesiti
Venerdì, 29 Settembre , 2017
Con la circolare n. 23/E del 25 settembre 2017 l’Agenzia delle Entrate fornisce nuovi chiarimenti in merito ad alcuni quesiti formulati dalle strutture territoriali relativi alle istanze di definizione agevolata delle liti tributarie presentate dai contribuenti. Nel caso in cui sia pendente una controversia su una sanzione non collegata al tributo e il contribuente abbia già definito, attraverso la definizione agevolata dei carichi tributari, l’iscrizione a ruolo dei 2/3 dell’importo contestato, la controversia pendente può essere definita con il pagamento del 40% dell’importo della sanzione non collegata al tributo ancora in contestazione, essendo già stata definita in modo agevolato la restante parte. In merito alla definizione delle liti in caso di fallimento del contribuente, l’istanza di definizione agevolata delle controversie pendenti può essere legittimamente presentata dal curatore e, in caso di inerzia di quest’ultimo, dal fallito. Le somme eventualmente versate a titolo provvisorio da parte dei coobbligati che non aderiscono alla definizione agevolata, non possono essere scomputate dall’importo lordo dovuto per la definizione. Il documento di prassi amministrativa contiene alcuni esempi pratici per aiutare i contribuenti nella compilazione del modello F24. L’Agenzia chiarisce come va correttamente suddiviso, tra i vari codici tributo istituiti con la risoluzione n. 108/E/2017, l’importo netto da versare per la definizione agevolata delle liti. Nel modello di pagamento l’importo netto andrà ripartito voce per voce, nella stessa proporzione percentuale degli importi contenuti nell’atto impugnato. Un altro tema affrontato nella circolare riguarda la determinazione del dovuto per la definizione agevolata. Il primo caso attiene al provvedimento irrogato a seguito di indebita compensazione di un credito esistente, costituito dai maggiori interessi e l’irrogazione della sanzione. In questo caso il trattamento delle sanzioni contenute nell’atto oggetto della lite discende anzitutto dalla loro qualificazione come sanzioni collegate o non collegate al tributo e dalla circostanza che la lite riguardi esclusivamente la sola sanzione. E’ evidente che si devono intendere quali collegate al tributo le sanzioni previste per violazioni che hanno inciso sulla determinazione o sul versamento del tributo. Ne deriva che in caso di utilizzo di credito esistente vi sia un collegamento al tributo e, quindi, il tutto potrà essere definito con il pagamento degli interessi escludendo le sanzioni. Questa interpretazione si applica anche ai casi di violazione per indebita compensazione di credito inesistente, anche quando il recupero del tributo indebitamente utilizzato in compensazione sia stato effettuato da un diverso ente impositore.
(Vedi circolare n. 23 del 2017)

Cumulabilità del credito di imposta per la riqualificazione delle strutture ricettive con il super ammortamento
Venerdì, 22 Settembre , 2017
L'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla possibilità di cumulare, sugli stessi investimenti, il credito di imposta per la riqualificazione delle strutture recettive (c.d. bonus hotel) con il super ammortamento cioè con la maggiorazione del 40% del costo di acquisizione degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi. Sul punto il decreto interministeriale 7 maggio 2015, attuativo del credito d'imposta per la riqualificazione delle strutture ricettive, dispone che lo stesso non è cumulabile con altre agevolazioni di natura fiscale. Con la risoluzione n. 118/E del 15 settembre 2017, l'Agenzia delle Entrate precisa che questo divieto di cumulo è tuttavia limitato a determinate fattispecie. La non cumulabilità è stata pensata in merito alle misure agevolative, già in vigore al momento dell'emanazione del decreto, con le stesse caratteristiche e finalità. Pensiamo, ad esempio, alla detrazione del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica sugli immobili strumentali. Il super ammortamento, invece, oltre ad essere stato introdotto successivamente all'adozione del decreto interministeriale 7 maggio 2015, ragion per cui non avrebbe potuto figurare tra le agevolazioni fiscali oggetto di divieto di cumulo, persegue finalità diverse da quelle del credito d'imposta per la riqualificazione delle strutture ricettive. Sulla base di quanto espresso il bonus hotel è cumulabile con altre agevolazioni come quella del cd super ammortamento.
(Vedi risoluzione n. 118 del 2017)

Confisca di beni ex art. 50 Dlgs 159/2011 – Esito dei crediti erariali
Venerdì, 15 Settembre , 2017
E' dedicata all'articolo 50 del Codice delle leggi antimafia la risoluzione n. 114/E del 31 agosto 2017 dell'Agenzia delle Entrate. L'estinzione per confusione dell'obbligazione tributaria si verifica laddove lo Stato, e quindi l'Erario, acquisisca beni, aziende o partecipazioni societarie per intervenuta confisca. A tal fine è necessario che la confisca sia definitiva e che venga meno la dualità dei soggetti del rapporto obbligatorio, con conseguente riunione della qualità di debitore e di creditore nello stesso soggetto. L'istituto della confusione si applica ai soli crediti aventi natura erariale (ad esempio i crediti relativi all'Irpef, all'Ires e all'Iva). Restano invece esclusi, ad esempio, i crediti relativi ai contributi previdenziali e assistenziali, ai tributi locali. Quanto all'ambito temporale della disposizione in esame, è necessario ricordare che in tema di trattamento tributario dei redditi derivanti dai beni sottoposti al sequestro antimafia, la circolare 156/E/2000 ha ritenuto applicabile la disciplina relativa all'eredità giacente. I crediti erariali che si estinguono per confusione sono, innanzitutto, quelli maturati fino alla data di adozione del provvedimento di sequestro. Successivamente il soggetto passivo d'imposta è lo Stato. Durante la vigenza del procedimento cautelare sono a carico dell'amministratore giudiziario gli obblighi contabili, dichiarativi e di versamento. In relazione a tale fase si estinguono per confusione solo i crediti Irpef/Ires mancando, con riferimento a detti tributi, il presupposto soggettivo per l'imposizione. Restano, invece, esclusi dall'effetto estintivo i crediti Irap, Iva o relativi alle ritenute per i quali non viene meno la dualità dei soggetti del rapporto obbligatorio. In relazione al caso sottoposto l'Agenzia è dell'avviso che l'unico credito maturato durante la vigenza del procedimento cautelare che possa estinguersi per confusione sia quello relativo all'Irpef 2014.
(Vedi risoluzione n. 114 del 2017)

Sanzione per omessa o tardiva comunicazione relativa alla proroga del contratto di locazione in regime di cedolare secca – applicabilità del ravvedimento operoso – rinuncia all'aumento del canone – chiarimenti.
Venerdì, 15 Settembre , 2017
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 115/E del 1°settembre 2017, estende l'applicazione dell'istituto del ravvedimento operoso all'imposta sulle locazioni (c.d. regime della cedolare secca). Il ravvedimento operoso consente al contribuente di rimediare in modo spontaneo alle omissioni e irregolarità commesse beneficiando di una mitigazione della sanzione. Tale istituto trova applicazione per la quasi totalità delle violazioni tributarie, salvo esclusioni espresse. Ai fini del calcolo della sanzione, in conseguenza dell'applicazione del ravvedimento operoso, occorre tener conto del momento in cui viene sanato l'inadempimento. Significa che se la comunicazione della proroga e/o della risoluzione del contratto di locazione in cedolare secca avviene con un ritardo non superiore a 30 giorni, la sanzione base è pari a 50 euro, ridotta in base alle percentuali previste dall'art. 13 del Dlgs 472/1997, a seconda di quando viene eseguito il ravvedimento della stessa. Se, invece, la comunicazione della proroga e/o della risoluzione del contratto di locazione in cedolare secca avviene con un ritardo superiore a 30 giorni, la sanzione base è pari a 100 euro, ridotta in base alle percentuali previste dall'art. 13 del Dlgs 472/1997, a seconda di quando viene eseguito il ravvedimento della medesima. In merito alle modalità di rinuncia all'aumento del canone, quale condizione per l'esercizio dell'opzione per la cedolare secca, la stessa deve essere comunicata al conduttore, tramite raccomandata. Tale comunicazione è necessaria solo se la rinuncia all'aumento del canone non sia già stata prevista nel contratto stesso.
(Vedi risoluzione n. 115 del 2017)

Istituzione della causale contributo ELAV
Venerdì, 15 Settembre , 2017
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 116/E del 12 settembre 2017, ha istituito la causale contributo 'ELAV' per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell'Ente Bilaterale dei Lavoratori 'E.LAV.'
(Vedi risoluzione n. 116 del 2017)

Istituzione della causale contributo EBCD
Venerdì, 15 Settembre , 2017
Con la risoluzione n. 117/E del 12 settembre 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito la causale contributo 'EBCD' denominata 'Ente Bilaterale Nazionale Confederale E.BI.N.CONF.' per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell'ente stesso.
(Vedi risoluzione n. 117 del 2017)

Agevolazioni 'prima casa' (eventi sismici inagibilità)
Venerdì, 8 Settembre , 2017
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 107/E del 1°agosto 2017, ha chiarito che l'acquisto di un immobile abitativo con l'agevolazione 'prima casa' è possibile anche se il soggetto interessato sia proprietario di un altro immobile, anche questo acquistato con le agevolazioni, ma dichiarato inagibile a causa dei gravi eventi sismici intervenuti nell'agosto e nell'ottobre del 2016. L'acquisto in parola è possibile - afferma l'Agenzia delle Entrate - in quanto per effetto dell'evento sismico si è verificato un impedimento oggettivo, non prevedibile e tale da non poter essere evitato, che ha comportato per il contribuente l'impossibilità di continuare ad utilizzare l'immobile acquistato per finalità abitative. L'evento sismico costituisce, pertanto, una ipotesi di inidoneità oggettiva all'utilizzo dell'immobile posseduto. Dunque, fintanto che permanga la dichiarazione di inagibilità dell'immobile preposseduto, il contribuente potrà beneficiare delle agevolazioni 'prima casa' per l'acquisto di un nuovo immobile.
(Vedi risoluzione n. 107 del 2017)

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute a seguito della definizione agevolata delle controversie tributarie
Venerdì, 8 Settembre , 2017
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 108/E del 1°agosto 2017, ha istituito i codici tributi per consentire il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute a seguito della definizione agevolata delle controversie tributarie. Se il versamento viene eseguito da un soggetto diverso da quello che ha proposto l'atto introduttivo del giudizio, nel campo 'codice fiscale' della sezione 'contribuente' del modello F24 viene indicato il codice fiscale del soggetto che effettua il versamento. Nel campo 'codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare' è indicato il codice fiscale del soggetto che ha proposto l'atto introduttivo del giudizio, unitamente all'indicazione, nel campo 'codice identificativo' del codice '71' (soggetto che ha proposto l'atto introduttivo del giudizio).
(Vedi risoluzione n. 108 del 2017)

Istituzione del codice tributo per l'utilizzo in compensazione del credito d'imposta relativo agli interventi di bonifica dell'amianto
Venerdì, 8 Settembre , 2017
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 109/E dell' 8 agosto 2017, ha istituito il codice tributo per l'utilizzo in compensazione, mediante il modello F24, del credito d'imposta relativo agli interventi di bonifica dell'amianto ai sensi dell'articolo 56, comma 1, della legge 28 dicembre 2015 n. 221. Tale credito d'imposta è utilizzato in compensazione presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate. Il codice tributo '6877' denominato 'Credito d'imposta per interventi di bonifica dall'amianto' va esposto nella sezione 'Erario' in corrispondenza delle somme indicate nella colonna 'importi a credito compensati' ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell'agevolazione, nella colonna 'importi a debito versati'.
(Vedi risoluzione n. 109 del 2017)

Utilizzo in compensazione, ai fini del pagamento delle imposte sui redditi, dell'Irap e dell'Imu, delle agevolazioni spettanti alle microimprese localizzate nella zona franca dell'Emilia
Venerdì, 8 Settembre , 2017
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 110/E dell'11 agosto 2017, dispone che le imprese localizzate nella zona franca dell'Emilia possono utilizzare in compensazione, tramite modello F24, anche per gli anni 2017, 2018 e 2019 le agevolazioni previste ai fini del pagamento delle imposte sui redditi, dell'Irap e dell'Imu. Il modello F24 deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici delle Entrate. Le agevolazioni in argomento possono essere utilizzate nei limiti dell'importo complessivamente concesso dal Mise a ciascuna impresa, pena lo scarto del modello F24.
(Vedi risoluzione n. 110 del 2017)

Reverse charge inapplicabile nelle verifiche degli impianti elettrici
Venerdì, 8 Settembre , 2017
Non si applica il meccanismo del reverse charge all'attività di verifica degli impianti elettrici di messa a terra, svolta dagli organismi abilitati dal Ministero delle Attività produttive che ne certificano la conformità. Non si tratta di interventi di manutenzione ma di 'collaudi programmati' e, come tali, sottoposti a fatturazione ordinaria secondo le norme fiscali. Ad affermarlo l'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 111/E dell'11 agosto 2017. L'Amministrazione finanziaria ha condiviso la soluzione proposta dalla società istante che considera gli interventi tecnici periodici, prestazioni soggette a Iva. Tali interventi, anche se di verifica, costituiscono, come anticipato, 'collaudo programmato' cioè una prestazione soggetta ad Iva.
(Vedi risoluzione n. 111 del 2017)

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