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Scissione finalizzata all'assegnazione di beni ai soci
Venerdì, 4 Agosto , 2017
Con la risoluzione 98/E del 26 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate risponde ad un interpello di una società avente ad oggetto l'attività di locazione immobiliare di beni propri la quale chiede di conoscere l'eventuale abusività, ai sensi dello Statuto dei Diritti del Contribuente, di un'operazione di scissione parziale asimmetrica non proporzionale, finalizzata all'assegnazione agevolata di beni immobili ai soli soci che riceveranno partecipazioni nella società scissa. La società istante intende avvalersi della assegnazione agevolata dei beni ai soci in scadenza il 30 settembre 2017. E' intendimento della società porre in essere una scissione parziale asimmetrica non proporzionale in cui le quote della società beneficiaria – da costituire ex novo sotto forma di sas – saranno attribuite esclusivamente ai due soci della società scindenda che non concordano con l'assegnazione agevolata, mentre agli altri soci favorevoli saranno attribuite solo quote della società scissa. Contestualmente all'assegnazione agevolata la società scissa sarà posta in scioglimento e liquidazione. Alla società beneficiaria spetterà il compito di gestire gli immobili ricevuti in occasione della scissione. L'Amministrazione finanziaria chiarisce che l'operazione descritta non configura abuso del diritto. Sotto il profilo delle imposte dirette la fattispecie rappresentata appare una scelta coerente con la disciplina dell'assegnazione agevolata dei beni ai soci e non è finalizzata ad aggirare i principi dell'ordinamento. Sul versante delle imposte indirette, l'Agenzia, dopo aver ribadito che l'operazione va vagliata non già in base alla norma anti abuso, quanto secondo l'art. 20 del Dpr 131/86, entra nel merito del quesito affermando che la scissione non presenta aspetti di criticità, tenuto conto che essa è soggetta espressamente alla tassa fissa di registro e che, nel caso, la successiva assegnazione agevolata non è tale da modificare la qualificazione giuridica della operazione.
(Vedi risoluzione n. 98 del 2017)

Disciplina dell'assegnazione e cessione agevolata ai soci
Venerdì, 4 Agosto , 2017
Una società, proprietaria di un immobile strumentale utilizzato come sede d'impresa, vorrebbe avvalersi della disciplina dell'assegnazione e cessione agevolata ai soci prevista dalla legge 208/2015. Al momento l'immobile non presenta i requisiti di legge in quanto è utilizzato per l'esercizio dell'attività. L'istante intende quindi conferire l'azienda che produce articoli di pelletteria a una newco snc alla quale concedere in locazione l'immobile. Una volta locato alla newco snc l'immobile, non essendo più strumentale, matura i requisiti per accedere all'assegnazione o cessione agevolata. Successivamente all'assegnazione, la società viene sciolta e la partecipazione nella newco snc viene assegnata ai soci. Ciò premesso, l'istante chiede se tale comportamento viola le norme in tema di abuso del diritto. Affinché un'operazione possa essere considerata abusiva occorrono tre presupposti: a) la realizzazione di un vantaggio fiscale indebito; b) l'assenza di 'sostanza economica' dell'operazione; c) il conseguimento di un vantaggio fiscale. La mancanza di uno solo dei tre presupposti descritti fa venire meno l'abuso. Peraltro, anche in presenza di tutti e tre gli elementi, non sono abusive le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali non marginali. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 99/E del 27 luglio 2017, risponde all'interpello ed in merito all'operazione prospettata evidenzia la sussistenza della prima condizione prevista nell'abuso del diritto, ossia la realizzazione di un vantaggio fiscale 'indebito' realizzato in contrasto con la disciplina dell'assegnazione agevolata. L'operazione prospettata è infatti funzionale soltanto a far rientrare il bene immobile tra quelli agevolabili, con conseguente tassazione delle plusvalenze in capo alla società inferiore rispetto all'imposizione ordinaria. La plusvalenza è infatti tassata nella disciplina agevolativa con un'imposta sostitutiva pari all'8% o al 10,5% se la società è non operativa o in perdita sistematica, percentuale inferiore rispetto a quella ordinariamente prevista per le assegnazioni di beni. Tale risparmio è indebito perché modifica solo formalmente e non in maniera sostanziale la destinazione dell'immobile. Sotto il secondo profilo, quello relativo all'assenza di 'sostanza economica' l'operazione prospettata comporterebbe il realizzarsi di una operazione che assume il carattere della circolarità, in quanto il risultato finale sarebbe sostanzialmente identico a quello di partenza in termini di utilizzo del bene nella medesima attività d'impresa. L'operazione è dunque priva di sostanza economica poiché manca il soddisfacimento di un interesse economico diverso da quello del perseguimento di un vantaggio fiscale. Per il punto c) cioè l'essenzialità del vantaggio fiscale indebito, la risoluzione evidenzia che non risulta presente nell'operazione delineata un vantaggio diverso rispetto a quello fiscale. Infine la risoluzione rileva che nel caso prospettato non risultano sussistere le ragioni extrafiscali che giustificano la complessa operazione realizzata.
(Vedi risoluzione n. 99 del 2017)

Disciplina dell'assegnazione agevolata ai soci
Venerdì, 4 Agosto , 2017
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 100/E del 27 luglio 2017, risponde ad un interpello di una società in merito alla disciplina dell'assegnazione agevolata ai soci prevista dalla legge 28 dicembre 2015 n. 208. Una società, composta da due soci, in regime di contabilità semplificata, è proprietaria di un immobile che intende assegnare proporzionalmente ad entrambi i soci, beneficiando della disciplina agevolativa, per poi chiudere la società. L'Amministrazione finanziaria precisa che la società può beneficiare dell'assegnazione agevolata dell'immobile ai soci pur essendo in contabilità semplificata. Come ha evidenziato la circolare n. 37/E/2016 l'assegnazione dei beni ai soci comporta la necessità di annullare le riserve contabili (di utili e/o di capitale) in misura pari al valore contabile attribuito al bene in sede di assegnazione. Tale valore può essere pari, superiore o inferiore al suo precedente valore netto contabile. Da ciò deriva che è possibile fruire della disciplina agevolativa in esame solo se vi siano riserve disponibili di utili e/o di capitale almeno pari al valore contabile attribuito al bene in sede di assegnazione. La conseguenza della precisazione contenuta nella circolare 37/E/2016 è che la società, nell'ambito dell'assegnazione dei beni ai soci, è tenuta ad annullare le riserve rilevate in bilancio.
(Vedi risoluzione n. 100 del 2017)

Disciplina della cessione agevolata ai soci
Venerdì, 4 Agosto , 2017
Una società esercita attività immobiliare di locazione e/o vendita di immobili propri, nonché attività di holding con la detenzione di partecipazioni di maggioranza nel capitale di una srl che opera nel campo della ristorazione. La società, sfruttando le possibilità previste dalla legge 208/2015, ha effettuato una cessione agevolata ai soci di alcuni immobili. Il corrispettivo incassato dalla cessione è stato utilizzato per rimborsare anticipatamente una parte di un prestito obbligazionario non convertibile emesso dalla società. L'istante chiede se si possa considerare deducibile ai fini Ires e Irap la minusvalenza fiscale derivante dalla cessione degli immobili ai soci e se tale comportamento violi l'art. 10 bis dello Statuto del Contribuente in tema di abuso del diritto. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 101/E del 27 luglio 2017, chiarisce che l'operazione rappresentata dall'istante non è in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell'ordinamento tributario. La minusvalenza derivante dalla cessione agevolata dei beni immobili potrà essere dedotta ai fini Ires qualora determinata prendendo a riferimento un corrispettivo non inferiore rispetto al valore normale del bene. Ai fini Irap la minusvalenza è deducibile secondo l'importo rilevato in contabilità, sulla base del principio della presa diretta dal bilancio.
(Vedi risoluzione n. 101 del 2017)

Trattamento fiscale delle spese di emissione di un prestito obbligazionario
Venerdì, 4 Agosto , 2017
Con la risoluzione n. 102/E del 28 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate precisa il trattamento tributario applicabile alle spese di emissione di un prestito obbligazionario, anche alla luce delle disposizioni agevolative arrivate con il decreto 'Crescita'. Soltanto nel caso in cui ci si avvalga della facoltà di deduzione per cassa prevista dall'art. 32 del dl 83/2012 tali spese sono escluse dall'ambito di applicazione dell'art. 96 del Tuir. Il caso esaminato riguarda una complessa operazione di acquisizione/riorganizzazione di un gruppo. La società istante, integralmente controllata da altra società per azioni, ha acquistato l'intero capitale di una società per azioni terza e, nel contesto dell'operazione, controllata e controllante hanno emesso due distinti prestiti obbligazionari; in aggiunta, la controllante ha rifinanziato la partecipata girando, a titolo di finanziamento socio, l'intera provvista ottenuta con la sottoscrizione del prestito emesso. Il dubbio posto al vaglio dell'Agenzia delle Entrate concerne la possibilità di applicare l'art. 96 del Tuir. Per verificare se le spese per l'emissione dei prestiti obbligazionari rientrano nell'ambito di applicazione dell'articolo citato si distinguono due ipotesi: a) esercizio della facoltà di deduzione per cassa delle spese; b) non esercizio della facoltà di deduzione per cassa. Nella prima ipotesi l'Agenzia ha ritenuto che la disciplina speciale che consente la deduzione delle spese nell'esercizio in cui sono sostenute indipendentemente dal criterio di imputazione a bilancio, sia prevalente sulla disciplina ordinaria di deducibilità degli interessi passivi e oneri assimilati prevista dall'art. 96 del Tuir, rendendola in sostanza inapplicabile. La circolare afferma che le spese in esame sono integralmente deducibili nell'esercizio di sostenimento, non applicandosi le limitazioni di cui all'art. 96 del Tuir. Alla luce di ciò, avendo la società istante fruito della facoltà di dedurre per cassa le spese di emissione sostenute nel 2016, può dedurre integralmente le spese nell'esercizio di sostenimento. Nella seconda ipotesi, invece, l'Agenzia, giunge a conclusioni diverse ritenendo che, laddove non si eserciti la facoltà di deduzione per cassa delle spese di emissione delle obbligazioni, queste ultime rientrino nell'ambito di applicazione dell'art. 96 del Tuir, essendo riferibili all'emissione di un prestito obbligazionario, operazione avente causa finanziaria. Le stesse concorreranno alla formazione dell'ammontare di interessi passivi e oneri assimilati deducibili nei limiti del ROL in base alla corretta imputazione temporale operata in applicazione del criterio del costo ammortizzato previsto dallo IAS 39.
(Vedi risoluzione n. 102 del 2017)

Quesiti posti in merito alle modalità di determinazione del valore della produzione e di compilazione delle dichiarazioni Irap 2017 da parte di soggetti che svolgono attività agricole
Venerdì, 28 Luglio , 2017
Con la risoluzione n. 93/E del 18 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce le risposte ad alcuni quesiti pervenuti dalle Associazioni di categoria circa le modalità di determinazione dell'imponibile e di compilazione delle dichiarazioni Irap. La legge di Stabilità 2016 ha previsto, dal 2016, l'esenzione Irap per i produttori agricoli e la contestuale abrogazione dell'aliquota all'1,9% destinata a tali soggetti. L'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 20/E/2016, ha precisato che l'esenzione spetta a tutti i produttori agricoli, a prescindere dalla propria veste giuridica purché esercitano le attività rientranti nel reddito agrario. Restano esclusi dall'esenzione i soggetti che non esercitano attività agricole e non tassano su base fondiaria. Pur in presenza del presupposto impositivo - afferma la risoluzione n. 93 - sono obbligati a presentare la dichiarazione Irap i soggetti che determinano il diritto camerale annuale in base al fatturato. Il modello potrebbe essere presentato anche da coloro che devono recuperare le eccedenze dell'imposta, evitando l'istanza di rimborso e la compensazione senza l'indicazione nel quadro RX, con la presentazione della dichiarazione Irap, anche a cura di un soggetto esentato dal tributo.
(Vedi risoluzione n. 93 del 2017)

Estensione al modello di versamento 'F24 Enti pubblici' dei codici tributi istituiti con la risoluzione n. 79/E del 30 giugno 2017
Venerdì, 28 Luglio , 2017
Con la risoluzione n. 94/E del 19 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate ha esteso al modello di versamento 'F24 Enti pubblici' (F24EP) i codici tributo istituiti con la risoluzione n. 79/E del 30 giugno 2017. Ciò consentirà agli enti pubblici di effettuare i versamenti delle imposte e delle tasse ipotecarie, dei tributi speciali catastali e relativi accessori, degli interessi e delle sanzioni amministrative e di ogni altro corrispettivo dovuti agli Uffici provinciali-Territorio dell'Agenzia delle Entrate, in relazione al rilascio di certificati, copie attestazioni, estrazione dati e riproduzioni cartografiche, nonché alla presentazione di atti di aggiornamento catastali presso gli uffici medesimi.
(Vedi risoluzione n. 94 del 2017)

Chiarimenti sulla presentazione del Mod. 770/2017 da parte delle Amministrazioni dello Stato
Venerdì, 28 Luglio , 2017
Il Mod. 770/2017, relativo al periodo d'imposta 2017, è stato fortemente semplificato dalla legge di Stabilità 2016 che ha attribuito valenza dichiarativa alle certificazioni uniche (Cu) che i sostituti d'imposta hanno già provveduto a trasmettere telematicamente alle Entrate entro il 7 marzo. Il nuovo modello, oltre ai quadri relativi alle informazioni sui redditi di natura finanziaria, si compone dei quadri ST, SV, SX e del prospetto SY. Con riferimento alle Amministrazioni dello Stato, nelle istruzioni per la compilazione del modello è precisato che queste ultime non sono tenute alla compilazione dei quadri ST; SV e SX, pur essendo ricomprese tra i soggetti obbligati alla presentazione della dichiarazione dei sostituti d'imposta, qualora abbiano effettuato i versamenti esclusivamente tramite Tesoreria. Ciò premesso alcune Amministrazioni dello Stato che hanno già provveduto all'inoltro delle certificazioni uniche hanno formulato dubbi sulla trasmissione del modello 770, chiedendo se in mancanza di altre informazioni da comunicare alle Entrate, siano comunque tenute all'invio del solo frontespizio. Con la risoluzione n. 95/E del 20 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate precisa che le Amministrazioni statali che abbiano già inviato le certificazioni uniche e che non abbiano effettuato versamenti tramite il mod. F24 o F24EP, non sono obbligate ad inviare il modello con il solo frontespizio, avendo esaurito l'adempimento dichiarativo con l'invio telematico delle certificazioni uniche. La presentazione del modello 770 è comunque obbligatoria per le Amministrazioni dello Stato che devono compilare altri quadri.
(Vedi risoluzione n. 95 del 2017)

Modifiche alla disciplina della voluntary disclosure recate dal dl 50/2017
Venerdì, 28 Luglio , 2017
Con la circolare n. 21/E del 20 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate illustra le ultime novità normative in tema di voluntary disclosure recate dal dl 50/2017 convertito con modificazioni nella legge n 96 del 21 giugno 2017. Il documento di prassi amministrativa fornisce nuovi chiarimenti riguardo ai Paesi di detenzione degli investimenti e delle attività estere che consentono di massimizzare gli effetti premiali della procedura di collaborazione volontaria ed all'esonero dagli obblighi dichiarativi previsti per i soggetti che vi accedono. Chi aderisce alla VD bis può detrarre le imposte pagate all'estero sui redditi di lavoro dipendente e autonomo anche in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei redditi esteri. Si tratta dei casi in cui il contribuente non ha presentato la dichiarazione in Italia, ma ha correttamente adempiuto agli obblighi fiscali nel Paese in cui ha svolto l'attività lavorativa. Ma la vera novità della nuova edizione della sanatoria è la procedura di autoliquidazione delle somme dovute da parte del contribuente. Ciò differisce dalla prima edizione in cui tutto era demandato alla liquidazione dell'ufficio. La circolare chiarisce che il meccanismo di pagamento spontaneo comporta comunque un beneficio. Le somme richieste in caso di pagamento spontaneo carente seppur maggiorate, non potranno comunque superare il debito del contribuente che, invece, attende la liquidazione completa da parte dell'ufficio. I soggetti che accedono alla nuova collaborazione volontaria sono esonerati dagli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale, limitatamente al 2016 e alla frazione del periodo d'imposta antecedente la data di presentazione dell'istanza di collaborazione volontaria. L'Agenzia chiarisce che in caso di istanza integrativa entro il 30 settembre 2017, la frazione del periodo 2017 da considerare per l'esonero è quella precedente alla data di presentazione di quest'ultima. Inoltre, chi aderisce alla nuova procedura non è tenuto a dichiarare Ivie (Imposta sul valore degli immobili situati all'estero) e Ivafe (Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all'estero). Nella nuova VD, i benefici premiali in termini di riduzione delle sanzioni e dei periodi di imposta accertabili operano anche per le attività detenute in Paesi black list con cui sia entrato in vigore prima del 24 ottobre 2016 un accordo sullo scambio di informazioni. In caso di Paesi diversi da quelli Ue o See, per usufruire dei benefici premiali massimi occorre il rimpatrio delle attività o, in alternativa, il rilascio all'intermediario finanziario estero, presso cui le attività sono detenute, dell'autorizzazione a trasmettere alle autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività oggetto di collaborazione (c.d. waiver), da allegare alla richiesta di collaborazione volontaria.
(Vedi circolare n. 21 del 2017)

Gestione documentale delle note spese e dei relativi giustificativi
Venerdì, 28 Luglio , 2017
Con la risoluzione n. 96/E del 21 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate risponde ad un interpello concernente l'interpretazione del dm 17 giugno 2014. Un contribuente operante nel settore informatico ha sviluppato un'applicazione che interagisce con software di terze parti ed opera nel settore dell'archiviazione elettronica e digitale. L'istante intende implementare, mediante l'utilizzo dell'applicazione, un processo, integralmente digitale, di gestione delle note delle spese prodotte da trasfertisti e dei pertinenti giustificativi. Uno dei punti di forza di questa nuova applicazione è rappresentato dalla possibilità di digitalizzare i giustificativi di spesa, trasformandoli in documenti informatici per mezzo di una fotografia scattata dal trasfertista con un dispositivo portatile in suo possesso (smartphone o tablet) sul quale è installata l'applicazione. Tramite l'applicazione il dipendente crea la nota spese che sottoscrive con firma elettronica. Il trasfertista completa la nota spese e procede ad inoltrarla alla funzione aziendale preposta alla sua applicazione. Funzione aziendale chiamata a controllare l'intero iter e a rifiutare le spese non inerenti. La nota spese, una volta approvata ed ammessa al pagamento in favore del trasfertista, è registrata sui sistemi contabili dell'azienda ed inoltrata al servizio di conservazione elettronica. Il trasfertista deve conservare tutti i giustificativi di spesa finché la nota che li comprende non sia stata inserita nel sistema di conservazione documentale. L'azienda dovrà disporre di un sistema di esibizione telematica del documento informatico conservato. Qualunque documento informatico avente rilevanza fiscale, come le note spese che saranno utilizzate per la deducibilità dei relativi costi, deve possedere le caratteristiche della immodificabilità, integrità e autenticità. Laddove tali accorgimenti siano effettivamente presenti nulla osta a che i documenti analogici siano sostituiti da quelli informatici e che la procedura sia interamente dematerializzata. Il processo di conservazione elettronica dei giustificativi di spesa, correttamente perfezionato, rende possibile la distruzione dell'originale senza l'intervento del pubblico ufficiale ma quando questo non è possibile la conservazione elettronica necessita dell'intervento del pubblico ufficiale.
(Vedi risoluzione n. 96 del 2017)

Scissione finalizzata alla cessione di partecipazioni nella società scissa da parte dei soci anche persone fisiche
Venerdì, 28 Luglio , 2017
Con la risoluzione n. 97/E del 25 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate risponde ad un interpello in cui una società chiede un parere sull'eventuale abusività delle rappresentate operazioni di scissione parziale proporzionale a favore di una beneficiaria neocostituita e di successiva cessione di tutte le partecipazioni della scissa, rimasta titolare, all'esito della scissione, del solo ramo operativo, da parte dei relativi soci (due persone fisiche non imprenditori e una società di capitali (Spa) il cui capitale è ripartito tra le stesse persone fisiche). Affinché un'operazione possa essere considerata abusiva occorre: la realizzazione di un vantaggio fiscale 'indebito; l'assenza di 'sostanza economica' dell'operazione; l'essenzialità del conseguimento di un 'vantaggio fiscale'. L'assenza di uno dei tre presupposti costitutivi dell'abuso determina un giudizio di assenza di abusività. Non possono considerarsi abusive le operazioni che, pur presentando i tre presupposti, sono giustificate da valide ragioni extrafiscali non marginali. Nel caso prospettato una società, proprietaria di un compendio immobiliare, in parte utilizzato direttamente e in parte locato, opera nel campo dell'attività sanitaria, riabilitativa e della diagnostica. L'operazione di scissione parziale, proporzionale e senza conguaglio in denaro tra i soci, è finalizzata alla costituzione di una nuova società, una Srl, che dovrà gestire il compendio immobiliare. Scopo dell'operazione è la divisione dell'attività commerciale da quella immobiliare. In merito alla situazione prospettata l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che la cessione della totalità delle partecipazioni della società istante non integra alcun risparmio d'imposta, quindi non deve ritenersi abusiva ai fini dell'imposizione diretta. Ai fini dell'imposta di registro, l'Amministrazione non formula alcuna osservazione in ordine alla possibile qualificazione abusiva dell'operazione prospettata. Per la corretta tassazione degli atti si fa riferimento all'art. 20 Dpr 131/1986 che delinea il criterio interpretativo da utilizzare. La giurisprudenza di legittimità ha ribadito il principio secondo cui, in tema di imposta di registro, l'art. 20 non detta una regola antielusiva, ma una regola interpretativa, che impone una qualificazione oggettiva degli atti presentati alla registrazione, a prescindere dall'eventuale disegno o intento elusivo delle parti.
(Vedi risoluzione n. 97 del 2017)

Studi di settore – periodo di imposta 2016
Venerdì, 21 Luglio , 2017
Con la circolare n. 20/E del 13 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in ordine all'applicazione degli studi di settore e dei parametri per il periodo d'imposta 2016. Il documento di prassi amministrativa riepiloga le principali novità per l'applicazione degli studi di settore per il periodo d'imposta 2016, riassumendo che con i decreti del Mef del 22 dicembre 2016 sono stati approvati 57 studi di settore, nonché 5 specifici indicatori territoriali. I 57 studi di settore rappresentano la revisione di 68 studi in vigore dal 2013 per alcuni dei quali l'aggiornamento ha comportato l'accorpamento di più studi in un unico studio di settore. Alla riduzione del numero degli studi si aggiunge la semplificazione attuata, con la riduzione consistente delle informazioni richieste nei modelli (si parla di 5.200 righi in meno). La circolare, inoltre, detta le linee guida per la gestione delle comunicazioni di anomalia inviate con riferimento al triennio d'imposta 2013-2016. Per i contribuenti che in Unico 2016 non hanno incaricato l'intermediario a ricevere la comunicazione telematica, è stato inviato un messaggio Pec in cui viene comunicata l'anomalia. Il contenuto è tuttavia consultabile solo dal cassetto fiscale del contribuente interessato. Per i contribuenti che in Unico 2016 hanno invece chiesto di inviare la comunicazione all'intermediario, la relativa missiva, oltre ad essere presente nel cassetto fiscale, è stata inviata all'intermediario mediante il canale Entratel. Le comunicazioni relative al triennio 2013-2016 hanno lo scopo di stimolare la corretta compilazione dei modelli 2017 e di spingere il contribuente verso il ravvedimento operoso che consente di beneficiare della riduzione delle sanzioni. Nel caso in cui l'anomalia evidenziata dal fisco sia invece frutto di un comportamento fiscalmente lecito del contribuente, non è necessario procedere con la dichiarazione integrativa ma è consigliabile che il contribuente utilizzi il software 'Comunicazioni anomalie 2017' per fornire, in forma descrittiva, gli opportuni chiarimenti. Con la 'revisione congiunturale' si è tenuto conto della crisi economica in atto; sul punto sono stati effettuati precisi interventi sulla normalità economica (durata delle scorte) e sui correttivi congiunturali di settore, territoriali e individuali. Gli ultimi tre correttivi sono applicabili solo ai contribuenti che, nel 2016, hanno realizzato ricavi e/o compensi inferiori a quelli di riferimento, in applicazione delle analisi di congruità e di normalità economica. E' possibile l'utilizzo retroattivo delle risultanze degli studi ma esclusivamente nella fase di contraddittorio, con espresso riferimento all'anno 2014, al fine di valutare al meglio la posizione del contribuente e sempre che non emergano incoerenze negli indicatori economici.
(Vedi circolare n. 20 del 2017)

Istituzione della causale contributo MET1
Venerdì, 21 Luglio , 2017
Con la risoluzione n. 90/E del 14 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito la causale contributo 'MET1' per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento del Fondo Nazionale di Categoria di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori del settore metalmeccanico e dell'installazione d'impianti 'METASALUTE'.
(Vedi risoluzione n. 90 del 2017)

Istituzione dei codici tributo per il versamento dell'Iva sugli acquisti effettuati dai soggetti che presentano il modello INTRA 12
Venerdì, 21 Luglio , 2017
Con la risoluzione n. 91/E del 14 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite i modelli F24 ed F24 Enti pubblici, dell'Iva sugli acquisti effettuati da parte dei soggetti che presentano il modello INTRA 12. Per effettuare tali versamenti dovranno essere utilizzati, in luogo dei codici tributo '6099' e '619E', i nuovi e specifici codici tributo istituiti con la presente risoluzione. Per il versamento tramite modello F24, è stato istituito il codice tributo '6043' denominato 'IVA sugli acquisti modello INTRA 12 – art. 49 del DL 331/1993'. Per il versamento tramite modello F24 EP, è stato istituito il codice tributo '622E' denominato 'IVA sugli acquisti modello INTRA 12 – art. 49 del DL 331/1993'.
(Vedi risoluzione n. 91 del 2017)

Attività di ricerca o docenza all'estero in regime di aspettativa senza assegni – Incentivi per rientro di docenti e ricercatori dall'estero
Venerdì, 21 Luglio , 2017
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 92/E del 14 luglio 2017, risponde ad un professore universitario, iscritto all'Aire, che chiedeva di conoscere se poteva accedere alle agevolazioni previste dall'articolo 44 del decreto legge n. 78/2010, pur in presenza del collocamento in aspettativa. In considerazione degli effetti sospensivi che l'istituto dell'aspettativa non retribuita produce sul rapporto di lavoro, l'Amministrazione finanziaria ritiene che i docenti titolari di rapporto di lavoro a tempo indeterminato che abbiano svolto all'estero attività di docenza o ricerca avvalendosi di aspettativa non retribuita, una volta rientrati in Italia acquisendovi la residenza fiscale, possono avvalersi delle agevolazioni di cui all'articolo 44 del decreto legge n. 78/2010.
(Vedi risoluzione n. 92 del 2017)

Istituzione della causale contributo per la riscossione dei contributi a favore dell'Ente Nazionale Bilaterale per l'Ambiente e per la Sicurezza 'ENBAS'
Venerdì, 14 Luglio , 2017
Con la risoluzione n. 85/E del 3 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito la causale contributo 'ENB1' per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell'Ente Nazionale Bilaterale per l'Ambiente e per la Sicurezza 'ENBAS'.
(Vedi risoluzione n. 85 del 2017)

Applicazione delle agevolazioni riservate alla 'prima casa' – Reiterazione delle agevolazioni
Venerdì, 14 Luglio , 2017
Il contribuente può fruire delle agevolazioni 'prima casa' in relazione all'acquisto di un nuovo immobile, ancorché risulti già in possesso di un'altra abitazione acquistata con agevolazioni, a condizioni, tuttavia che si impegni ad alienare l'immobile preposseduto entro un anno dal nuovo acquisto agevolato. La nuova disciplina agevolativa riservata alla prima casa di abitazione trova applicazione anche con riferimento agli acquisti effettuati a titolo gratuito. Il contribuente che ha già acquistato una abitazione a titolo oneroso, fruendo dell'agevolazione 'prima casa' può richiederla nuovamente in sede di successione o donazione, impegnandosi a rivendere l'immobile preposseduto entro l'anno dall'acquisto del nuovo immobile agevolato. Pertanto, nel caso analizzato dall'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 86/E del 4 luglio 2017, il contribuente istante, già in possesso di un immobile acquistato a titolo oneroso fruendo delle agevolazioni, potrà richiedere nuovamente le agevolazioni riservate alla 'prima casa di abitazione' in occasione della stipula dell'atto di donazione dell'immobile, a condizione che nel predetto atto si impegni a vendere entro l'anno dal nuovo acquisto l'immobile preposseduto.
(Vedi risoluzione n. 86 del 2017)

Trasmissione telematica all'Agenzia delle Entrate dei dati delle fatture emesse e ricevute – chiarimenti
Venerdì, 14 Luglio , 2017
Con la risoluzione n. 87/E del 5 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla trasmissione telematica dei dati delle fatture emesse e ricevute dopo i quesiti formulati dai dottori commercialisti, da Assosoftware e da altre associazioni di categoria. Una delle precisazioni fornite afferma che la comunicazione trimestrale dei dati delle fatture può essere rettificata o integrata anche dopo 15 giorni dalla scadenza del termine di presentazione, secondo le disposizioni sul ravvedimento operoso. Le fatture emesse vanno comunicate in relazione al periodo in cui è compresa la data di emissione, mentre per quelle ricevute vale la data di registrazione. Pertanto, nella comunicazione del primo semestre 2017, si riporteranno le fatture di acquisto registrate tra gennaio e giugno di quest'anno. Gli autotrasportatori, che si avvalgono della facoltà di registrare le fatture emesse nel trimestre successivo a quello di emissione, comunicheranno le fatture emesse con riferimento alla data di registrazione. Il sistema segnalerà al contribuente una anomalia, senza però alcuna conseguenza. Con riferimento alla comunicazione delle bolle doganali occorre comunicare anche i dati del fornitore estero e del relativo paese. Per l'anno 2017, i relativi campi possono essere valorizzati con cifre convenzionali. Il documento di prassi amministrativa ricorda che non è consentito emettere fatture cointestate verso clienti soggetti passivi Iva. Nel caso, invece, di cointestazione di fatture a soggetti privati, la compilazione degli identificativi fiscali si effettua riportando i dati solo di un cointestatario. Per le fatture riferite ad acquisti intra-Ue occorre riportare nella comunicazione il codice natura N3 se l'operazione è non imponibile e il codice N4, qualora si tratti di operazione esente. Il codice N3 va indicato anche nel caso di esportazioni effettuate in regime dei margini. Vanno indicati con il codice natura N2 gli acquisti fatti presso contribuenti in regime di vantaggio o in regimi forfettari.
(Vedi risoluzione n. 87 del 2017)

Istituzione del codice tributo per il versamento della ritenuta sui contratti di locazione di breve durata
Venerdì, 14 Luglio , 2017
Il decreto legge 50/2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96/2017 disciplina il regime fiscale delle locazioni di breve durata cioè dei contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni. A decorrere dal 1°giugno 2017 ai redditi derivanti dai contratti di locazione brevi si applica una ritenuta del 21%. La medesima disposizione si applica anche ai corrispettivi derivanti da contratti di sublocazione e ai contratti stipulati dal comodatario aventi ad oggetto la concessione in godimento dell'immobile da parte di terzi. Chi esercita l'attività di intermediazione immobiliare e chi gestisce portali telematici favorendo l'incontro di domanda (di immobili) e offerta, è tenuto ad operare, in qualità di sostituto d'imposta, una ritenuta del 21% sull'ammontare dei canoni e corrispettivi all'atto del pagamento del beneficiario. Gli stessi provvedono al versamento e alla relativa certificazione delle somme. La ritenuta si considera operata a titolo di acconto per quei soggetti che non optano per il regime della 'cedolare secca'. I non residenti adempiono all'obbligo tramite una stabile organizzazione in Italia. A tal fine gli stessi sono tenuti a nominare un rappresentante fiscale in Italia. Per consentire il versamento della ritenuta in argomento l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 88/E del 5 luglio 2017, ha istituito il codice tributo '1919' denominato 'Ritenuta operata all'atto del pagamento al beneficiario di canoni o corrispettivi, relativi ai contratti di locazione breve'. Per recuperare in compensazione le eventuali eccedenze di versamento della ritenuta dai successivi pagamenti di competenza del medesimo anno si dovrà utilizzare il codice tributo '1628', e il '6782' per recuperare le eccedenze dai pagamenti di competenza dell'anno successivo.
(Vedi risoluzione n. 88 del 2017)

Erogazioni liberali
Venerdì, 14 Luglio , 2017
Con la risoluzione n. 89/E dell'11 luglio 2017 l'Agenzia delle Entrate risponde all'interpello formulato da una parrocchia in merito alla deducibilità delle erogazioni liberali effettuate in suo favore. Anche in base alle precisazioni fornite dal Ministero dei beni e delle attività culturali (MIBACT), il documento di prassi amministrativa conferma la detraibilità e la deducibilità delle erogazioni liberali effettuate in favore della Parrocchia per la realizzazione dei lavori di restauro e risanamento conservativo da persone fisiche/enti non commerciali e da imprese. In merito al fac simile della convenzione che si andrà a stipulare con le persone fisiche e le persone giuridiche, viene confermato che la bozza di convenzione risponde per forma e contenuto ai requisiti di legge. La stipula della convenzione non è tuttavia obbligatoria nel caso in cui il soggetto erogatore sia un'impresa o un ente commerciale. Il soggetto beneficiario è tenuto a richiedere al competente ufficio MIBACT l'approvazione del progetto, l'autorizzazione ai lavori o all'avvio dell'iniziativa culturale allegando il relativo preventivo di spesa, con esplicito riferimento al contributo delle erogazioni liberali. Al termine dei lavori deve presentare al medesimo ufficio una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà relativa alle spese effettivamente sostenute per lo svolgimento degli interventi cui i benefici fiscali si riferiscono. Sempre il soggetto beneficiario deve comunicare alla Soprintendenza le erogazioni liberali ricevute entro il 31 dicembre dell'anno in cui sono state erogate. La Soprintendenza invia il preventivo di spesa vistato al soggetto erogatore e al soggetto beneficiario dell'erogazione. Il preventivo di spesa vistato dalla Soprintendenza al soggetto erogatore costituisce l'autorizzazione alla richiesta di detrazione fiscale.
(Vedi risoluzione n. 89 del 2017)

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