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Chiarimenti in tema di documentazione idonea a consentire il riscontro della conformità al principio di libera concorrenza dei prezzi di trasferimento praticati
Venerdì, 3 Dicembre , 2021

L’Agenzia delle Entrate ha dedicato la circolare n. 15/E del 26 novembre 2021 alla disciplina del transfer pricing ovvero, alla documentazione idonea al riscontro della conformità al principio di libera concorrenza dei prezzi di trasferimento praticati dalle società multinazionali, introdotta nel nostro ordinamento dall’articolo 26 del decreto legge n. 78/2010 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122/2010, a sua volta novellata dall’articolo 15 del decreto legislativo 24 settembre 2015 n. 158 recante la revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione della delega fiscale.

Negli anni la disciplina dei prezzi di trasferimento ha subìto una profonda rivisitazione. Il decreto 14 maggio 2018 del Mef ha stabilito le linee guida per l’applicazione della normativa sui prezzi di trasferimento e il direttore dell’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 23 novembre 2020, ha attuato il precetto dell’articolo 8 del decreto citato, aggiornando i requisiti in base ai quali la documentazione predisposta dal contribuente possa essere considerata idonea a consentire il riscontro della conformità al principio di libera concorrenza delle condizioni e dei prezzi di trasferimento.

Il documento di prassi amministrativa fornisce i chiarimenti in merito alla nuova disciplina concernente la documentazione idonea a consentire il riscontro della conformità al principio di libera concorrenza delle condizioni e dei prezzi di trasferimento praticati dalle multinazionali. La circolare tiene conto dei contributi inviati dagli operatori in esito alla consultazione pubblica terminata lo scorso 12 ottobre.

Richiamato il contesto normativo di riferimento, l’Agenzia approfondisce le finalità e la struttura della documentazione idonea a consentire il riscontro della conformità al principio di libera concorrenza delle condizioni e dei prezzi di trasferimento praticati, con particolare riguardo ai contenuti dei documenti denominati Masterfile e Documentazione Nazionale.

Vengono illustrati gli aspetti relativi alla documentazione delle stabili organizzazioni e delle piccole e medie imprese. Si chiariscono i profili connessi alle forme, estensione e condizioni di efficacia della documentazione idonea e la documentazione da predisporre qualora il contribuente scelga l’approccio semplificato per valorizzare un’operazione infragruppo consistente nella prestazione di servizi di basso valore aggiunto. La circolare tratta, per ultimo, il tema della valutazione della documentazione idonea da parte dei soggetti addetti ai controlli.

La circolare richiama l’articolo 110, comma 7 del Tuir che disciplina il trattamento fiscale dei componenti di reddito derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio nazionale che: direttamente o indirettamente controllano l’impresa; ne risultano controllate o sono controllate dalla medesima società che controlla l’impresa. Di recente tale norma è stata novellata, come anticipato, dall’articolo 59 del decreto legge n. 50/2017 e dal decreto del Mef 14 maggio 2018, per tener conto degli sviluppi della materia in ambito internazionale.

La tematica dei prezzi di trasferimento è infatti intimamente connessa con il fenomeno della doppia imposizione internazionale e, per tale motivo, l’Ocse ha codificato, nell’articolo 9 del Modello di Convenzione contro le doppie imposizioni, il principio di libera concorrenza quale principio guida nell’ambito delle operazioni rientranti tra imprese associate residenti in due o più giurisdizioni fiscali differenti.

Tornando sul tema relativo alla documentazione idonea a consentire il riscontro della conformità al principio di libera concorrenza dei prezzi di trasferimento praticati, la disciplina prevede che se il contribuente predispone, nei modi e nei termini di legge, la documentazione idonea e ne fornisce comunicazione all’Agenzia delle Entrate non subirà le sanzioni previste per l’infedele dichiarazione se gli organi di controllo la riterranno idonea a consentire il riscontro della conformità al valore di libera concorrenza. In assenza di tale documentazione trova applicazione la sanzione amministrativa commisurata alla maggiore imposta dovuta o alla differenza del credito utilizzato o parametrata alle ritenute non versate.

La norma che regolamenta il transfer pricing prevede sanzioni amministrative nel caso di rettifica del valore dei prezzi di trasferimento. In particolare quando si verifica una maggiore imposta o una differenza di credito o, ancora, quando si verifichi la non corretta applicazione delle aliquote convenzionali sul valore delle royalties e degli interessi attivi che eccede il valore di libera concorrenza previste per l’esercizio della ritenuta.

Le sanzioni amministrative previste vanno dal 90 al 180% della maggiore imposta dovuta o della differenza del credito utilizzato o ancora dell'importo delle ritenute non versate. Tale sanzione non trova applicazione se nel corso dell’ispezione o della verifica il contribuente consegna agli organi di controllo la documentazione idonea indicata dall’Agenzia delle Entrate che permette il riscontro della conformità al valore di libera concorrenza dei prezzi di trasferimento praticati. Il contribuente in possesso di tale documentazione deve darne apposita notizia all’Agenzia delle Entrate. In caso contrario trova applicazione la sanzione.

Non esiste un obbligo di predisposizione della documentazione sui prezzi di trasferimento, ma viene incentivata l’adesione al regime in un’ottica di adempimento spontaneo. Se il contribuente non trasmette la documentazione andrà incontro alle sanzioni previste per i casi di infedele dichiarazione delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive e di infedele dichiarazione dei sostituti d’imposta. Invece, se predispone e trasmette la documentazione con le modalità e i termini previsti dal provvedimento direttoriale e all’atto del controllo la mette a disposizione degli organi ispettivi, non sarà sanzionabile. Naturalmente la documentazione dovrà essere ritenuta idonea a consentire il riscontro della conformità al valore di libera concorrenza.

Come anticipato per beneficiare della disapplicazione delle sanzioni (penalty protection) in caso di verifica relativa ai prezzi di trasferimento praticati i contribuenti devono mettere a disposizione dell’Amministrazione finanziaria la documentazione composta dal Masterfile e dal Countryfile in grado di dimostrare che i prezzi applicati sono di libera concorrenza e che, pertanto, non c’è stata la volontà di spostare materia imponibile all’estero. Agli organi di controllo compete il compito di valutare l’idoneità della documentazione fornita.

Abbiamo detto che la documentazione è costituita da un documento, denominato Masterfile, che raccoglie informazioni relative alla multinazionale. A questo documento se ne affianca un altro, denominato Documentazione Nazionale, contenente informazioni concernenti le operazioni infragruppo relative all’entità locale.

Entrambi i documenti devono essere firmati dal legale rappresentante del contribuente o da un suo delegato, mediante firma elettronica con marca temporale da apporre entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi.

In merito ai termini di consegna della documentazione, la comunicazione del possesso della dichiarazione idonea può avvenire anche con la dichiarazione presentata entro 90 giorni dal termine ordinario di presentazione, sia essa tardiva oppure integrativa o sostitutiva di quella già presentata. Inoltre, il possesso della documentazione idonea può essere comunicato anche tardivamente avvalendosi dell’istituto della remissione in bonis.

Contenuto del Masterfile

Abbiamo già affermato che il Masterfile contiene informazioni relative al gruppo multinazionale e alle politiche in materia di prezzi di trasferimento nel loro complesso. Qualora il gruppo realizzi attività tra loro diverse e disciplinate da specifiche politiche di prezzi di trasferimento è possibile presentare più di un Masterfile. In questo modo viene documentata in maniera trasparente la politica dei prezzi di trasferimento così come l’omogeneità e la confrontabilità delle informazioni fornite.

Le multinazionali con struttura organizzativa, giuridica o operativa decentralizzata possono presentare il Masterfile riguardante la specifica divisione in cui opera l’entità locale. Se poi nel corso del controllo dovesse emergere la necessità di disporre di informazioni supplementari o integrative rispetto a quelle contenute nel Masterfile l’entità locale dovrà rendere disponibile alle attività di controllo i Masterfile riguardanti le altre divisioni del gruppo e le correlate politiche in materia di prezzi di trasferimento.

L’entità locale può presentare anche il Masterfile predisposto dal soggetto controllante diretto o indiretto, riguardante il gruppo nel suo complesso o la singola divisione in cui opera, a condizione che tale documento presenti una struttura e un contenuto informativo conforme all’Allegato I al Capitolo V delle Linee Guida Ocse.

Qualora il periodo d’imposta del soggetto estero controllante diretto o indiretto non risulti coincidente con quello dell’entità locale, la circolare ritiene possibile presentare il Masterfile predisposto dal soggetto controllante diretto o indiretto riferito al periodo d’imposta la cui data di chiusura precede quella del periodo d’imposta dell’entità locale.

Il Masterfile deve, innanzitutto, descrivere la struttura organizzativa del gruppo con schede illustrative e diagrammi di sintesi atti a rappresentare l’assetto giuridico e partecipativo del gruppo multinazionale e l’ubicazione geografica delle entità locali che lo compongono.

È necessaria una descrizione generale delle attività svolte dal gruppo, con particolare riferimento ai principali fattori di generazione dei profitti per il gruppo nel suo complesso, ai flussi delle operazioni, agli accordi per la prestazione di servizi infragruppo e ai principali mercati in cui il gruppo opera.

Il Masterfile si conclude con l’individuazione dei rapporti finanziari del gruppo multinazionale. A tal fine occorre allegare il bilancio consolidato del gruppo per il periodo d’imposta di riferimento e un elenco contenente anche una breve descrizione degli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento e dei ruling preventivi transfrontalieri, riguardanti la generalità delle operazioni poste in essere dal gruppo multinazionale, in corso di validità nel periodo d’imposta cui si riferisce la documentazione sui prezzi di trasferimento, sottoscritti con, o rilasciati dalle amministrazioni fiscali dei Paesi in cui il gruppo opera, descrivendo, per singolo Stato, oggetto, contenuti e periodi di validità.

Contenuto della Documentazione Nazionale

La Documentazione Nazionale è il documento che, integrando il Masterfile, contiene le informazioni specifiche relative alle operazioni infragruppo che l’entità locale intende documentare.

La Documentazione Nazionale deve articolarsi in capitoli, paragrafi e sottoparagrafi e deve contenere una illustrazione generale dell’entità locale. Bisogna poi procedere ad una descrizione dettagliata della struttura operativa, delle attività e della strategia imprenditoriale dell’entità locale.

In merito alla struttura operativa, occorre fornire l’organigramma, con l’indicazione del numero di risorse umane assegnate e la descrizione del ruolo svolto dai soggetti responsabili delle funzioni direttive locali. Nel paragrafo riguardante l’attività e la strategia imprenditoriale perseguita dall’entità locale, occorre specificare le strategie legate a particolari settori o mercati e se l’entità locale sia stata coinvolta o interessata da operazioni di riorganizzazione del gruppo o da trasferimenti di beni immateriali nel periodo d'imposta di riferimento o in quello precedente.

Occorre poi procedere a descrivere le operazioni infragruppo. Nella parte introduttiva del capitolo deve essere fornito un sommario delle operazioni e un quadro di dettaglio dei flussi delle operazioni e dei relativi importi. Nei paragrafi riguardanti le singole operazioni non marginali rispetto al totale delle operazioni infragruppo, invece, devono essere definiti con precisione la natura delle operazioni. Eventuali categorie omogenee di operazioni potranno essere trattate unitariamente.

Il contribuente ha la facoltà di descrivere anche le operazioni marginali rispetto al totale delle operazioni infragruppo in cui l’entità locale è coinvolta. Qualora il contribuente non si avvalga di tale facoltà, l’eventuale rettifica di operazioni marginali non beneficia di esimente sanzionatoria.

Nei paragrafi riguardanti le singole operazioni, o categorie omogenee di operazioni, che il contribuente intende descrivere, occorre fornire il quadro delle operazioni, l’analisi di comparabilità, il metodo adottato per la determinazione dei prezzi di trasferimento delle operazioni, i risultati e le assunzioni critiche adottate nell’applicazione del metodo scelto.

Per le operazioni aventi ad oggetto royalties passive e interessi passivi, il relativo ammontare deve essere fornito secondo il criterio di competenza; tuttavia, al fine di valutare l’applicazione delle aliquote convenzionali sul valore delle royalties e degli interessi che eccede quello di libera concorrenza, in sede di controllo o di altra attività istruttoria l’entità locale deve fornire su richiesta l’ammontare dei pagamenti effettuati secondo il criterio di cassa.


(Vedi circolare n. 15 del 2021)

Misure urgenti per il contrasto alle frodi nel settore delle agevolazioni fiscali ed economiche
Venerdì, 3 Dicembre , 2021

Con il decreto legge n. 157 dell’11 novembre 2021, più noto come decreto ‘Anti-frode’, il Governo ha introdotto misure urgenti per contrastare i comportamenti fraudolenti e rafforzare le misure che presidiano le modalità di fruizione di determinati crediti d’imposta e detrazioni. Il decreto ha inoltre rafforzato l’attività di accertamento e di recupero, da parte dell’Agenzia delle Entrate, delle agevolazioni e dei contributi a fondo perduto erogati a seguito della pandemia.

Al fine di recepire le modifiche normative apportate dal decreto ‘Anti-frode’, l’Agenzia delle Entrate ha emanato il provvedimento del 12 novembre 2021 e ha approvato il nuovo modello di comunicazione delle opzioni, le relative istruzioni per la compilazione e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica del modello.

Con la circolare n. 16/E del 29 novembre 2021 l’Amministrazione finanziaria fornisce i primi chiarimenti sull’applicazione di tali disposizioni.

Il decreto ha introdotto nuovi obblighi circa l’apposizione del visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta e dell’asseverazione in relazione alla valutazione della congruità dei costi sostenuti sia per il Superbonus sia per gli altri bonus edilizi. Qualora il Superbonus sia fruito in dichiarazione dei redditi è già previsto l’obbligo di asseverazione della congruità della spesa.

Superbonus

L’articolo 1 del decreto ha esteso l’obbligatorietà del visto di conformità anche al caso in cui il Superbonus sia fruito dal beneficiario nella propria dichiarazione dei redditi e ha rinviato ad un decreto del Ministro della transizione ecologica l’individuazione di valori massimi, per talune categorie di beni, cui fare riferimento per asseverare la congruità delle spese sostenute.

Visto di conformità

In precedenza il decreto Rilancio prevedeva l’obbligo di apposizione del visto di conformità dei dati relativi alla documentazione attestante la sussistenza dei presupposti che danno diritto al Superbonus solo nelle ipotesi in cui il contribuente intendeva avvalersi dell’opzione per la cessione del credito o lo sconto in fattura. Con la modifica in commento, l’obbligo del visto di conformità viene esteso anche al caso in cui, con riferimento alle spese per interventi rientranti nel Superbonus, il contribuente fruisca di tale detrazione nella dichiarazione dei redditi, salvo il caso in cui la stessa sia presentata direttamente dal contribuente all’Agenzia delle Entrate o tramite il sostituto d’imposta.

Più precisamente, tale obbligo è escluso nell’ipotesi in cui la dichiarazione sia presentata direttamente dal contribuente, attraverso l’utilizzo della dichiarazione precompilata predisposta dall’Agenzia delle Entrate, ovvero tramite il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale.

Il visto di conformità riguarda solo i dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione. In tali casi il contribuente è tenuto a conservare la documentazione attestante il rilascio del visto di conformità, unitamente ai documenti giustificativi delle spese e alle attestazioni che danno diritto alla detrazione.

Ambito di applicazione temporale

L’obbligo di apposizione del visto di conformità trova applicazione per le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni e gli enti non commerciali, cui si applica il criterio di cassa, con riferimento alle fatture emesse e ai relativi pagamenti intervenuti a decorrere dal 12 novembre 2021. Non è pertanto richiesto il visto di conformità per le spese relative all’anno 2020 indicate nella dichiarazione dei redditi relativa al medesimo anno 2020, anche se presentata dopo l’11 novembre 2021. Tale obbligo non sussiste neanche in caso di successiva presentazione di una dichiarazione dei redditi integrativa relativa al periodo d’imposta 2020.

Anche per le imprese individuali, le società e gli enti commerciali, cui si applica il criterio di competenza, il predetto obbligo di apposizione del visto di conformità trova applicazione con riferimento alle fatture emesse dal 12 novembre 2021, a prescindere dal periodo di imputazione della spesa.

Asseverazione

Il decreto legge ‘Anti-frode’ ha modificato il decreto Rilancio per ciò che concerne l’asseverazione. Per stabilire la congruità delle spese che devono essere asseverate dal tecnico abilitato, occorre ora fare riferimento non solo ai prezziari, come previsto in passato, ma anche ai valori massimi stabiliti, per talune categorie di beni, da un emanando decreto del Ministro della transizione ecologica. In attesa, la congruità è determinata facendo riferimento ai prezzari predisposti dalle regioni, ai listini ufficiali o ai listini delle locali camere di commercio o, ancora, in difetto, ai prezzi correnti di mercato in base ai luoghi di effettuazione degli interventi.

Ai fini dell’asseverazione relativa agli interventi finalizzati alla riqualificazione energetica rientranti nel Superbonus, si deve continuare a fare riferimento al dm 6 agosto 2020.

Per l’asseverazione relativa agli interventi diversi da quelli finalizzati alla riqualificazione energetica, compresi quelli di riduzione del rischio sismico, rientranti nel Superbonus, occorre, invece, fare riferimento ai prezzi riportati nei prezziari predisposti dalle Regioni, ai listini ufficiali o ai listini delle locali camere di commercio o, in difetto, ai prezzi correnti di mercato in base ai luoghi di effettuazione degli interventi.

In merito all’acquisto di case antisismiche, ai fini del Superbonus, la detrazione è commisurata al prezzo della singola unità immobiliare risultante dall’atto di compravendita e non alle spese sostenute dall’impresa in relazione agli interventi agevolati.

Cessione delle rate residue di detrazione non fruite

Non cambia la disciplina relativa alle comunicazioni di cessione del credito concernenti le rate residue non fruite delle detrazioni riferite alle spese sostenute nell’anno 2020 per gli interventi ammessi al Superbonus. Pertanto, il contribuente che ha utilizzato direttamente in detrazione nella propria dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2020 la prima rata di spese relativa ad interventi ammessi al Superbonus e intende cedere le rate residue non fruite, nelle more dell’entrata in vigore del predetto decreto del Ministro della transizione ecologica, ai fini della comunicazione della cessione, deve essere in possesso dell’asseverazione già acquisita per la fruizione diretta della detrazione per la prima rata, nonché del visto di conformità dei dati relativi alla documentazione attestante la sussistenza dei presupposti che danno diritto al Superbonus.

Bonus diversi dal Superbonus

Il decreto ha esteso l’obbligatorietà del visto di conformità e dell’asseverazione della congruità delle spese ai bonus diversi dal Superbonus, qualora il beneficiario opti, in luogo dell’utilizzo della detrazione nella dichiarazione dei redditi, per le opzioni dello sconto in fattura o della cessione del credito. Il visto di conformità non è necessario nel caso di fruizione diretta di questi bonus nella dichiarazione dei redditi, ma il contribuente è tenuto a richiedere il visto di conformità sull’intera dichiarazione nei casi previsti dalla legge.

Per contro, l’attestazione della congruità delle spese, nel caso di interventi finalizzati alla riqualificazione energetica (art. 14 Dl n. 63/2013) effettuati a partire dal 6 ottobre 2020, resta necessaria anche per l’utilizzo diretto in dichiarazione della detrazione in quanto già contenuta nell’asseverazione che il tecnico abilitato è tenuto a rilasciare.

Visto di conformità

Il decreto legge n. 157/2021 ha introdotto l’obbligo del visto di conformità e dell’attestazione della congruità delle spese sostenute in relazione ai bonus diversi dal Superbonus, per i quali è esercitata l’opzione per lo sconto in fattura o la cessione del credito. Il visto di conformità deve essere rilasciato dai soggetti abilitati alla presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all’Irap e all’Iva e dai Caf. Il visto di conformità per l’opzione per lo sconto in fattura o la cessione del credito relativamente ai bonus diversi dal Superbonus è rilasciato dai medesimi soggetti previsti ai fini del Superbonus.

Attestazione della congruità delle spese

Il decreto ha previsto che i tecnici abilitati sono tenuti ad asseverare la congruità delle spese sostenute secondo le disposizioni dell’articolo 119, comma 13-bis, del decreto Rilancio. Tale nuova attestazione deve certificare la congruità della spesa sostenuta in considerazione della tipologia dei lavori. Significa, in altri termini, che tale attestazione deve prevedere il rispetto dei costi massimi per tipologia di intervento.

Ai fini dell’attestazione della congruità delle spese è possibile fare riferimento ai prezziari individuati dall’art. 119 del decreto Rilancio, nonché ai valori massimi stabiliti, per talune categorie di beni, con decreto del Ministro della transizione ecologica, fermo restando che, nelle more dell’adozione di tale decreto, la congruità delle spese può essere determinata, in via residuale, facendo riferimento ai prezzi riportati nei prezziari predisposti dalle Regioni, ai listini ufficiali o ai listini delle Camere di commercio ovvero, in difetto, ai prezzi correnti di mercato in base al luogo di effettuazione degli interventi.

Pertanto, per gli interventi finalizzati alla riqualificazione energetica si fa riferimento al dm 6 agosto 2020, nel caso di lavori iniziati a partire dal 6 ottobre 2020. Per quelli datati prima si guarda ai criteri individuati dal comma 13-bis, articolo 119, decreto Rilancio.

Per gli interventi diversi da quelli finalizzati alla riqualificazione energetica, compresi quelli di riduzione del rischio sismico, l’attestazione della congruità della spesa è resa secondo i criteri previsti dal citato articolo 119, comma 13-bis, del decreto Rilancio.

Con riguardo all’acquisto di case antisismiche, la detrazione è commisurata al prezzo della singola unità immobiliare risultante dal rogito e non alle spese sostenute dall’impresa in relazione agli interventi agevolati.

L’attestazione della congruità della spesa, per gli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico, può essere rilasciata dai tecnici abilitati al rilascio delle asseverazioni previste per gli interventi ammessi al Superbonus.

L’attestazione può essere predisposta in forma libera se non già contenuta in un modello di asseverazione normativamente previsto, purché preveda l’assunzione di consapevolezza delle sanzioni penali in caso di dichiarazioni mendaci.

Per i bonus diversi dal 110%, l’attestazione, richiesta per optare per lo sconto in fattura o la cessione del credito, può essere rilasciata anche in assenza di uno stato di avanzamento lavori o di una dichiarazione di fine lavori, considerato che la normativa che li disciplina, a differenza di quella prevista per il Superbonus, non richiede tali adempimenti.

Ambito di applicazione temporale

L’obbligo del visto di conformità e dell’attestazione della congruità delle spese ai fini dell’opzione per lo sconto in fattura o la cessione del credito, previsto per i bonus diversi dal Superbonus, si applica alle comunicazioni trasmesse in via telematica alle Entrate a decorrere dal 12 novembre 2021.

Si ritiene meritevole ugualmente di tutela anche il contribuente in buona fede che, in relazione ad una fattura di un fornitore, abbia assolto il relativo pagamento ed esercitato l’opzione per la cessione o per lo sconto in fattura anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto ‘Anti-frode’, anche se non abbia ancora provveduto alla comunicazione alle Entrate.

In questo caso non sussiste il predetto obbligo di apposizione del visto di conformità alla comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle Entrate e di attestazione della congruità della spesa.

Le comunicazioni delle opzioni inviate entro l’11 novembre 2021, relative ai bonus diversi dal Superbonus, per le quali l’Agenzia abbia rilasciato regolare ricevuta di corretta ricezione della comunicazione, non sono soggette alla nuova disciplina, per cui non sono richiesti l’apposizione del visto di conformità e l’attestazione della congruità delle spese. I relativi crediti possono essere accettati ed eventualmente ulteriormente ceduti, senza richiedere il visto di conformità e l’attestazione della congruità delle spese, anche dopo l’11 novembre 2021.

Cessione delle rate residue di detrazione non fruite

L’obbligo del rilascio del visto di conformità e dell’attestazione della congruità delle spese, previsto dal decreto ‘Anti-frode’, si applica anche alle comunicazioni di cessione del credito concernenti le rate residue non fruite delle detrazioni riferite alle spese sostenute nell’anno 2020, per gli interventi ammessi ai bonus diversi dal Superbonus, il cui accordo di cessione si sia perfezionato a decorrere dal 12 novembre 2021.

Misure di contrasto alle frodi in materia di cessioni dei crediti. Rafforzamento dei controlli preventivi

L’articolo 2 del decreto ‘Anti-frode’ contiene disposizioni che assolvono a funzioni di presidio preventivo, fermi restando i poteri di controllo nel merito dell’Amministrazione finanziaria in relazione alle operazioni di cessione dei crediti avvenute sia antecedentemente sia successivamente all’entrata in vigore della norma.

L’Agenzia delle Entrate ha la facoltà di sospendere, per un periodo non superiore a 30 giorni dalla data di sospensione, gli effetti delle comunicazioni delle opzioni per lo sconto in fattura o per la cessione dei crediti. Deve trattarsi di comunicazioni che presentano profili di rischio individuati utilizzando criteri relativi alla diversa tipologia dei crediti ceduti e riferiti:

  • alla coerenza e alla regolarità dei dati indicati nelle comunicazioni con i dati presenti nell’Anagrafe tributaria o in possesso dell’Amministrazione finanziaria;
  • ai dati afferenti ai crediti oggetto di cessione e ai soggetti che intervengono nelle operazioni cui detti crediti sono correlati, sulla base delle informazioni presenti nell’Anagrafe tributaria o in possesso dell’Amministrazione finanziaria;
  • ad analoghe cessioni effettuate in precedenza dai soggetti indicati nelle comunicazioni.
Inoltre, se all’esito dei controlli i rischi risultano confermati, la comunicazione si considera non effettuata. Qualora, invece, non risultino confermati la comunicazione produce i suoi effetti.

L’Amministrazione finanziaria procede ai controlli di tutti i crediti relativi alle cessioni per le quali la comunicazione si considera non avvenuta. Ciò non esonera i soggetti coinvolti nella cessione, come i cessionari ed i fornitori che acquistano il credito, dal ricorso all’ordinaria diligenza per evitare la partecipazione a condotte fraudolente. Difatti, né la mancata selezione della specifica comunicazione tra quelle oggetto di sospensione, né la rimozione della sospensione inizialmente operata, ovvero il decorso dei 30 giorni senza conferma dei profili di rischio, precludono gli ordinari poteri di controllo dell’Amministrazione finanziaria e, pertanto, non costituiscono alcun riconoscimento circa la spettanza della specifica agevolazione: il presidio preventivo antifrode è teso ad intercettare e bloccare le condotte illecite ma non rappresenta un controllo sostanziale dell’agevolazione, né della regolarità della comunicazione.


(Vedi circolare n. 16 del 2021)

Credito d'imposta per attività teatrali e spettacoli dal vivo - Art. 36-bis decreto legge Sostegni
Venerdì, 12 Novembre , 2021

PREMESSA

Il decreto legge Sostegni ha previsto nuovi incentivi a favore delle imprese e dei lavoratori interessati dalle misure restrittive decise dal Governo per contrastare la pandemia da Covid-19. Nello specifico l’articolo 35-bis del decreto ha individuato misure di sostegno alle attività teatrali e agli spettacoli dal vivo sotto forma di credito d’imposta in relazione alle spese sostenute per lo svolgimento di tali attività nell’anno 2020.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 14/E del 10 novembre 2021, ha fornito chiarimenti in merito a questa agevolazione.

Ambito soggettivo

Possono avvalersi del contributo disciplinato dall’articolo 36-bis le attività teatrali e gli spettacoli dal vivo, quali, a titolo di esempio, il teatro, la musica (comprese le attività liriche), la danza, le attività circensi e dello spettacolo viaggiante. Rientrano nel beneficio anche tutti i soggetti operanti nei settori sopra indicati che hanno iniziato l’attività nel corso del 2019, a patto che rispettino il requisito della riduzione del fatturato.

La circolare precisa che il credito d’imposta è concesso anche quando le imprese interessate abbiano beneficiato in via ordinaria di altri finanziamenti previsti dal Fondo unico per lo spettacolo.

Requisiti per ottenere il beneficio

Ai fini della spettanza del contributo è necessario che l’ammontare del fatturato dell’anno 2020 abbia subìto una riduzione in misura pari almeno al 20% dell’ammontare fatturato nell’anno 2019.

In caso di contestuale esercizio di più attività sopra descritte, ai fini della verifica della riduzione del fatturato bisogna fare riferimento esclusivamente all’ammontare complessivo del fatturato conseguito nell’esercizio delle attività espresse. Per chi ha iniziato l’attività nel 2019, la sussistenza della riduzione del fatturato di almeno il 20% va verificata ponendo a confronto l’ammontare del fatturato conseguito nel 2020 con quello del 2019, operando il ragguaglio ad anno in caso di eventuale minore durata del periodo di attività.

Costi ammissibili

Il credito d’imposta per attività teatrali e spettacoli dal vivo compete per le spese sostenute nel 2020 relativamente alle attività già descritte e anche per quelle poste in essere attraverso l’utilizzo di sistemi digitali. Rientrano nelle spese i costi per il personale, di ospitalità, di produzione, di pubblicità, formazione, investimenti ammortizzabili, costi generali, circo e spettacolo viaggiante. Una tabella esemplificativa allegata alla circolare descrive in modo dettagliato i costi ammissibili.

Determinazione dell’agevolazione

L’agevolazione è riconosciuta nella misura del 90% delle spese sostenute nel 2020. Il credito d’imposta è calcolato assumendo come base di commisurazione i costi ammissibili al netto dell’Iva, ovviamente se dovuta.

Ai fini della valorizzazione delle spese va preso in considerazione il costo fiscalmente rilevante determinato secondo i criteri ordinari previsti dall’art. 110 del Tuir, indipendentemente dalle modalità di determinazione del reddito dell’impresa interessata. Ai sensi del menzionati articolo 110 del Tuir, pertanto, nel costo fiscale cui commisurare il credito d’imposta in esame va inclusa l’eventuale Iva, relativa alle singole operazioni di acquisto, totalmente indetraibile ai sensi dell’art. 19-bis del Dpr n. 633/1972. Non rileva, invece, l’Iva parzialmente indetraibile per effetto del pro-rata.

Per beneficiare del contributo ricordiamo che è necessaria la riduzione del fatturato, nel 2020, di almeno il 20% rispetto al 2019. Per calcolare il credito d’imposta occorre moltiplicare l’ammontare delle spese sostenute nel 2020 per la percentuale del 90%.

Rilevanza del credito d’imposta

Il credito d’imposta in esame non concorre alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, comprese le relative addizionali regionali e comunali, né alla formazione del valore della produzione netta ai fini dell’Irap. Non incide, inoltre, sul calcolo della quota di interessi passivi deducibile dal reddito di impresa e non rileva ai fini della determinazione delle quote di spesa e altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, deducibili dal reddito di impresa.

Utilizzo

Il legislatore, con il decreto fiscale, ha recentemente apportato modifiche alle modalità di utilizzo del credito d’imposta eliminando la possibilità di utilizzare, alternativamente alla compensazione, il credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di sostenimento della spesa.

Per effetto di questa modifica l’utilizzo in compensazione rappresenta l’unica modalità ammessa. Considerata l’esigenza di rispettare il limite di spesa fissato in 10 milioni di euro per l’anno 2021, al fine di consentire all’Agenzia delle Entrate di verificare il rispetto di tale limite, il Direttore Ruffini, con un provvedimento, ha disposto che ‘il credito d’imposta è utilizzabile dai beneficiari esclusivamente in compensazione ai sensi dell’art. 17 del Dlgs n. 241/1997, a partire dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento di cui al punto 4.2’ .

Il credito d’imposta, utilizzabile esclusivamente in compensazione, non può essere chiesto a rimborso.
Per consentirne l’utilizzo in compensazione sarà istituito un apposito codice tributo con le istruzioni di compilazione del mod. F24 da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Non trovano applicazione i limiti di utilizzo del credito d’imposta che, pertanto, può essere fruito annualmente anche per importi superiori al limite di 250 mila euro. Inoltre, l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta non soggiace neanche al limite generale di compensabilità di crediti d'imposta e contributi previsto per ciascun anno solare.

Compatibilità con il ‘Quadro temporaneo per le misure di aiuto di stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19’

Il documento di prassi amministrativa fornisce, infine, chiarimenti sulla compatibilità delle disposizioni in commento con la disciplina europea, precisando che la Commissione europea, con la Comunicazione del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final ha autorizzato la misura, configurandola come aiuto di Stato compatibile con il mercato interno e con le condizioni stabilite nel ‘Quadro temporaneo per le misure di aiuto di stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19’. In particolare la Commissione considera compatibili aiuti temporanei di importo limitato alle imprese che si trovano di fronte a un’improvvisa carenza o addirittura indisponibilità di liquidità purché siano soddisfatte tutte le condizioni specificamente indicate.

Tali aiuti - che possono essere accordati sotto forma di sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali e di pagamento o in altre forme, quali anticipi rimborsabili, garanzie, prestiti e partecipazioni - sono concessi entro e non oltre il 31 dicembre 2021 e il loro valore nominale totale deve rimanere sotto il massimale di 1.800.000 euro per ciascuna impresa beneficiaria.

La Commissione europea ha ritenuto che non possono avvalersi del credito d’imposta le medie imprese e grandi imprese che risultavano già in difficoltà al 31 dicembre 2019 secondo i parametri europei, mentre possono avvalersene le microimprese e le piccole imprese che erano già in difficoltà al 31 dicembre 2019 purché, alla data della concessione dell’aiuto, non siano soggette a procedure concorsuali per insolvenza e non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio o aiuti per la ristrutturazione.


(Vedi circolare n. 14 del 2021)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei DPI
Venerdì, 12 Novembre , 2021

L’agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 64/E dell’11 novembre 2021, ha istituito il codice tributo ‘6951’ denominato ‘Credito d’imposta sanificazione e acquisto dispositivi di protezione - articolo 32 del decreto legge n. 73/2021’ per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, dell’agevolazione in commento.

Il decreto legge Sostegni-bis ha infatti previsto il riconoscimento di un credito d’imposta nella misura del 30% delle spese sostenute nei mesi di giugno, luglio e agosto 2021 per la sanificazione degli ambienti e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuali (DPI) atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti, comprese le spese per la somministrazione di tamponi per Covid-19.

I soggetti beneficiari, indicati nell’articolo 32 del decreto, possono usufruire del credito d’imposta fino ad un massimo di 60 mila euro. A tal fine gli interessati devono aver comunicato, entro lo scorso 4 novembre, l’ammontare delle spese ammissibili sostenute.

Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione dal giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento delle Entrate che indica la percentuale del credito d’imposta fruibile determinata in base ai limiti di spesa. Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 10 novembre scorso ha determinato che la percentuale di fruizione del credito d’imposta è pari al 100% visto che il totale degli importi richiesti è risultato inferiore alle risorse stanziate .

Ciascun beneficiario può visualizzare il credito d’imposta fruibile, pari quindi al 30% della spesa ammissibile sostenuta, tramite il proprio cassetto fiscale.


(Vedi risoluzione n. 64 del 2021)

Credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di DPI - Chiarimenti
Venerdì, 5 Novembre , 2021
PREMESSA

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 13/E del 2 novembre 2021, fornisce chiarimenti in merito all’articolo 32 del decreto legge Sostegni-bis che ha previsto ‘Misure urgenti connesse all’emergenza da Covid-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali’

.

Il nuovo credito d’imposta presenta caratteristiche diverse rispetto a quello del decreto Rilancio, in particolare con riguardo ai soggetti beneficiari, alla misura del credito, al periodo agevolato, nonché alle modalità di utilizzo, in quanto, a differenza del precedente, non prevede la possibilità di cederlo.

Ambito soggettivo, misura del credito d’imposta e rilevanza fiscale

Per contrastare la diffusione del Covid-19 l’articolo 32 del decreto Sostegni-bis riconosce un credito d’imposta pari al 30% delle spese sostenute nei mesi da giugno ad agosto 2021 per la sanificazione degli ambienti e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuali (DPI) atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti. Il credito d’imposta può essere utilizzato anche per le spese relative alla somministrazione di tamponi per Covid-19.

Possono avvalersi del credito d’imposta i soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, gli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Ma non basta, perché nell’elenco figurano anche le strutture ricettive extra-alberghiere come i bed and breakfast.

Il credito d’imposta in argomento spetta fino ad un massimo di 60 mila euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 2021. Per quantificare il credito d’imposta spettante occorre moltiplicare l’ammontare del credito d’imposta richiesto per la percentuale che l’Agenzia delle Entrate comunicherà con apposito provvedimento, da emanare entro il 12 novembre 2021. Tale percentuale viene calcolata come rapporto tra l’ammontare complessivo stanziato e l’ammontare del credito d’imposta complessivamente richiesto dai contribuenti.

In merito al trattamento fiscale del credito d’imposta in parola è previsto che lo stesso:

  1. non concorre alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, comprese le relative addizionali regionali e comunali, né alla formazione del valore della produzione netta ai fini dell’Irap;
  2. non incide sul calcolo della quota di interessi passivi deducibile dal reddito d’impresa;
  3. non rileva ai fini della determinazione della quota di spese e altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, deducibile dal reddito di impresa.

Ambito oggettivo: le spese ammesse al credito d’imposta

Nel credito d’imposta sono comprese le spese per la sanificazione degli ambienti di lavoro, per la somministrazione di tamponi ai lavoratori, per l’acquisto di DPI, di detergenti e disinfettanti, come pure, di termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, per l’acquisto di dispositivi atti a garantire la sicurezza interpersonale come barriere e pannelli protettivi.

Sono escluse dal credito d’imposta le spese per la consulenza in materia di prevenzione e salute sui luoghi di lavoro, per l’addestramento e la stesura di protocolli sanitari.

Modalità di utilizzo del credito d’imposta

Il credito d’imposta sanificazione è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa oppure in compensazione.
Nel primo caso occorre fare riferimento alla dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui la spesa è stata sostenuta. Nel secondo caso, il credito d’imposta può essere utilizzato ‘a partire dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento di cui al punto 4.2’.

Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta l’Agenzia delle Entrate, con una risoluzione, istituirà un codice tributo e impartirà le istruzioni per la compilazione del modello F24 da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dalle Entrate. Infine, non è possibile cedere, in tutto o in parte, il credito d’imposta.

Entro il 12 novembre 2021 il direttore dell’Agenzia delle Entrate, con un provvedimento, renderà nota la quota percentuale dei crediti effettivamente fruibili, tenuto conto delle domande pervenute e delle risorse a disposizione.


(Vedi circolare n. 13 del 2021)

Istituzione dei codici tributo per l’utilizzo in compensazione del contributo a fondo perduto di cui all’art. 1, comma 30-bis, del decreto legge Sostegni-bis
Venerdì, 5 Novembre , 2021

L’articolo 1, comma 30 bis, del decreto legge Sostegni-bis ha previsto contributi a fondo perduto a favore di esercenti attività di impresa, arte e professione o che producono reddito agrario, titolari di partita Iva, residenti nel territorio nazionale, che nel secondo periodo di imposta antecedente a quello di entrata in vigore della legge n. 106 del 23 luglio 2021 che ha convertito il decreto Sostegni-bis, abbiano conseguito ricavi/compensi superiori a 10 milioni di euro e fino a 15 milioni, nella misura e alle condizioni stabilite dallo stesso comma 30 bis.

Tali contributi, come previsto dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 13 ottobre scorso, possono essere riconosciuti come crediti di imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, mediante presentazione del mod. F24 attraverso i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate.

Per consentirne l’utilizzo in compensazione, l’Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 63/E del 3 novembre 2021, ha istituito i seguenti codici tributo:

  • ’6938’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis - credito d’imposta da utilizzare in compensazione - art. 1, c. 30-bis, lett. a) Dl n. 73/2021’
  • ’6949’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis - credito d’imposta da utilizzare in compensazione - art. 1, c. 30-bis, lett. b) Dl n. 73/2021’
  • ’6950’ denominato ‘Contributo a fondo perduto Decreto Sostegni-bis - credito d’imposta da utilizzare in compensazione - art. 1, c. 30-bis, lett. c) Dl n. 73/2021’

In sede di compilazione del mod. F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione ‘ERARIO’, esclusivamente in corrispondenza della colonna ‘importi a credito compensati’.


(Vedi risoluzione n. 63 del 2021)

Regione Sicilia - Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del contributo di cui all’art. 17 della legge regionale 12 maggio 2020 n. 9
Giovedì, 28 Ottobre , 2021

La Regione Sicilia, con la legge n. 9 del 12 maggio 2020, ha previsto la concessione di un contributo parametrato alle imposte di spettanza della regione indicate nell’articolo 17 e versate per ciascuno dei primi tre periodi di imposta decorrenti da quello di presentazione dell’istanza.

Il contributo è utilizzabile esclusivamente in compensazione nei limiti dell’importo riconosciuto dall’Assessorato regionale dell’economia - Dipartimento delle finanze e del credito.

Per consentire l’utilizzo in compensazione del suddetto contributo, tramite il modello F24, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 60/E del 26 ottobre 2021, ha istituito il codice tributo ‘6947’ denominato ‘Regione Siciliana - contributo di cui all’articolo 17 della legge regionale 12 maggio 2020 n. 9’.

Il nuovo codice tributo è utilizzabile a decorrere dal 1°novembre 2021.


(Vedi risoluzione n. 60 del 2021)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per l’acquisto di veicoli usati di categoria M1 e ridenominazione del codice tributo ‘6903’
Giovedì, 28 Ottobre , 2021

Tra le agevolazioni contenute nel decreto legge n. 73 del 25 maggio 2021 trova posto un contributo per le persone fisiche che acquistano un veicolo di categoria M1 usato.

Tale contributo è riconosciuto solo in caso di adesione del cedente e fino ad esaurimento delle risorse stanziate. Il cedente riconosce al cessionario del veicolo l’importo del contributo e recupera tale importo quale credito d’imposta, utilizzabile esclusivamente in compensazione, presentando il mod. F24, mediante i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Per consentire l’utilizzo in compensazione del suddetto credito d’imposta, tramite modello F24, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 61/E del 27 ottobre 2021, ha istituito il codice tributo ‘6929’ denominato ‘Eco-Bonus Veicoli Cat. M1 usati - Recupero del contributo statale sotto forma di credito d’imposta - articolo 73-quinquies, comma 2, lettera d), Dl n. 73/2021’.

L’Agenzia delle Entrate, inoltre, procede alla ridenominazione del codice tributo ‘6903’ istituito con la risoluzione n. 82/E del 23 settembre 2019 per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per l’acquisto di veicoli di categoria M1 nuovi di fabbrica. La nuova denominazione è la seguente: ‘Eco-Bonus Veicoli Cat. M1, N1 e M1 speciali - Recupero del contributo statale sotto forma di credito d’imposta - art. 1, comma 1031 Legge n. 145/2018 e articolo 1, comma 657 Legge n. 178/2020’.


(Vedi risoluzione n. 61 del 2021)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in favore degli acquirenti di ‘prime case under 36’
Giovedì, 28 Ottobre , 2021

Il decreto legge Sostegni-bis ha introdotto nuove agevolazioni fiscali per l’acquisto della ‘prima casa’ con la finalità di favorire l’autonomia abitativa dei giovani.

In particolare l’agevolazione prevista nell’articolo 64, commi da 6 a 10, è rivolta agli acquirenti che non hanno ancora compiuto 36 anni di età nell’anno in cui stipulano l’atto di acquisto dell’immobile. In questo caso gli stessi hanno diritto ad un credito d’imposta di ammontare pari all’Iva corrisposta in relazione all’acquisto.

Inoltre, lo stesso credito d’imposta può essere portato in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentate dopo la data di acquisizione del credito, ovvero può essere utilizzato in diminuzione dell’Irpef dovuta in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data di acquisto.

Il credito d’imposta è inoltre attribuito solo in relazione agli atti stipulati tra il 26 maggio 2021 e il 30 giugno 2022.

Per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta in parola, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 62/E del 27 ottobre 2021, ha istituito il codice tributo ‘6928’ denominato ‘Credito d’imposta ‘prima casa under 36’ - art. 64, c. 7, Dl n. 73/2021’.


(Vedi risoluzione n. 62 del 2021)

Accollo del debito d’imposta altrui - attivazione del codice identificativo ‘80’ da indicare nel mod. F24
Sabato, 16 Ottobre , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 59/E del 6 ottobre 2021, istituisce il codice identificativo “80” denominato “Accollante del debito di imposta”.
Il decreto legge n. 124/2019 ha disposto che chiunque si accolli il debito d’imposta altrui, procede al relativo pagamento secondo le modalità previste dalle normative vigenti. Inoltre, per il pagamento, è vietato l’utilizzo in compensazione di crediti dell’accollante.
I versamenti effettuati in violazione di tale disposizione si considerano come non avvenuti.

Il nuovo codice identificativo è indicato nell’omonimo campo della sezione “Contribuente” del mod. F24, unitamente al codice fiscale dell’accollante che effettua il pagamento del debito d’imposta altrui. Gli interessati devono ricordare che il codice identificativo “80” va indicato esclusivamente nei modelli F24 presentati dall’accollante tramite i servizi telematici delle Entrate, ai fini del pagamento dei debiti dell’accollato. Inoltre, per il pagamento è fatto divieto all’accollante di utilizzare in compensazione i propri crediti, pena lo scarto del modello F24. Il saldo del mod. F24 è addebitato sul conto intestato al codice fiscale dell’accollante.

Qualora il pagamento dei debiti d’imposta dell’accollato venga effettuato in tutto o in parte, utilizzando in compensazione i crediti dello stesso accollato, quest’ultimo è tenuto a provvedere autonomamente presentando uno o più modelli F24 nei quali saranno indicati i propri debiti pagati e i crediti compensati. Le presenti istruzioni trovano applicazione a decorrere dal 12 ottobre 2021.


(Vedi risoluzione n. 59 del 2021)

Decreto legge Sostegni-bis - Agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa da parte di under 36
Sabato, 16 Ottobre , 2021

Il decreto legge Sostegni-bis, come modificato dalla legge di conversione n. 106 del 23 luglio 2021, ha introdotto nuove agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa in favore dei giovani under 36. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 12/E del 14 ottobre 2021, ha fornito chiarimenti sul bonus rivolto ai giovani e finalizzato a favorire l’autonomia abitativa.

Gli interessati devono avere un valore dell’Isee non superiore a 40 mila euro annui. La misura prevede l’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale e, in caso di acquisto soggetto ad Iva, il riconoscimento di un credito d’imposta di ammontare pari al tributo corrisposto in relazione all’acquisto.

È inoltre prevista l’esenzione dall’imposta sostitutiva per i finanziamenti erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili ad uso abitativo. Tali agevolazioni trovano applicazione agli atti stipulati nel periodo compreso tra il 26 maggio 2021 e il 30 giugno 2022.

REQUISITI SOGGETTIVI

Come sopra evidenziato i requisiti soggettivi sono: non aver compiuto 36 anni di età nell’anno in cui l’atto è rogitato e avere un valore dell’Isee non superiore a 40 mila euro annui.
In merito al primo requisito il legislatore ha introdotto un limite per fruire dell’agevolazione rappresentato dall’età. Gli interessati devono prestare particolare attenzione perché chi stipulerà un atto di acquisto di un immobile ad uso abitativo nell’ottobre 2021 e compirà 36 anni a dicembre 2021, non potrà beneficiare dell’agevolazione. Questo in quanto il bonus si applica ai soggetti che nell’anno solare in cui stipulano l’atto traslativo non hanno ancora compiuto il trentaseiesimo anno d’età.
Il secondo requisito circoscrive l’agevolazione ad un valore dell’Isee da parte del soggetto acquirente non superiore a 40 mila euro annui. La presentazione della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) che è un documento contenente dati anagrafici, patrimoniali e reddituali del nucleo familiare e tramite la quale viene richiesta l’attestazione Isee, deve avvenire antecedentemente alla stipula dell’atto di acquisto o contestualmente.

Non è possibile, infatti, per il contribuente ottenere un Isee con validità retroattiva, rilasciato sulla base di una Dsu presentata in una data successiva a quella dell’atto. Il contribuente deve dunque essere in possesso di un Isee in corso di validità alla data del rogito.
Al momento della stipula dell’atto il soggetto interessato deve dichiarare nello stesso di avere un valore Isee non superiore a 40 mila euro riferito all’intero nucleo familiare e di essere in possesso della relativa attestazione in corso di validità o di aver già provveduto a richiederla prima della stipula dell’atto.

REQUISITI OGGETTIVI

In merito ai requisiti oggettivi occorre fare riferimento alla disciplina delle c.d. agevolazioni ‘prima casa’ di cui alla nota II-bis, posta in calce all’articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al TUR.
Tra gli immobili ammessi al beneficio rientrano le abitazioni di tipo civile, quelle economiche, popolari, ultra popolari, le abitazioni di tipo rurale ed i villini. Sono fuori, invece, le abitazioni di tipo signorile, le ville ed i castelli.

L’agevolazione si applica a tutti gli atti che comportano il trasferimento oneroso della proprietà, il trasferimento o la costituzione di diritti reali di godimento delle case di abitazione.
La disciplina agevolativa in esame non è applicabile ai contratti preliminari di compravendita, considerato che la norma agevolativa fa esclusivo riferimento ai soli atti traslativi o costitutivi a titolo oneroso.

La tassazione del contratto preliminare non cambia; sono dovuti l’imposta di registro per l’atto, gli acconti e la caparra. L’imposta di registro corrisposta è imputata all’imposta principale dovuta per la registrazione del contratto definitivo. Nel caso in cui l’imposta proporzionale corrisposta per la caparra confirmatoria e per gli acconti di prezzo risulti superiore all’imposta di registro dovuta per il contratto definitivo, spetta il rimborso della maggiore imposta proporzionale versata per la registrazione del contratto preliminare, secondo le regole previste dall’art. 77 del TUR.

Dunque, in presenza delle condizioni di legge, è possibile recuperare l’imposta proporzionale versata relativamente ad acconti e caparra, atteso che l’acquirente non avrà modo di scomputare alcuna imposta dall’acquisto definitivo. A tal fine, dopo la stipula del contratto definitivo di compravendita, è possibile presentare l’istanza di rimborso per il recupero dell’imposta proporzionale versata per acconti e caparra.
Non sono, invece, recuperabili l’imposta in misura fissa versata per la stipula del contratto preliminare e, in caso di acconto soggetto a Iva, l’ulteriore imposta in misura fissa versata per tale pattuizione.

OGGETTO DELL’AGEVOLAZIONE

In relazione ai trasferimenti a titolo oneroso di immobili per i quali ricorrano le condizioni ‘prima casa’ l’acquirente ha diritto, nei casi in cui l’atto di acquisto sia soggetta ad imposta di registro, all’esenzione dalla stessa e dalle imposte ipotecaria e catastale.

Per gli acquisti soggetti ad Iva, quando non trova applicazione il regime di esenzione di cui al decreto Iva, si applica un credito d’imposta di ammontare pari all’Iva corrisposta in relazione all’acquisto. L’esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale è riferibile, infatti, anche agli atti assoggettati ad Iva in virtù del rinvio operato dal comma 7, art. 10, del decreto Iva .

Il credito d’imposta può essere fatto valere in sede di presentazione della prima dichiarazione dei redditi successiva all’acquisto, ovvero della dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui è stato effettuato l’acquisto stesso.

Sul punto la circolare evidenzia che nel mod. Redditi PF 2021 non è previsto uno specifico campo in cui indicare il nuovo credito d’imposta ‘prima casa under 36’, ma grazie ad un’implementazione dei prodotti software di compilazione e controllo resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate, sarà possibile fruire del nuovo credito d’imposta ‘prima casa under 36’ già nel mod. Redditi PF 2021.

L’importo del credito d’imposta in questione potrà essere indicato nel rigo CR7, colonna 2, dedicato al credito d’imposta per il riacquisto della ‘prima casa’. Per distinguere il credito d’imposta per ‘prima casa under 36’ dal credito d’imposta per riacquisto ‘prima casa’, il contribuente intenzionato a fruire del nuovo credito indicherà il codice “1” nel frontespizio del modello e non potrà compilare la colonna 1 del rigo CR7.

Nell’ipotesi di compresenza del credito ‘prima casa under 36’ e del credito ‘prima casa’ non è possibile indicare nel rigo CR7 entrambi i crediti e, pertanto, il contribuente dovrà esporre ed utilizzare nella dichiarazione Redditi PF 2021 solo uno di essi, rinviando l’esposizione e l’utilizzo dell’altro credito nella dichiarazione dell’anno successivo.

La circolare precisa che è sempre possibile fruire nel mod. Redditi PF 2021, ove più conveniente, del credito d’imposta ‘prima casa’ maturato nel 2020 o nel 2021 e fruire del credito d’imposta ‘prima casa under 36’ nella modulistica dichiarativa relativa all’anno d’imposta 2021.

La mancata esposizione nel mod. Redditi PF 2021 del credito d’imposta ‘prima casa’ maturato nel 2020, a causa dell’impossibilità del contemporaneo utilizzo di entrambe le agevolazioni, non pregiudica il suo utilizzo nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2021.

Nell’ipotesi di co-acquisto di un immobile ad uso abitativo, la misura del vantaggio fiscale andrà calcolata pro-quota, in favore dei soggetti acquirenti. In relazione all’acquisto effettuato da coniugi, qualora solo uno possegga i requisiti per fruire dell’agevolazione, il beneficio fiscale si applica solo limitatamente alla quota da esso acquistata.

Sul co-acquirente non in possesso dei requisiti di legge grava l’applicazione del minimo d’imposta di legge, pari a 1.000 euro per quella di registro e a 50 euro per l’imposta ipotecaria e altri 50 euro per quella catastale.

Pertanto, in caso di co-acquisto di un immobile ad uso abitativo, ove solo uno degli acquirenti abbia i requisiti previsti per l’agevolazione ‘prima casa under 36’:

  • la quota di sua spettanza beneficerà dell’agevolazione;
  • la quota del soggetto eventualmente titolare della sola agevolazione ‘prima casa’ beneficerà degli effetti della relativa disciplina;
  • la quota del soggetto non titolare di alcuna agevolazione sconterà le imposte in misura ordinaria.

L’agevolazione ‘prima casa’ trova applicazione anche con riferimento alle pertinenze dell’immobile principale. Dunque, in presenza dei requisiti previsti dal decreto Sostegni-bis e nel rispetto della Nota II-bis), articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al Tur, anche l’acquisto delle pertinenze è riconducibile nell’ambito del regime agevolativo ‘prima casa under 36’. Tale acquisto può avvenire contestualmente a quello dell’abitazione principale o con atto separato. In questo secondo caso anche l’acquisto della pertinenza deve avvenire entro il termine di validità temporale dell’agevolazione in esame.

CREDITO D’IMPOSTA DA RIACQUISTO

Per le compravendite immobiliari che beneficiano dell’agevolazione ‘prima casa under 36’ il contribuente non matura l’ulteriore credito d’imposta da riacquisto di cui all’art. 7, commi 1 e 2, della legge n. 448/1998.
Lo stesso credito d’imposta non compete all’acquirente nemmeno in relazione agli acquisti con atto soggetto ad Iva, sebbene in tal caso il nuovo acquisto sia formalmente soggetto a detta imposta.
Ciò perché nelle compravendite soggette ad Iva, la disposizione agevolativa già prevede un ristoro pari all’Iva corrisposta in relazione all’acquisto, sotto forma di credito d’imposta, in forza del quale l’imposta dovuta diventa, di fatto, pari a zero.
Qualora fosse ammesso anche il credito d’imposta per il riacquisto ‘prima casa’ verrebbe riconosciuto al contribuente un doppio beneficio che andrebbe oltre la ratio della norma.

IMPOSTA DI BOLLO, TASSA IPOTECARIA E TRIBUTI PER LA VOLTURA CATASTALE

Per l’agevolazione ‘prima casa under 36’ continua a trovare applicazione la disciplina ordinaria prevista dall’articolo 10, comma 3, del Dlgs n. 23/2011 che prevede l’esenzione dall’imposta di bollo, dai tributi speciali e dalle tasse ipotecarie in relazione agli atti indicati all’articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al TUR.
Gli acquisti agevolati sono dunque soggetti all’applicazione dell’imposta di registro in misura proporzionale. Per quanto riguarda gli atti di acquisto soggetti a Iva, trovano conferma le imposte in precedenza specificate.

LIBERALITA’ INDIRETTE

Il documento di prassi amministrativa ricorda che nel caso di liberalità indiretta collegata ad atti concernenti il trasferimento di diritti immobiliari per i quali sia prevista l’applicazione dell’imposta di registro, in misura proporzionale, o dell’Iva, non si applica l’imposta di donazione. La stessa non trova applicazione anche qualora l’atto di compravendita, al quale la liberalità è collegata, sia esentato dal pagamento dell’imposta di registro in quanto accede ai benefici fiscali.

Una diversa interpretazione che comporti l’applicazione dell’imposta di donazione alle liberalità indirette, in caso di esenzione dall’imposta di registro proporzionale, non risulterebbe coerente con la ratio della disciplina e sarebbe un deterrente per l’accesso all’agevolazione.

FINANZIAMENTI

Relativamente ai finanziamenti erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili ad uso abitativo per i quali sussistono le condizioni ‘prima casa’ il decreto legge Sostegni-bis ha disposto, con l’articolo 64, l’esenzione ‘dall’imposta sostitutiva delle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e delle tasse sulle concessioni governative, prevista in ragione dello 0,25%’ della somma mutuata ‘dall’art. 18 Dpr n. 601/1973’.

Per fruire del bonus il finanziamento deve essere erogato per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di immobili agevolabili da soggetti mutuatari che non hanno ancora compiuto 36 anni di età e che sono in possesso di un Isee non superiore a 40 mila euro annui.

Al fine di godere delle agevolazioni fiscali il mutuatario deve dichiarare la sussistenza dei requisiti nel contratto di mutuo o in un documento allegato.

Lo stesso mutuatario-acquirente ha la possibilità di richiedere l’esenzione dal pagamento dell’imposta sostitutiva qualora l’atto di acquisto dell’immobile per il quale è richiesto il finanziamento sia stato stipulato senza avvalersi dell’esenzione di cui all’art. 67, commi 6 e 7, del decreto legge Sostegni-bis, nonché qualora, nello stesso, l’acquirente non abbia fatto richiesta di beneficiare dell’ordinaria agevolazione ‘prima casa’, sempre che ovviamente sia in possesso dei requisiti prescritti.

La circolare precisa, inoltre, che l’esenzione dal pagamento dell’imposta sostitutiva non comporta l’applicazione, con riferimento ai relativi atti di finanziamento, dell’imposta di registro, di bollo, ipotecaria e catastale e delle tasse sulle concessioni governative, alternativamente previste alla prima.

VALIDITA’ TEMPORALE DELLE AGEVOLAZIONI

Le agevolazioni si applicano agli atti di trasferimento e di finanziamento stipulati tra il 26 maggio 2021 e il 30 giugno 2022.

INSUSSISTENZA DEI REQUISITI E DECADENZA DALLE AGEVOLAZIONI

Nel caso di insussistenza delle condizioni e dei requisiti per beneficiare delle agevolazioni o di decadenza dalle agevolazioni è previsto il recupero delle imposte dovute, con l’applicazione di interessi e sanzioni.

Qualora sia riscontrata la sola insussistenza dei requisiti previsti per il bonus ‘prima casa under 36’, in caso di atto soggetto a imposta di registro, questa è recuperata nella misura del 2% e le imposte ipotecaria e catastale sono applicate nella misura fissa di 50 euro ciascuna. Se si riscontra l’insussistenza dei requisiti per beneficiare del credito d’imposta in relazione ad un atto di acquisto di un immobile soggetto ad Iva, il credito viene meno e si procede al recupero dello stesso, se già utilizzato.

Resta ferma l’applicazione dell’Iva al 4% al ricorrere dei requisiti per l’acquisto della ‘prima casa’.
La decadenza dalle agevolazioni ‘prima casa’ si verifica: in caso di dichiarazione mendace sulla sussistenza dei requisiti; mancato trasferimento della residenza nei termini previsti; alienazione infraquinquennale non seguita dal riacquisto entro l’anno; mancata alienazione della precedente ‘prima casa’ entro l’anno dall’acquisto della nuova ‘prima casa’.

APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA DEL PREZZO-VALORE

In mancanza dei requisiti per beneficiare del bonus ‘prima casa’ o in caso di decadenza dall’agevolazione il contribuente può fruire della disciplina del c.d. ‘prezzo-valore’ a patto che ne abbia fatto espressa richiesta nell’atto di acquisto.

La regola del ‘prezzo-valore’ prevede la tassazione del trasferimento di un immobile sulla base del suo valore catastale, indipendentemente dal corrispettivo concordato nell’atto di compravendita. Questa regola, tuttavia, si applica solo per gli acquisti di immobili ad uso abitativo effettuati da persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di attività d’impresa. E non trova applicazione, inoltre, alle vendite assoggettate ad Iva.

Tecnicamente il criterio del ‘prezzo-valore’ non costituisce un’agevolazione fiscale ma una diversa modalità di determinazione della base imponibile per il pagamento dell’imposta di registro. Tale metodo rappresenta una deroga al criterio ordinario.

CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA

In considerazione del fatto che la disciplina sul bonus ‘prima casa’ trova applicazione già agli atti stipulati a partire dal 26 maggio 2021, gli uffici delle Entrate valuteranno, caso per caso, la non applicabilità delle sanzioni qualora riscontrino condizioni di obiettiva incertezza in relazione a comportamenti difformi adottati dai contribuenti prima della pubblicazione di questa circolare.


(Vedi circolare n. 12 del 2021)

Esonero versamento dell’Irap-Chiarimenti
Sabato, 2 Ottobre , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 58/E del 29 settembre 2021, fornisce chiarimenti in merito all’applicazione dell’articolo 24 del decreto legge Rilancio.

All’Amministrazione finanziaria era stato chiesto se il saldo Irap 2019, che poteva fruire dell’esonero, dovesse essere indicato nel prospetto relativo agli aiuti di Stato della dichiarazione annuale relativa al periodo d’imposta 2019, oppure in quello relativo alla dichiarazione annuale del periodo d’imposta 2020. Qualora fosse corretta la prima ipotesi, si chiedeva, inoltre, di chiarire gli effetti dell’omissione e le modalità con le quali regolarizzare l’errore.

L’Agenzia ricorda quanto disposto dal decreto legge citato secondo il quale non è dovuto il versamento del saldo dell’Irap relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, fermo restando il versamento dell’acconto dovuto per il medesimo periodo d’imposta. Non è parimenti dovuto il versamento della prima rata dell’acconto Irap relativa al periodo d’imposta 2020 il cui importo in ogni caso è escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta.

In merito all’indicazione delle somme non versate nel prospetto relativo agli aiuti di Stato della dichiarazione Irap, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 25/E/2020, ha chiarito che i contribuenti che fruiscono dell’esonero dal versamento del saldo Irap 2019 sono tenuti a compilare nel mod. Irap 2020 la sezione XVIII del quadro IS.

La mancata compilazione del quadro IS nella dichiarazione IRAP relativa al periodo d’imposta 2019 può essere tuttavia regolarizzata mediante presentazione di una dichiarazione integrativa, versando per l’errore commesso la sanzione definibile mediante ravvedimento operoso.


(Vedi risoluzione n. 58 del 2021)

Stralcio dei debiti fino a 5 mila euro - Art. 4, commi da 4 a 9, del Decreto Sostegni
Sabato, 25 Settembre , 2021

Premessa

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 11/E del 22 settembre 2021, fornisce chiarimenti e indicazioni operative in merito all’articolo 4 del decreto legge Sostegni che ha introdotto una nuova definizione dei carichi di importo ridotto affidati all’agente della riscossione.

Il Ministero dell’Economia e Finanze, con un decreto del 14 luglio 2021, ha definito termini e modalità di annullamento automatico dei debiti fino a 5 mila euro e la conseguente eliminazione delle scritture patrimoniali dagli enti creditori. Non trovano applicazione le disposizioni in materia di discarico per inesigibilità dei carichi iscritti a ruolo.

Debiti oggetto di Stralcio

Il decreto Sostegni ha disposto l’annullamento automatico di tutti i debiti di importo fino a 5 mila euro, comprensivo di capitale, interessi e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati all’agente della riscossione dal 1°gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

La misura interessa i carichi affidati da qualunque ente creditore, pubblico e privato, che sia ricorso all’utilizzo del sistema di riscossione a mezzo ruolo.

L’importo massimo di 5 mila euro considera il capitale, gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo e le sanzioni; non si computano, invece, gli aggi di riscossione, gli interessi di mora e le eventuali spese di procedura. Tale limite non riguarda l’importo complessivo della singola cartella di pagamento, ma quello dei singoli carichi ivi contenuti.

La conseguenza è che in caso di più carichi iscritti a ruolo, rileva l’importo di ciascuno: se i singoli carichi non superano il tetto di 5 mila euro, ognuno può beneficiare dell’annullamento; è anche possibile che nella stessa cartella figurino carichi rientranti nello Stralcio, perché di importo inferiore a 5 mila euro, e altri esclusi in quanto superiori alla soglia indicata.

Come disposto dal decreto Sostegni, lo stralcio si applica anche con riferimento ai debiti rientranti nelle definizioni agevolate previste:

  • dalla Rottamazione-ter;
  • dalla legge di Bilancio 2019 - c.d. Saldo e stralcio;
  • dal decreto legge n. 34/2019;
Lo Stralcio, invece, non si applica con riferimento a:
  • le somme dovute a titolo di recupero degli aiuti di Stato;
  • i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  • le multe, le ammende, le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  • l’Iva riscossa all’importazione;
Considerato che il decreto Sostegni fa riferimento a debiti di importo residuo alla data del 23 marzo 2021, rientrano nello Stralcio anche i carichi originariamente di importo superiore a 5 mila euro, ma che, ad esempio, a seguito di un provvedimento di sgravio o di un pagamento parziale, anche in attuazione di definizioni agevolate, alla predetta data risultino al di sotto del tetto di 5 mila euro. Per individuare i carichi definibili occorre fare riferimento non alla data di notifica della cartella di pagamento, ma a quella di affidamento del carico all’agente della riscossione.

Dall’analisi della norma emerge che fino al prossimo 31 ottobre per i debiti rientranti nel perimetro applicativo dello Stralcio sono sospesi sia le attività di riscossione che i relativi termini di prescrizione. Gli interessati devono prestare attenzione perché le somme pagate prima dell’annullamento automatico non possono essere rimborsate.

Attraverso un servizio messo a disposizione dall’Ader è possibile verificare se i debiti ammessi alle predette definizioni agevolate possono essere oggetto di Stralcio. Se dal controllo del piano di pagamento, attraverso il servizio indicato, emerge la presenza di carichi potenzialmente interessati dall’annullamento e se nel periodo d’imposta 2019, il contribuente ha conseguito un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi non superiore a 30 mila euro, è possibile, con lo stesso servizio, procedere in autonomia alla richiesta e alla stampa dei moduli di pagamento da utilizzare per il versamento delle rate ancora dovute, calcolate al netto delle somme relative ai suddetti carichi.

Soggetti interessati e limiti reddituali

Per essere oggetto di Stralcio i debiti devono riguardare: persone fisiche che nell’anno d’imposta 2019 hanno percepito un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi fino a 30 mila euro; soggetti diversi dalle persone fisiche che nel periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2019 hanno conseguito un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi fino a 30 mila euro.

Considerato che lo Stralcio comporta un annullamento o comunque una riduzione dei debiti, l’Agenzia ritiene che, con esclusivo riferimento alle persone fisiche, possano trovare applicazione le regole previste per la determinazione del c.d. ‘reddito di riferimento per le agevolazioni fiscali’. Tuttavia il decreto Sostegni, ai fini della verifica del limite reddituale per l’accesso allo Stralcio, fa riferimento al reddito imponibile che considera il reddito complessivo al netto della deduzione per la prima casa e degli altri oneri deducibili.

Proprio in considerazione del richiamo normativo al reddito imponibile, ai fini della verifica del limite reddituale per l’accesso allo Stralcio, è necessario sommare al reddito imponibile (e non al reddito complessivo) i redditi assoggettati a cedolare secca e all’imposta sostitutiva del citato regime forfetario. Non va, invece, sommato l’importo pari al rendimento nozionale previsto dalla disciplina relativa all’Ace proprio in virtù del richiamo al reddito imponibile.

In sintesi, per il mod. 730-3 e per il mod. Redditi 2020 si considera la somma dei seguenti redditi:

  • reddito imponibile Irpef;
  • reddito assoggettato alla cedolare secca;
  • reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni;
Si considerano le Certificazioni Uniche 2020 e le dichiarazioni 730 e Redditi PF 2020 presenti nella banca dati delle Entrate alla data del 14 luglio 2021 (data di emanazione del dm).

Non vengono considerate le dichiarazioni che contengono solo il frontespizio o il prospetto dei familiari a carico oppure i soli quadri RM, RT, RW, RX, AC, RV, rigo 9 e rigo 17. In caso di presenza per lo stesso soggetto sia di dichiarazioni mod. 730 sia di dichiarazioni mod. Redditi PF si tiene conto dell’ultima dichiarazione pervenuta.

Per quanto concerne i soggetti diversi dalle persone fisiche, la verifica del limite reddituale per accedere allo Stralcio richiede il riferimento ai modelli dichiarativi Redditi Società di capitali, Società di persone e Enti non commerciali.

Ai fini dello Stralcio:

  • in caso di dichiarazione ultrannuale presentata da società sottoposte a procedure concorsuali, viene presa in considerazione la dichiarazione che ricomprende il periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2019;
  • in caso di dichiarazione presentata da società che abbiano optato per il regime del consolidato, viene presa in considerazione solo la dichiarazione del soggetto che partecipa al consolidato, ossia del soggetto che ha presentato il modello RSC.

Termini e modalità di annullamento automatico dei debiti di importo residuo fino a 5 mila euro

Procedura di riconoscimento dei debiti oggetto di Stralcio

Al 20 agosto 2021 l’agente della riscossione ha trasmesso all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei codici fiscali, presenti nel proprio sistema informativo alla data del 23 marzo scorso, delle persone fisiche e dei soggetti diversi dalle persone fisiche aventi uno o più debiti di importo residuo, alla stessa data del 23 marzo 2021, fino a 5 mila euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai carichi affidati dal 1°gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

Entro il 30 settembre 2021, l’Agenzia delle Entrate restituisce all’agente della riscossione il predetto elenco dei codici fiscali, segnalando quelli relativi a soggetti che, sulla base delle dichiarazioni dei redditi e delle Certificazioni uniche presenti nella propria banca dati alla data del 14 luglio 2021 risultano aver conseguito redditi imponibili superiori ai limiti previsti per i quali, pertanto, non si procede all’annullamento dei debiti.

Annullamento dei debiti

L’annullamento dei debiti è effettuato alla data del 31 ottobre 2021, relativamente ai soggetti i cui codici fiscali non sono segnalati dall’Agenzia delle Entrate, per cui i debiti oggetto di Stralcio si intendono tutti automaticamente annullati.

L’agente della riscossione provvede allo Stralcio senza comunicarlo al contribuente che può, tuttavia, verificarne l’annullamento dei debiti attraverso la consultazione della propria situazione debitoria nelle modalità rese disponibili dall’Ader.

Discarico

Ai fini del discarico conseguente all’annullamento, senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore, e dell’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente della riscossione trasmette agli enti interessati, entro il 30 novembre 2021, l’elenco delle quote annullate. Il discarico non opera per le quote inserite nell’elenco prive dei requisiti reddituali e temporali previsti per lo Stralcio.

Richiesta di rimborso delle spese di notifica e di quelle per le procedure esecutive

Entro il 15 novembre 2021 l’agente della riscossione presenta al Mef la richiesta di rimborso delle spese di notifica delle cartelle di pagamento, nonché di quelle per le procedure esecutive, relative alle quote erariali e non annullate per effetto dello Stralcio.
Il rimborso è effettuato, con oneri a carico del bilancio dello Stato, in due rate:

  • la prima, di ammontare non inferiore al 70% del totale, scadente il 31 dicembre 2021;
  • la seconda per l’ammontare residuo, scadente il 30 giugno 2022.
Come precisato nella relazione di accompagnamento al decreto Sostegni non sono dovuti gli interessi.


(Vedi circolare n. 11 del 2021)

Istituzione delle causali contributo per il versamento dei contributi di spettanza della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense
Venerdì, 10 Settembre , 2021
Con una nota dello scorso 14 luglio la Cassa Forense ha richiesto l’istituzione di ulteriori causali contributo rispetto a quelle già istituite a gennaio e maggio 2021. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 56/E del 6 settembre 2021, ha istituito le seguenti causali contributo: ‘E105’ denominata ‘CASSA FORENSE - integrazione contr. minimo soggettivo (12 mesi)’ e ‘E106’ denominata ‘CASSA FORENSE - interessi integrazione contr. minimo soggettivo’. Le suddette causali contributo sono operativamente efficaci dal 15 settembre 2021 e naturalmente verranno utilizzate per il versamento, tramite il modello F24, dei contributi di spettanza della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense.
(Vedi risoluzione n. 56 del 2021)

Chiarimenti in ordine alla disciplina agevolativa in materia di trasformazione in crediti di imposta delle attività per imposte anticipate relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE a seguito di operazioni di aggregazione aziendale
Venerdì, 10 Settembre , 2021

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 57/E del 7 settembre 2021, fornisce chiarimenti in merito alla disciplina agevolativa, contenuta nella legge di Bilancio 2021, che consente la trasformazione in credito d’imposta di determinate attività per imposte anticipate in caso di operazioni di aggregazione aziendale realizzate attraverso operazioni di fusione, scissione o conferimento d’azienda tra soggetti indipendenti che vengano approvate o deliberate dall’organo amministrativo competente delle società partecipanti ovvero del conferente, entro il 31 dicembre 2021.

La disciplina della trasformazione in credito d’imposta di determinate DTA (deferred tax asset) ha l’obiettivo di incentivare i processi di aggregazione tra imprese allo scopo di ridurre il differenziale di competitività tra piccole e grandi imprese, che si presenta particolarmente rilevante in Italia rispetto agli altri Paesi.

Il documento di prassi amministrativa conferma che la stessa disciplina trova applicazione anche nelle ipotesi di operazioni di aggregazione che coinvolgano più di due soggetti.

Il comma 234 della citata legge di Bilancio 2021 dispone, infatti, che, in caso di fusioni e scissioni, le DTA sono trasformabili in credito d’imposta nel limite del 2% della somma delle attività dei soggetti partecipanti ‘senza considerare il soggetto che presenta le attività di importo maggiore, ovvero al 2 per cento della somma delle attività oggetto di conferimento’. La disciplina, anche se riferita ad un’unica operazione di aggregazione a cui partecipano più di due soggetti, deve essere applicata anche nel caso di più operazioni distinte, approvate o deliberate entro il 2021.

Il comma 240 stabilisce che la disciplina agevolativa può trovare applicazione una sola volta per ciascun beneficiario o risultante, indipendentemente dal numero delle operazioni societarie realizzate. Di fatto, ogni soggetto può usufruire una sola volta del meccanismo mentre non ci sono limiti al numero di operazioni realizzabili. Diversamente la norma avrebbe dovuto limitare espressamente la trasformazione ad una sola operazione.

L’intesa che mette d’accordo il vincolo di applicazione dell’agevolazione ad una sola volta per ogni soggetto e la possibilità di estendere il beneficio a più operazioni, per l’Agenzia, può trovarsi nelle modalità di quantificazione dello stesso basato sugli attivi dei soggetti partecipanti che, conseguentemente, possono partecipare una sola volta alla quantificazione del beneficio.
In altre parole, indipendentemente dal numero delle operazioni realizzate e dai soggetti coinvolti, il beneficio deve essere calcolato considerando le operazioni come un’aggregazione unitaria, in cui sono gli attivi dei partecipanti a dover concorrere una volta sola alla determinazione delle DTA trasformabili. In quest’ottica, dice la risoluzione ‘la disposizione in esame sarebbe volta ad evitare un effetto moltiplicativo del beneficio fiscale sullo stesso attivo richiedendo che, in caso di più operazioni, l’attivo dello stesso soggetto non possa concorrere più volte ai fini della trasformazione di DTA’ .

La risoluzione riporta un esempio riguardante il caso di due soggetti, A e B e di un successivo conferimento d’azienda da parte della società risultante dalla fusione a un terzo conferitario, C. Ipotizzando che l’attivo di A sia maggiore dell’attivo di B, a sua volta maggiore di quello di C, si avrebbe una prima trasformazione di DTA fino al 2% dell’attivo di B per effetto della fusione e poi una seconda trasformazione di DTA fino al 2% degli attivi conferiti (ovvero di A e B).
In questa situazione, la norma sarebbe formalmente rispettata e l’attivo di B avrebbe concorso due volte alla trasformazione di DTA, producendo un’incoerenza e una contraddittorietà del sistema.

In conclusione, la disciplina introdotta dalla legge di Bilancio è applicabile anche nell’ipotesi di più operazioni distinte approvate o deliberate nel 2021, a patto che ai fini della determinazione delle DTA trasformabili in ciascuna operazione, lo stesso attivo possa partecipare una sola volta. Quindi, se in un’operazione l’attivo di un soggetto ha concorso a determinare l’ammontare di DTA trasformabili, lo stesso attivo non potrà essere considerato in un’operazione successiva.


(Vedi risoluzione n. 57 del 2021)

Dichiarazione di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine nella Ue di imbarcazioni da diporto e di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità
Venerdì, 3 Settembre , 2021

La legge n. 178 del 30 dicembre 2020 (legge di Bilancio 2021) ha apportato novità alle prestazioni di servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili di imbarcazioni da diporto e di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità.

Tali novità trovano applicazione alle operazioni poste in essere dal sessantesimo giorno successivo all’adozione del provvedimento direttoriale datato 14 agosto 2021 che ha approvato il modello di dichiarazione della percentuale di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine, nel territorio della Ue, di imbarcazioni da diporto e per la dichiarazione di esistenza della condizione di navigazione in alto mare che il committente delle prestazioni è tenuto a presentare.

Spetta al committente, all’armatore, al proprietario dell'imbarcazione, al comandante della nave la presentazione di detta dichiarazione attraverso i canali telematici delle Entrate. Può farlo, parimenti, un intermediario delegato. Alla presentazione della dichiarazione segue il rilascio di una ricevuta telematica con l’indicazione del numero di protocollo di ricezione.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 54/E del 6 agosto 2021, ha fornito i primi chiarimenti destinati a consentire una più agevole effettuazione dell’adempimento dichiarativo con riferimento alle casistiche segnalate dagli operatori.

Presentazione della dichiarazione telematica da parte dei soggetti non residenti, non stabiliti, non identificati nel territorio dello Stato

Per i soggetti non residenti, privi di rappresentante fiscale o di identificazione diretta, è prevista la possibilità di trasmettere la comunicazione inviando copia scansionata del modello di dichiarazione, sottoscritto con firma autografa, insieme alla copia di un documento di identità in corso di validità, al Centro Operativo di Pescara, specificando nell’oggetto del messaggio DICHIARAZIONE ‘NAUTICA’ ALTERNATIVA AL PROVVEDIMENTO 15 GIUGNO 2021.

Il Centro Operativo invierà allo stesso indirizzo email da cui è pervenuta la dichiarazione il numero di protocollo di quest’ultima. Una copia della documentazione andrà inviata dal dichiarante al cedente/prestatore, specificando il numero di protocollo di ricezione della dichiarazione telematica.
La predetta modalità di trasmissione della dichiarazione riguarda esclusivamente i soggetti non residenti, non stabiliti e non identificati in Italia.

Presentazione della dichiarazione telematica nei casi di cd. fornitori indiretti

In relazione ai casi in cui il regime di non imponibilità sia invocato non solo dai fornitori diretti ma anche con riferimento a prestazioni di servizi e/o cessioni di beni non effettuate direttamente nei confronti del dichiarante o i casi di bunkeraggio navale, la risoluzione ricorda che il dichiarante deve presentare la dichiarazione indicando i dati dei soli fornitori diretti nella Sezione II del Quadro B, ai quali la dichiarazione è resa disponibile.
Il fornitore, ricevuta la copia della dichiarazione, dovrà a sua volta trasmetterla ai propri cedenti o prestatori che abbiano titolo ad applicare il regime di non imponibilità Iva.

Ciascun fornitore, diretto o indiretto, è tenuto ad indicare il protocollo della dichiarazione rilasciato dall’Agenzia delle Entrate nelle fatture emesse.

Presentazione della dichiarazione attestante l’utilizzo del mezzo di trasporto per la navigazione in alto mare nell’ipotesi di navi in costruzione

Per le imbarcazioni in corso di costruzione, in relazione alla presentazione dell’adempimento dichiarativo, tenuto conto che la verifica a consuntivo della sussistenza della condizione della navigazione in alto mare non può essere effettuata, come richiesto dalla norma, entro la fine dell’anno solare in cui è stata inoltrata la dichiarazione stessa, l’Agenzia ritiene che i committenti/dichiaranti presentano la dichiarazione indicando - per identificare che la nave è in costruzione - nella casella 2 il codice convenzionale 9999999, lasciando vuota la casella 1 e compilando la casella 3 con un numero progressivo quando la dichiarazione si riferisce a più imbarcazioni in costruzione dello stesso dichiarante.

La condizione dell’effettivo uso della nave per la navigazione in alto mare deve essere accertata alla fine dell’anno solare di primo utilizzo della nave.


(Vedi risoluzione n. 54 del 2021)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta spettante in relazione agli sconti praticati dai rivenditori in favore degli utenti finali per l’acquisto di nuovi televisori
Venerdì, 3 Settembre , 2021

Con la risoluzione n. 55/E del 23 agosto 2021 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo ‘6927’ denominato ‘Bonus tv Rottamazione - credito d’imposta per il recupero degli sconti praticati dai rivenditori agli utenti finali per l’acquisto di nuovo apparecchio televisivo - D.M. del 5 luglio 2021’.

Il nuovo codice tributo andrà utilizzato in compensazione, tramite modello F24, per usufruire del credito d'imposta previsto dalla legge 30 dicembre 2020 n. 178 al fine di favorire la sostituzione di apparecchi televisivi non idonei alla ricezione e agevolare il corretto smaltimento di quelli obsoleti attraverso il riciclo.

Il contributo è riconosciuto all’utente finale sotto forma di sconto praticato dal venditore dell’apparecchio sul relativo prezzo di vendita, per un importo pari al 20% del prezzo di vendita, entro l’importo massimo di 100 euro. Il venditore recupererà lo sconto praticato all’utente finale mediante credito d’imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione.


(Vedi risoluzione n. 55 del 2021)

Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi - Risposte a quesiti
Venerdì, 27 Agosto , 2021

La legge di Bilancio 2021 ha modificato la disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi materiali e immateriali destinati a strutture produttive ubicate in Italia. La nuova disciplina si pone in linea con la legge di Bilancio 2020 che ha disciplinato gli incentivi fiscali del ‘Piano nazionale Impresa 4.0’. La novità più importante della legge n. 160/2019 ha riguardato la trasformazione del beneficio in forma di credito d’imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione. Altre innovazioni introdotte dalla legge n. 160 sono il super ammortamento e l’iper ammortamento.

Al fine di rafforzare l’agevolazione agli investimenti in beni strumentali la legge di Bilancio 2021 ha apportato novità all’impianto della legge n. 160. Le più importanti hanno riguardato: l’ampliamento dell’ambito oggettivo dell’agevolazione ai beni immateriali diversi dai beni 4.0; la maggiorazione della misura del credito d’imposta applicabile in funzione della tipologia degli investimenti e del periodo di effettuazione; l’aumento del limite massimo di investimenti ammissibili; le regole per la compensazione del credito d’imposta con la finalità di accelerarne la fruizione; la richiesta della perizia asseverata per i beni dell’allegato A e dell’allegato B.

Con il Dl Sostegni-bis il Legislatore è nuovamente intervenuto sullo strumento agevolativo con modifiche sull’utilizzo del credito d’imposta. Anche i soggetti con un volume di ricavi/compensi non inferiori a 5 milioni di euro possono utilizzare in compensazione, in un’unica quota annuale, il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali materiali non 4.0, effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 9/E del 23 luglio 2021, sentito il Ministero dello Sviluppo economico, fornisce, sotto forma di risposte a quesiti, indicazioni in merito alle modalità di applicazione del credito d’imposta disciplinato dalla legge di Bilancio 2021.

Soggetti interessati

I commi 1051 e 1061 della legge di Bilancio 2021 individuano l’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione.
Il credito d’imposta è attribuito ‘a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato’.

Dal punto di vista soggettivo, il credito d'imposta è riservato alle imprese residenti nel territorio dello Stato che, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico, dalle dimensioni aziendali e dal regime contabile adottato, effettuano investimenti alle condizioni stabilite dai commi 1054, 1055, 1056, 1057 e 1058, in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili.
Sono ricompresi nel novero delle imprese beneficiarie gli enti non commerciali, con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata, le imprese agricole che determinano il reddito agrario, nonché le reti di impresa.

Le ‘reti-soggetto’, ai fini delle imposte sui redditi, figurano tra gli enti commerciali oppure tra quelli non commerciali a seconda che svolgano o meno attività commerciale in via principale o esclusiva. Con riferimento, invece, alla categoria della ‘rete-contratto’, l’adesione al contratto di rete non comporta l’attribuzione di soggettività tributaria alla rete risultante dal contratto stesso, per cui gli atti posti in essere in esecuzione del programma di rete producono i loro effetti direttamente nelle sfere giuridico-soggettive dei partecipanti alla rete.

Tra le imprese beneficiarie trovano posto le STP titolari di reddito d’impresa, con la conseguenza che, al pari di tali soggetti, possono avvalersi sia del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0, sia del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’.
Sempre in merito all’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione sono ammessi a beneficiare del credito d’imposta gli ‘esercenti arti e professioni’ che effettuano investimenti in beni strumentali materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello ‘Industria 4.0’.
Rientrano nella categoria dei soggetti esercenti arti e professioni anche le associazioni tra professionisti. Possono usufruire del beneficio anche i soggetti che intraprendono l’attività a partire dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore della disciplina in esame. Sempre in merito all’ambito soggettivo, qualora le imprese siano destinatarie di sanzioni interdittive, è prevista l’esclusione soggettiva dal credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, esclusione che deve riguardare il medesimo arco temporale interessato dall’applicazione della relativa sanzione interdittiva.
Pertanto, gli investimenti in beni strumentali nuovi effettuati nell’arco temporale in questione saranno irrilevanti agli effetti della disciplina agevolativa e, di conseguenza, i relativi costi saranno esclusi dalla base di calcolo del credito d’imposta in questione.

Investimenti

La circolare evidenzia come la rilevanza delle operazioni di locazione finanziaria sia riconosciuta sulla base di un principio di ‘sostanziale’ equivalenza tra l’acquisto e l’acquisizione del bene stesso tramite contratto di leasing. Il mancato riferimento ai contratti di locazione finanziaria nella legge di Bilancio 2021 è da imputare ad un mero difetto di coordinamento formale e non alla volontà del legislatore di circoscrivere le modalità di effettuazione degli investimenti agevolabili alla sola acquisizione in proprietà dei beni.

Ambito temporale

In merito all’ambito temporale di applicazione si chiede di conoscere il corretto comportamento da adottare nel caso in cui l’effettuazione degli investimenti eleggibili ricada nell’arco temporale in cui il credito d’imposta introdotto dalla legge di Bilancio 2021 coesiste con l’analogo credito d’imposta introdotto dalla legge di Bilancio 2020.
La circolare precisa che il coordinamento delle due discipline agevolative, sul piano temporale, va effettuato distinguendo il caso degli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 (ovvero anteriormente alla decorrenza della nuova disciplina) si sia proceduto alla ‘prenotazione’, dal caso degli investimenti per i quali a questa data non risultino verificate tali condizioni. Nel primo caso, gli investimenti, se completati entro il 30 giugno 2021, restano incardinati nella vecchia disciplina. Nel secondo caso, trova applicazione la disciplina introdotta dalla legge di Bilancio 2021.
Tale interpretazione trova fondamento nella volontà del legislatore di anticipare gli effetti del nuovo regime agevolativo, senza attendere la naturale scadenza dell’ordinario termine del precedente regime.

Determinazione dell’agevolazione

È bene ricordare che le reti di imprese sono ricomprese nel novero dei soggetti beneficiari dell’agevolazione, distinguendo tra le ‘reti-contratto’ e le ‘reti-soggetto’. Qualora gli investimenti in beni strumentali nuovi siano effettuati da imprese che aderiscono a un ‘contratto di rete’, ai fini dell’applicazione dell’agevolazione, occorre distinguere se si tratta di ‘rete-contratto’ o di ‘rete-soggetto’. Nel primo caso gli atti posti in essere in esecuzione del programma comune di rete producono i loro effetti in capo alle imprese partecipanti. Nella rete-contratto la titolarità di beni, diritti, obblighi ed atti è riferibile, quota parte, alle singole imprese partecipanti.
Con riferimento agli investimenti in beni strumentali nuovi effettuati nell’ambito di una ‘rete-contratto’ sono le singole imprese retiste ad aver diritto al credito d’imposta sulla quota parte del costo di propria competenza. Il credito d'imposta verrà applicato in modo autonomo da ciascuna delle imprese aderenti alla rete:

  • in relazione alla quota di costi di competenza del periodo d’imposta alle stesse direttamente imputati, laddove gli investimenti, effettuati in esecuzione del programma comune di rete, siano stati posti in essere dal soggetto designato a svolgere l’ufficio di organo comune;
  • in relazione alla quota di costi a queste ‘ribaltati’, laddove gli investimenti siano stati posti in essere da un’impresa della rete o dall’impresa ‘capofila’.
Nel caso in cui, invece, la rete di imprese si configuri come ‘rete-soggetto’ gli atti posti in essere in esecuzione del programma comune di rete producono i loro effetti direttamente in capo alla ‘rete-soggetto’.
Qualora il programma di rete preveda l’esecuzione di investimenti in beni strumentali nuovi, l’effettuazione degli stessi è imputabile alla ‘rete-soggetto’, la quale, risultando essere un’ ‘impresa’ è il soggetto destinatario dell’agevolazione.
La ‘rete-soggetto’, quindi, applicherà in modo autonomo il meccanismo di calcolo del credito d’imposta avendo riguardo ai costi relativi agli investimenti ammissibili effettuati in esecuzione del programma comune di rete, di competenza del periodo d’imposta in cui intende avvalersi dell’agevolazione, ferma restando, in capo alla stessa, la sussistenza di tutte le condizioni poste dalla disciplina agevolativa, tra cui la verifica relativa al raggiungimento della soglia massima degli investimenti ammissibili.

In merito alla determinazione del costo del bene agevolabile, costituisce una componente del costo l’eventuale Iva, relativa alle singole operazioni di acquisto, totalmente indetraibile. Non rileva, invece, ai fini della determinazione del valore degli investimenti, l’Iva parzialmente indetraibile in misura corrispondente al rapporto tra l’ammontare delle operazioni che conferiscono il diritto alla detrazione ed operazioni esenti. In quest’ultima ipotesi l’Iva parzialmente indetraibile per effetto del prorata, non può essere considerata come costo afferente le singole operazioni d’acquisto, ma è una massa globale che si qualifica come costo generale.
Quanto agli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, nel caso in cui per l’utilizzatore l’Iva sui canoni di locazione sia indetraibile, ai fini dell’agevolazione assume rilievo anche l’Iva pagata dal locatore sull’acquisto del bene.

Utilizzo

La legge di Bilancio 2021 stabilisce che per le imprese ammesse al credito d’imposta, la fruizione del beneficio spettante è comunque subordinata al rispetto della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori. Si ricorda che alle imprese è riconosciuto un credito d’imposta alle condizioni e nelle misure stabilite dalla norma in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili. In particolare, le imprese sono ammesse sia al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’, sia al credito d’imposta per investimenti in beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello ‘Industria 4.0’.
Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’ si applica alle stesse condizioni e negli stessi limiti anche agli investimenti effettuati dagli esercenti arti e professioni.

Il contribuente è legittimato alla fruizione del credito d’imposta qualora, alla data di utilizzo in compensazione, abbia correttamente adempiuto agli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.
La disponibilità del DURC in corso di validità al momento della fruizione del credito d’imposta costituisce prova del corretto adempimento degli obblighi contributivi e previdenziali. Diversamente il DURC irregolare preclude la fruizione del credito d’imposta spettante.

Ai fini della fruizione il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo ed è utilizzato a scomputo dei versamenti dovuti da effettuarsi esclusivamente mediante il modello di pagamento F24 a decorrere dall’anno di entrata in funzione, ovvero di avvenuta interconnessione, dei beni oggetto di investimento. La ripartizione in quote annuali risponde alla necessità, soprattutto di ordine finanziario, di porre un limite annuo all’utilizzo del credito d’imposta - nella misura di un terzo dell’importo maturato - e non già di fissare un obbligo di utilizzo dell’intera quota annuale ivi stabilita o un limite temporale alla sua fruizione.
Pertanto, nel caso in cui la quota annuale non sia utilizzata, l’ammontare residuo potrà essere riportato in avanti nelle dichiarazioni dei periodi d’imposta successivi senza alcun limite temporale ed essere utilizzato già dall’anno successivo, secondo le ordinarie modalità di utilizzo del credito, andando così a sommarsi alla quota fruibile a partire dal medesimo anno.

Per gli investimenti in beni strumentali effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai soggetti con un volume di ricavi/compensi inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale. Inoltre, per gli investimenti in beni strumentali materiali diversi da quelli indicati nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016 n. 232, effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai soggetti con un volume di ricavi o compensi non inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale. Dal combinato disposto di queste norme si evince che è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale:

  • il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali ‘non 4.0’ effettuati ai sensi del comma 1054 della legge di Bilancio 2021 a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, indipendentemente dal volume dei ricavi o dei compensi dei soggetti beneficiari;
  • il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali immateriali ‘non 4.0’ effettuati nel medesimo periodo dai soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro.
L’utilizzabilità in un’unica quota del credito d’imposta costituisce una facoltà che se non viene sfruttata, consentirà al beneficiario di continuare a fruire del credito in tre quote annuali di pari importo.
Nel caso in cui il contribuente scelga di fruire del credito d’imposta in un’unica quota, il credito non utilizzato potrà essere portato in avanti nelle dichiarazioni dei periodi d’imposta successivi.

In merito all’utilizzo del credito d’imposta da parte di un soggetto diverso da quello che lo ha maturato si chiede se tale credito d’imposta possa essere trasferito in caso di conferimento d’azienda o di ramo di azienda. L’Agenzia delle Entrate ha più volte affermato la non trasferibilità dei crediti d’imposta di natura similare a quello in argomento in forza della natura soggettiva dei medesimi, che maturano esclusivamente in capo ai soggetti che effettuano l’investimento e non possono essere trasferiti a soggetti terzi per effetto di atti realizzativi.
Il trasferimento della titolarità è infatti ammissibile unicamente nei casi in cui specifiche norme giuridiche prevedono, al verificarsi dell’operazione, una confusione di diritti e obblighi dei diversi soggetti giuridici interessati; ad esempio, nei casi di fusione, successione per decesso dell’imprenditore individuale, scissione. Ugualmente i crediti di tal natura possono essere trasferiti nell’ambito della cessione del ramo d’azienda che lo ha generato. In presenza di operazioni straordinarie, caratterizzate dalla veicolazione dell’azienda o di un ramo d’azienda nel cui ambito è rinvenibile il bene agevolato da cui origina il credito d’imposta, l’avente causa continuerà a fruire del credito d’imposta maturato in capo al dante causa, indipendentemente dal sopravvenuto cambiamento di proprietà del complesso aziendale.

Cumulo con altre agevolazioni

Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, non porti al superamento del costo sostenuto. In sostanza, l’agevolazione è cumulabile con altre misure di favore (fiscali e non) insistenti sugli stessi costi ammissibili al credito d’imposta, nel limite massimo rappresentato dal costo sostenuto.
Eventuali ulteriori limitazioni alla fruizione del credito d’imposta possono derivare dalla circostanza che siano le discipline di tali altre misure di favore a prevedere un divieto di cumulo con altre disposizioni agevolative.
Al fine di appurare la cumulabilità, occorre calcolare il credito d’imposta teoricamente spettante, e sommare tale importo teorico a quello degli altri incentivi pubblici concessi sui medesimi investimenti. Il risultato di tale somma non deve superare il ‘costo sostenuto’ ovverosia l’ammontare complessivo dei costi ammissibili di competenza del periodo d’imposta per il quale il contribuente intende avvalersi del credito d’imposta.

Rideterminazione dell’agevolazione

Investimento effettuato mediante contratto di locazione finanziaria. La legge di Bilancio 2021 prevede che il credito d’imposta debba essere corrispondentemente ridotto nell’ipotesi in cui ‘i beni agevolati sono ceduti a titolo oneroso o sono destinati a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto’ entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di entrata in funzione ovvero a quello di avvenuta interconnessione.
Nel caso di investimenti effettuati mediante contratto di locazione finanziaria, il mancato esercizio del diritto di riscatto così come la cessione del contratto di leasing durante il ‘periodo di sorveglianza’ costituiscono causa di rideterminazione dell’incentivo. Considerato che per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria ai fini della determinazione del credito d’imposta si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni, si ritiene che sia tale valore a dover essere escluso dall’originaria base di calcolo ai fini della rideterminazione dell’agevolazione.
Il credito d’imposta non sarà oggetto di rideterminazione qualora, nel ‘periodo di sorveglianza’ il bene acquisito in proprietà a seguito di riscatto venga successivamente ceduto a una società di leasing nel contesto di un’operazione di sale and lease back.

Il furto del bene agevolato non costituisce causa di rideterminazione dell’agevolazione, dovendosi dare rilevanza, a tal fine, alla volontarietà della scelta del beneficiario. Nel caso di furto del bene oggetto di investimento, comprovato dalla denuncia alle autorità competenti, la fuoriuscita del bene dal regime di impresa o dall’esercizio dell’attività di arti e professioni, proprio perché indipendente dalla volontà del beneficiario, non comporta la rideterminazione dell’agevolazione.

Documentazione

Indicazione della norma agevolativa. Per gli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 si sia proceduto all’ordine vincolante e sia stato versato l’acconto del 20%, le relative fatture e gli altri documenti di acquisto devono contenere il riferimento alle disposizioni della legge di Bilancio 2020.
Per gli investimenti intrapresi a decorrere dal 16 novembre 2020 - per i quali alla data del 15 novembre non ci sia stato l’ordinativo e/o il versamento dell’acconto del 20% - le fatture e gli altri documenti di acquisto dei beni ammissibili devono riportare il riferimento alla disciplina agevolativa della legge di Bilancio 2021.
Nel caso di documenti già emessi, non può escludersi che non sia stato indicato il corretto riferimento normativo. In tal caso, i soggetti interessati possono integrare i documenti sprovvisti della corretta indicazione delle disposizioni agevolative di riferimento, prima che inizino le attività di controllo del fisco.


(Vedi circolare n. 9 del 2021)

Trattamento Iva - Cessione di integratori alimentari in forma liquida
Venerdì, 27 Agosto , 2021

L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 50/E del 29 luglio 2021 alla questione dell’applicazione dell’Iva agevolata del 10% alla cessione di integratori alimentari commercializzati sotto varie forme, inclusa la forma di sciroppo.

L’Amministrazione finanziaria precisa che la cessione degli integratori alimentari è soggetta all’aliquota Iva ridotta solo nel caso in cui i loro componenti siano riconducibili ai prodotti elencati nella Tabella A, Parti II, II-bis o III, allegata al Dpr n. 633/1972, cui consegue l’applicazione dell’aliquota Iva rispettivamente del 4, del 5 o del 10%.

Gli integratori alimentari sono stati ricondotti al punto n. 80, parte III della Tabella A.

I chiarimenti hanno riguardato, in particolare, le ‘preparazioni alimentari’ che si presentano sotto forma di ‘sostanza liquida’, ‘soluzione’ e/o ‘fluido’ la cui cessione deve ritenersi esclusa dall’Iva al 10% in quanto riconducibile alla categoria degli ‘sciroppi di qualsiasi natura’.

Gli integratori alimentari che, sulla base dell’analisi della loro composizione ed in considerazione delle specifiche proprietà finalizzate a mantenere l’organismo in buona salute, sono classificati nelle voci doganali residuali 2106 9092 o 2106 9098, seppur commercializzati in forma liquida, non hanno le caratteristiche degli sciroppi di zucchero di qualsiasi natura e, pertanto, rientrano nelle previsioni dell’aliquota Iva agevolata al 10%.


(Vedi risoluzione n. 50 del 2021)

Ambito applicativo articolo 6, comma 6, decreto legislativo n. 471/1997
Venerdì, 27 Agosto , 2021

Con la risoluzione n. 51/E del 3 agosto 2021 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito all’ambito applicativo dell’articolo 6, comma 6, del decreto legislativo n. 471/1997 in base al quale ‘Chi computa illegittimamente in detrazione l’imposta assolta, dovuta o addebitatagli in via di rivalsa, è punito con la sanzione amministrativa pari al 90% dell’ammontare della detrazione compiuta. In caso di applicazione dell’imposta in misura superiore a quella effettiva, erroneamente assolta dal cedente o prestatore, fermo restando il diritto del cessionario o committente alla detrazione ai sensi degli articoli 19 e seguenti del Dpr n. 633/1972, l’anzidetto cessionario o committente è punito con la sanzione amministrativa compresa fra 250 euro e 10.000 euro. La restituzione dell’imposta è esclusa qualora il versamento sia avvenuto in un contesto di frode fiscale’.

Sul punto, con la sentenza n. 24289/2020, si è espressa la Corte di cassazione chiarendo che il cessionario/committente non ha diritto alla detrazione dell’Iva erroneamente corrisposta in riferimento ad un’operazione non imponibile; il diritto alla detrazione spetta solo se l’errore commesso dal cedente/prestatore riguarda l’applicazione di un’aliquota maggiore rispetto a quella dovuta.

Tenuto conto dell’orientamento dei giudici del Palazzaccio, nella disposizione di cui all’articolo 6, comma 6, del decreto legislativo n. 471/1997, come riformulato dalla legge di Bilancio 2018, si distinguono due tipologie di condotte illecite, in relazione a ciascuna delle quali sono previste due diverse sanzioni:

  • una sanzione fissa (compresa fra 250 euro e 10.000 euro) per il cessionario/committente in caso di applicazione dell’Iva in misura superiore a quella effettiva, erroneamente assolta dal cedente/prestatore, fermo restando il diritto del medesimo cessionario/committente alla detrazione;
  • una sanzione pari al 90% dell’ammontare della detrazione illegittimamente compiuta dal cessionario/committente negli altri casi in cui l’imposta è stata assolta, dovuta o addebitatagli in via di rivalsa.
Qualora il cessionario/committente abbia pagato al cedente/prestatore - e, di conseguenza, abbia detratto - l’Iva addebitatagli per errore in fattura, pur trattandosi di operazioni esenti o non imponibili, deve essere, dunque, irrogata la sanzione proporzionale di cui alla lett. b), previo recupero dell’Iva indebitamente detratta.


(Vedi risoluzione n. 51 del 2021)

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